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Faro dell’Antitrust su Tim-Dazn “L’intesa sulla Serie A va contro il mercato”

Il patto di ferro tra Tim e Dazn sulla Serie A si scontra con le obiezioni dell’Antitrust. Il garante sospetta che l’intesa Tim-Dazn danneggi gli sportivi abbonati alla visione delle partite. E una penalizzazione ricadrebbe anche sulle aziende che vendono contenuti o connessioni alla Rete (come Sky, Vodafone, Wind Tre o Fastweb).E così, a neanche sei settimane dall’inizio del Campionato, l’Antitrust dà sette giorni di tempo a Tim perché presenti le sue ragioni. Se Tim non dovesse cambiare rotta, l’Antitrust si riserva di prendere un provvedimento urgente, “cautelare”. Provvedimento che sospenderà i pilastri dell’intesa commerciale tra Tim e Dazn. La sospensione di parti del contratto avrebbe un effetto a cascata sui tifosi e sulla loro modalità di visione delle partite.Per aggiudicarsi sette gare della Serie A in esclusiva ogni settimana e tre in condominio con Sky, l’emittente Dazn ha avuto bisogno di soldi freschi. Tim le avrebbe garantito 340 milioni prima dell’asta per i diritti di trasmissione. Ma questo aiuto ha indotto Dazn ad accettare clausole che adesso l’Antitrust considera un capestro stretto intorno al collo della pay-tv.Dazn, ad esempio, non è del tutto libera di praticare sconti ai suoi abbonati diretti. Solo Tim – che vende il calcio di Dazn anche insieme all’abbonamento alla fibra – ha il diritto di offrire sconti e promozioni ai suoi clienti. Se questa clausola cadesse, come l’Antitrust si augura, chi sceglierà Dazn per il calcio (senza passare per Tim) potrà sperare in una riduzione dei prezzi, dunque in un beneficio.Tim, intanto, ha messo in campo un pacchetto. Le famiglie possono prendere il decoder (il Tim VISION Box), accedere alla app di Dazn per guardare la Serie A, infine abbonarsi alla fibra della stessa Tim per navigazioni veloci in Rete. Ora, l’esca del calcio è appetitosa. E decine di migliaia di famiglie saranno tentate di prendere due piccioni con una fava: partite e connessione web con una sola bolletta. L’Antitrust però si è accorta che Tim – a fine giugno 2020, un anno fa – aveva già attivato 7,52 milioni di abbonamenti alla banda larga e ultra-larga, con una quota di mercato del 42,2%. Se questa fetta già maggioritaria dovesse allargarsi grazie al richiamo della Serie A, allora Tim rischia di acquisire uno strapotere nelle connessioni Internet di nuova generazione. Scenario che allarma l’Antitrust perché falserebbe il gioco della concorrenza. Quando una sola azienda è al comando, le persone vedono ridotte le possibilità di scelta tra più offerte in competizione. Anche qui l’Antitrust ha in mente una soluzione. La sua idea è di lasciare Dazn libera di vendere ad altri operatori di telecomunicazioni i diritti di almeno alcune delle partite settimanali. In questo scenario aperto sarebbe certo avvantaggiata Vodafone. Per contratto, Vodafone può già offrire la app di Dazn fino all’agosto 2022, attraverso il suo decoder Tv Box Pro. Dopo l’accordo esclusivo con Tim, la pay-tv Dazn ha strappato il contratto con Vodafone in un modo che ora l’Antitrust bolla come «pretestuoso».Ma al la fine le partite le vedremo bene via Internet? Tim metterà in campo il meglio delle tecnologie. Sta portando a regime le reti Cdn (decisive per garantire il live streaming). Sta già testando i collegamenti con i server di Dazn (raccolti nella rete Edge). Tutto ambizioso, tutto avanzato. Ma l’Antitrust intravede dei problemi anche in questo ambito. Un cliente Tim seguirà le partite senza interruzioni, vero. Invece potrebbero avere dei problemi i clienti – metti di Wind Tre o Fastweb – che si abbonano direttamente a Dazn. Il contratto sulla Serie A impone a Dazn di rapportarsi con la sola Tim per le implementazioni tecnologiche della Rete. Nessun rapporto è permesso con altri operatori di tlc, che dunque rischiano di restare indietro sul piano tecnico, con danno per i loro clienti tifosi.

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