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E-fattura dal conto salatissimo per i commercialisti

E-fattura cara mi costi. Oltre i mille euro per arrivare anche a 10 mila, pagati dagli studi professionali per prepararsi tecnologicamente all’adempimento. E questi costi non sono limitati alla sola fase di avvio. L’aggravio a regime è infatti previsto tra i mille e i 2 mila euro. È quanto emerge da un sondaggio sull’adempimento più inviso alla categoria, effettuato dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili (Cndcec) su un campione di 350 professionisti. Secondo i quali i malfunzionamenti di queste settimane hanno un solo colpevole. Che non è l’Agenzia delle entrate o Sogei, bensì i prodotti delle case di software.

La principale accusa mossa dagli intervistati è che «le piattaforme utilizzate per la fatturazione elettronica rispondono solo in parte o in maniera poco soddisfacente alle esigenze dei professionisti e limiti ci sono anche sulla tempestività dell’assistenza fornita. A ciò si aggiungono i molti rallentamenti riscontrati nell’invio delle fatture e la complessiva impreparazione dei contribuenti».

La metà del campione intervistato, il 50,4% si è detta insoddisfatta delle performance delle piattaforme. Riserve sono state espresse anche sull’assistenza: il 47,6% degli intervistati ha riconosciuto che è solo in parte rispondente alla necessità di tempestività, poco soddisfacente per il 22,8% e per nulla soddisfacente per il 8,6%. Proprio martedì scorso (si veda ItaliaOggi di ieri) Assosftware, l’associazione che raccoglie le maggiori software house, ha istituito con il supporto di Sogei e Agenzia delle entrate una task force di pronto intervento sulle problematiche tecniche legate al funzionamento dei software utilizzati da professionisti e imprese.

Passando alle operazioni di invio, Il 28,2% del campione di professionisti sostiene di aver notato rallentamenti «spesso», «continuativamente» il 12,5%, «talvolta» il 28,2%.

Più positivi i dati sulle ricevute dallo Sdi (Sistema di interscambio). Secondo il sondaggio, queste ultime arrivano «quasi sempre» nei tempi previsti nel 63,8% dei casi (11,4% sempre, 19,4% raramente).

I problemi legati all’avvio della fatturazione elettronica, comunque non hanno un solo responsabile. Il campione intervistato riconosce nel 65,2% dei casi che il problema più rilevante riscontrato in queste prime settimane di e-fattura obbligatoria è legato alla scarsa conoscenza delle procedure da parte dei contribuenti. Per il 41% ha pesato il ristretto tempo a disposizione, mentre il 37,6% lamenta il ritardo nella dotazione hardware/software dei clienti. La conoscenza dei processi di fatturazione elettronica si è rivelata fonte di difficoltà per il 34,5%. Problemi derivanti dalla mole di dati e clienti da gestire emergono per il 34,5% degli intervistati, mentre il 33,3% denuncia la complessità del meccanismo.

I risultati del sondaggio, secondo il presidente del Cndcec, Massimo Miani, fotografano le difficoltà incontrate dagli operatori. Difficoltà che saranno solo un antipasto a confronto della dead line del 16 febbraio quando ci sarà l’invio vero e proprio dei mensili. Tanto che Miani propone «un prolungamento fino al 16 marzo della moratoria sulle sanzioni relative alle operazioni di gennaio». Il dl fiscale (119/18) ha depenalizzato gli invii delle fatture effettuate fino al 30 giugno a patto che i contribuenti mensili inviino entro il 16 febbraio quelle di gennaio, il 16 marzo quelle di febbraio e così via, mentre per i trimestrali la moratoria opera se l’invio è effettuato entro il 15 maggio.

Cristina Bartelli

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