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Fatca, due mesi di tempo

Corsa contro il tempo sulla Fatca. E costi per decine di milioni di euro a carico degli intermediari finanziari. Il sistema Italia ha meno di due mesi di tempo per farsi trovare pronto al 1° luglio 2014, prima data chiave per l’entrata in vigore della disciplina anti-evasione che prevede lo scambio automatico di dati bancari con il fisco americano.

Entro quel giorno il parlamento dovrà approvare la legge di ratifica dell’accordo intergovernativo firmato a Roma lo scorso 10 gennaio. Ma il ddl, sebbene sostanzialmente definito nel suo impianto, non ha ancora incassato il via libera di palazzo Chigi (che dovrebbe arrivare nel prossimo consiglio dei ministri). Dopodomani, intanto, si chiuderà la consultazione pubblica sulla bozza di dm attuativo che il ministero dell’economia ha già predisposto (si veda ItaliaOggi del 24 aprile 2014). Banche, Poste, sim, sgr, Oicr, fiduciarie e finanziarie, nel frattempo, sono al lavoro sia per catalogare i propri clienti ai fini della Fatca, per quanto riguarda i conti già aperti, sia soprattutto per adeguare le procedure interne per l’identificazione dei correntisti all’apertura di nuovi rapporti. Ricerca di informazioni, interventi sui software, modifiche a modulistiche e anagrafiche, telefonate e incontri personali con i clienti: a stimare i costi della compliance sono stati alcuni operatori tedeschi e svizzeri, che hanno quantificato lo «sforzo» in una cifra variabile dai 10 ai 50 euro per ciascuna posizione. Per i player medio-grandi il conto della trasparenza potrebbe così pesare per vari milioni.

Se è vero che già dal 2010 i principali gruppi si sono già mossi in tal senso, i conti più datati non sono accompagnati da tutti quei dati oggi richiesti per classificare un rapporto come rilevante o meno per l’Irs, l’Agenzia delle entrate di Washington.

Per ogni posizione gli intermediari devono così ricercare nei propri database i cosiddetti «Us Indicia», vale a dire indizi che legano un soggetto agli Stati Uniti: luogo di nascita, residenza, attuale domicilio, attuale numero di telefono, ordini di bonifici permanente diretti negli States, procure o deleghe conferite a soggetti americani. Qualora l’interrogazione informatica non restituisca riscontri positivi, la posizione potrà essere archiviata come «non Fatca». Viceversa, la banca dovrà convocare il cliente e chiarire la situazione, anche tramite supporti documentali. Per le posizioni rilevanti, cioè superiori a 1 milione di dollari, è prevista una procedura di verifica rafforzata, che dovrà abbracciare non solo il presente, ma anche i cinque anni precedenti: in questo caso però gli intermediari avranno un anno in più di tempo per la due diligence, che dovrà concludersi entro il 30 giugno 2016 (e non entro il 30 giugno 2015, come invece previsto per i conti con saldo compreso tra 50 mila e 1 milione di dollari).

Restano esclusi dalla disciplina Fatca i conti correnti intestati a persone fisiche che al 30 giugno 2014 presentano un saldo inferiore a 50 mila dollari (a condizione che non venga superata tale soglia negli anni successivi), così come i conti deposito fino a 50 mila dollari e le polizze vita di capitalizzazione fino a 250 mila dollari. Gli intermediari potranno però disapplicare o ridurre tali soglie, anche per specifiche classi di conti.

Toccherà sempre agli operatori finanziari, infine, registrarsi entro il 30 novembre 2014 presso il portale web dell’Irs: ciò servirà essenzialmente per qualificarsi come intermediario collaborativo, evitando in questo modo la ritenuta alla fonte del 30% che sarà applicata in tutti i pagamenti di fonte Usa ai soggetti non-compliant.

Come previsto dall’accordo intergovernativo sottoscritto con gli Stati Uniti, gli istituti finanziari italiani dovranno trasmettere i dati fiscali dei soggetti americani all’Agenzia delle entrate, che a sua volta provvederà a interfacciarsi con Washington per lo scambio vero e proprio. Il primo invio (dati 2014) è in programma per il 30 aprile 2015. Sul punto è atteso tuttavia un provvedimento delle Entrate, che potranno anche disporre una proroga del termine qualora ritenuto necessario.

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