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Fase 2: un debutto ordinato. Poche file, bimbi nei parchi

ROMA Il sollievo e la rabbia, le due facce del nuovo inizio. Così a Napoli, da via Toledo a via Chiaia, famiglie con bambini che tornano a passeggiare dopo quasi due mesi di quarantena, godendosi il sole con la mascherina ma senza più l’incubo dell’autocertificazione e dei controlli. E giovani e anziani anche sul lungomare di Rimini, dove c’è chi si ferma a fotografare la spiaggia come se non l’avesse mai vista. Il caffè al bar, però, solo da asporto.

Luci e ombre del 4 maggio. Perché il lockdown ieri è finito sì (sono tornati al lavoro 4,4 milioni di italiani) ma non per tutti. Così 350 stabilimenti balneari della Versilia hanno aperto per un’ora per protesta contro la mancata possibilità di ricominciare subito a lavorare. E a Voghera (Pavia) flash mob di una sessantina di parrucchieri ed estetisti, altre due categorie ancora bloccate dal Dpcm del governo. Battimani e slogan, poi, dal Ponte di Rialto in una Venezia senza più turisti: così hanno deciso di farsi sentire le partite Iva locali, lavoratori di alberghi, ristoranti e bar che chiedono anche loro di poter riaprire.

Ma c’è pure chi passa al contrattacco e si ribella: «A Olbia, l’11 maggio apriranno i negozi e il 18 i pubblici esercizi, con tanto di servizio al tavolo e al banco», annuncia il sindaco gallurese Settimo Nizzi, tra i più critici verso la prudenza del premier, che ha colto al volo la delega attribuita ai sindaci sardi dal governatore Christian Solinas.

Un 4 maggio davvero indimenticabile. «Oggi è un po’ liberi tutti», ha detto il governatore del Veneto, Luca Zaia, mentre sul lago di Garda è ripartito anche il golf. «No, non è vero, la partita col virus non è chiusa», la cautela del presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, che ha augurato comunque un «buon rientro» ai tanti siciliani tornati già ieri sull’isola dal Nord. Ma mai quanti in Calabria: tra ieri e oggi ne torneranno oltre 1.400. Ora, però, li aspetta la quarantena.

Anche per i rientri in Campania sono scattati controlli: al casello di Napoli Nord — la scoperta è stata fatta dagli inviati del programma di La7 Tagadà — su 60 automobilisti sono stati effettuati i test rapidi anti-Covid e ben 14 sono risultati positivi. Per questo poi li hanno sottoposti a tampone. Il rischio contagi è sempre in agguato.

Le strade

Sono tornate le auto e pure qualche coda: come sulla tangenziale di Roma e a Torino

Una nota lieta, invece, è data dal fatto che con le scuole chiuse e il grosso degli uffici in smart working, non c’è stato il tanto temuto assalto a bus e metropolitane, a Roma come a Milano e a Bologna. Sulla Ferrovia Cumana, che collega l’hinterland con Napoli, alcuni video mostravano passeggeri ammassati e senza controlli, ma è stata l’unica vera eccezione. Stando ai bilanci di fine giornata, nella Capitale è stato staccato appena il 15% dei biglietti metro rispetto ai numeri pre-Covid; un autista di bus è stato multato (400 euro) perché non indossava la mascherina: «Mi si appannano gli occhiali», ha provato lui a giustificarsi. Invano.

Dappertutto, però, è finito il silenzio. Sono tornate le auto e pure qualche coda, come a Torino o sulla Tangenziale di Roma. E ovunque runner e bici nelle ville. Non è mancato neppure qualche «assembramento», vietatissimo dalle norme, come al parco Sempione, a Milano. Perché le comitive, in astinenza prolungata da happy hour, tendono a ritrovarsi.

Brevi istantanee della Fase 2. Euforia da ripartenza. A Foggia la gente s’è messa in fila perfino per la toelettatura dei cani. Folla anche sul lungomare di Bari, perciò Michele Emiliano, il governatore, non smette di raccomandare «prudenza». Insomma, il primo giorno dopo il lockdown è stato un po’ così e forse da oggi cambierà tutto. Ma ieri davvero la scoperta più bella è stato il senso di responsabilità dei cittadini. Da Nord a Sud. Che non si sono accalcati, hanno portato pazienza e hanno indossato (quasi tutti) le mascherine, sforzandosi di rispettare il più possibile i diktat del governo, dei virologi e delle task force. Perché là fuori, comunque, due mesi dopo, c’è ancora il virus. E bisogna temerlo.

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