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Faro della Consob sul caso Telecom

La stretta di Telefonica su Telecom, dal punto di vista autorizzativo, non chiama direttamente in causa Consob. L’Autorità, considerata la rilevanza e la singolarità dell’operazione, con gli ovvii strascichi economici e politici, è però evidentemente al lavoro sul dossier, non foss’altro per la lampante reazione del titolo in Borsa: ieri Telecom ha guadagnato l’1,69% tra scambi boom, ben 511 milioni di azioni trattate. In ragione anche di ciò la Commissione è in fase d’allerta e sta seguendo sotto ogni punto di vista e sotto ogni profilo la dinamica del riassetto, dal rispetto degli obblighi informativi, all’operatività sul titolo, passando per la disciplina sull’obbligo d’Opa.
Quest’ultimo, ossia la possibilità che in capo a Telefonica possa scattare un obbligo d’offerta, è il tema che ha tenuto banco a Piazza Affari nella giornata di ieri. In particolare, c’è chi si è interrogato su quale sia il tasso di discrezionalità dell’Authority in materia. Tanto che si è tornato a discutere di “soglia mobile” in materia d’Opa. Un concetto, quest’ultimo, ampiamente superato e definitivamente accantonato dal Testo Unico della Finanza firmato Draghi. Il Tuf disciplina, senza possibilità di appello, che in capo a un soggetto si concretizza l’obbligo d’offerta solo nel caso in cui questo abbia superato la soglia del 30% del capitale, da solo o in concerto. Se una di queste due condizioni non viene accertata e appurata dalla Commissione, non esistono margini di manovra. Telco ha il 22,4% di Telecom per cui, allo stato, il tema Opa – che costituirebbe una tutela per i soci di minoranza – non si pone.
Tanto più che l’intesa tra le parti è stata costruita, gli advisor legali dell’accordo sono lo studio Chiomenti per Telco e Clifford Chance per Telefonica, in step successivi. Il che permette di dire che oggi il tema del change of control per Telco non si pone nemmeno, si porrà se verrà dato il via alla fase due dell’operazione. La fase uno consegna infatti a Telefonica azioni del veicolo senza diritto di voto e non prevede alcuna modifica della governance. Solo la fase due cambia nei fatti l’assetto azionario, con la trasformazione dei titoli in azioni con potere di voto portando il gruppo spagnolo al controllo del veicolo. Tuttavia, la fase due vedrà la luce solo una volta incassati gli opportuni via libera delle Autorità regolamentari e dell’Antitrust. In quest’ottica, la questione chiave è il possibile obbligo per Telco di consolidare il debito Telecom, cosa che, se avvenisse, potrebbe cambiare radicalmente la ratio dell’operazione per Telefonica che si ritroverebbe in carico anche l’indebitamento del gruppo italiano.
La questione era già stata affrontata in passato e all’epoca si stabilì che non si poteva imporre il consolidamento dell’esposizione poiché non esisteva una maggioranza predeterminata. Ora il tema si potrebbe riproporre ed è da capire se le regole di governance fissate dall’accordo saranno sufficienti per arginare eventuali contraccolpi. Di certo, va ricordato che la fase due, ossia l’ulteriore ascesa di Telefonica nel capitale, è solo una facoltà esercitabile dagli spagnoli. Il gruppo di tlc iberico di conseguenza, di fronte a paletti particolarmente stringenti, potrebbe anche decidere di non dar corso ad alcun riassetto.

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