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Fate come illimity e ridisegniamo l’Italia

Ha fatto prima il manager e poi il politico. Come dirigente ha guidato alcune delle maggiori aziende italiane, dalle Poste a Intesa Sanpaolo. Come ministro ha avuto la più ampia delega agli affari economici nella storia della repubblica. Oggi la «terza via» di Corrado Passera è una sintesi delle precedenti, fa l’imprenditore nel settore che meglio conosce, il credito. Illimity, che ha fondato meno di due anni fa, ha chiuso il primo bilancio di dodici mesi con un utile netto di 31 milioni di euro, attivi per 4,1 miliardi e un indice Roe al 5,5 per cento.

Passera, un bilancio oltre le attese e la crisi.

«Abbiamo concluso il nostro primo anno intero di attività e siamo contenti. È stato un anno molto positivo, tanto più perché il 2020 è coinciso con l’esplosione della pandemia da Covid 19. Abbiamo ottenuto risultati di cui siamo orgogliosi, soprattutto considerando che illimity, due anni fa, era poco più che un documento di Power Point. Oggi siamo una realtà di 640 professionisti, con 4 miliardi di euro di attivi e già una discreta redditività. Nel corso di quest’anno completeremo, come da programma, la costruzione della nostra infrastruttura in tutte le aree di attività».

Siete la dimostrazione che il divario tra «new-bank» e «old-bank» si amplia sempre più.

«Illimity nasce per finanziare le pmi e investire in crediti problematici attraverso un nuovo paradigma informatico, tecnologico, di livello di servizi. Ci siamo finanziati sulla piazza di Londra, raccogliendo l’interesse di investitori di tutto il mondo, con l’idea di fare utili e di essere utili. Soprattutto alle aziende italiane. Un tempo le cose che stiamo facendo in illimity semplicemente non si potevano fare. Oggi invece operiamo senza vincoli fisici, attraverso il cloud, con tecnologie modulari. Non c’è più il mainframe con tutte le sue complessità: illimity è un mosaico le cui tessere sono in grado di parlarsi autonomamente. Tessere che possono essere sostituite rapidamente: è un modello ad elevata scalabilità senza significativi incrementi di costi, in questo siamo totalmente nuovi e quasi unici».

Il panorama italiano invece propone i soliti quesiti: Mps chi lo prende?

«Non glielo so dire. L’impegno che ha preso il governo italiano è di trovarle casa da qualche parte. E c’è da sperare che si trovi la casa giusta sia per darle le forze che oggi non ha più, sia per valorizzare quanto di buono ancora c’è, in termini soprattutto di rete e di avviamento di rapporti che la banca sicuramente ha mantenuto».

La fusione Banco-Bper si farà?

«Lei vuole trascinarmi in una specie di manipolazione del mercato di Borsa… Guardi, credo ci siano due o tre possibili combinazioni che potrebbero produrre dei bei gruppi bancari. Ma non dimentichiamo che se ci si trova nelle dimensioni “di mezzo” o si partecipa alla creazione di un polo nuovo o si viene assorbiti da uno dei poli esistenti, come la storia anche recente dimostra. Tertium non datur…».

L’Italia ha appena cambiato il governo, affidandosi a Mario Draghi. Soddisfatto?

«Guardo al nuovo governo con grandissime aspettative e anche ottimismo. Al vertice c’è l’italiano con maggiore credibilità al mondo e che conosce anche molto bene il Paese e la sua pubblica amministrazione, essendone stato esponente di spicco per tanti anni. Abbiamo portato nel governo persone di grandissima qualità e abbiamo a disposizione risorse che nessun governo ha mai avuto: e mi lasci dire che non dobbiamo limitarci a parlare dei 200 miliardi del Next Generation Eu, perché qualsiasi piano di medio periodo che oggi venga fatto può tener conto del fatto che nei prossimi 4-5 anni avremo tra i 400 e i 500 miliardi da investire, se consideriamo anche i fondi per gli investimenti nazionali e i fondi europei strutturali. Non tralascerei nemmeno il Mes se vogliamo attrezzarci veramente per avere un sistema sanitario in grado di gestire questa e le prossime pandemie. Se sapremo ragionare in grande e in maniera integrata, questa volta abbiamo veramente la possibilità di disegnare un futuro di sviluppo per il nostro Paese».

Fosse ancora ministro, cosa farebbe?

«Una combinazione di iniziative immediate e l’avvio di una serie di riforme. Si è da poco concluso Sanremo e mi tornano alla mente i famosi “4+4”. Da un lato gli interventi, dall’altro le riforme. Della sanità abbiamo detto. Priorità comunque alla crescita sostenuta e sostenibile per dare speranza ai 10 milioni di italiani che non lavorano o non riescono a vivere del lavoro che hanno e per gestire i 300 miliardi di euro di moratorie in scadenza. Per tirarci fuori dall’angolo vanno premiate fiscalmente, come non mai, le imprese virtuose: quelle che investono, assumono, si aggregano e si capitalizzano. Le leggi per farlo ci sono già. Vanno accelerate le infrastrutture fisiche, digitali ed energetiche e rivitalizzati i settori più colpiti, ma che rimangono strategici per il nostro Paese, su tutti il turismo. E intanto vanno avviate le riforme della scuola, della giustizia, del welfare e della pubblica amministrazione. Il tutto in parallelo e con visione integrata».

Questo non è il discorso di un capo azienda. E neanche di un banchiere. Il suo è un discorso politico. Si aspettava una chiamata da Draghi?

«No. Ho chiarito in maniera inequivocabile anche in altre occasioni che io oggi sono totalmente e felicemente dedicato a illimity. Non potrei mai neanche ridurre il mio impegno con la banca che ho creato insieme ad altre persone appassionate e che sta prendendo velocità».

Ma non avrebbe pensato di lasciare illimity neppure se l’avessero chiamata in Unicredit?

«Non avrei mai potuto lasciare illimity».

Oggi illimity viaggia in Borsa sui 9 euro. Dove pensa possa arrivare?

«Come sa io sono smodatamente ambizioso e rischierei se le dicessi l’obbiettivo che mi sono posto. Mi limito a ricordare gli impegni presi dai promotori di questa iniziativa con gli azionisti che ci hanno seguito. I promotori hanno detto agli azionisti: fino a 14 euro guadagnate solo voi, dai 14 euro in avanti cominciamo a diventare azionisti importanti anche noi. E quindi da 14 euro in su inizieremo a divertirci anche noi».

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