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Faro del Fisco sulle cessioni simulate

Il Fisco accende i fari sulle operazioni simulate. Maggiore attenzione al reato di sottrazione fraudolenta e quindi più sensibilità a inoltrare le denunce all’autorità giudiziaria. A richiederlo è l’agenzia delle Entrate della Lombardia con una nota indirizzata alle direzioni provinciali dipendenti.
Il documento prende atto della circostanza che nel 2012 è stata effettuata in tutta la regione una sola denuncia per il reato di sottrazione fraudolenta (disciplinato dall’articolo 11 del Dlgs 74/2000), a fronte di 704 segnalazioni di discarico per inesigibilità. In pratica, solo in un caso gli uffici hanno ravvisato che il contribuente si è spogliato artificiosamente di ogni proprietà per non adempiere al proprio obbligo impositivo, mentre in tutte le altre situazioni l’ufficio si è limitato a rinunciare al credito erariale perché il diretto interessato è risultato privo di beni su cui rivalersi.
Così la Dre Lombardia approfondisce il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. La norma prevede la reclusione da sei mesi a quattro anni per chiunque simuli la vendita o compia altri atti fraudolenti per privarsi di ogni bene che l’amministrazione potrebbe aggredire in caso di riscossione coattiva, per il recupero di imposte sui redditi, Iva, interessi o sanzioni di ammontare superiore a 50mila euro. Se l’ammontare complessivo del debito del contribuente è maggiore di 200mila euro, la pena della reclusione va da un anno a sei anni. Si tratta di una tutela nei confronti dell’Erario, diretta non solo alla riscossione dei tributi ma alla conservazione delle garanzie patrimoniali sui quali potrebbe rivalersi in caso di inadempimento.
Il panorama
Ma cosa rientra nella alienazione simulata? È il caso di qualsiasi negozio giuridico di trasferimento fittizio della proprietà, tanto a titolo oneroso quanto a titolo gratuito come, per esempio, la vendita o la permuta. Per gli altri atti fraudolenti si devono intendere, invece, gli atti dispositivi, diversi dal trasferimento di proprietà, che comunque hanno l’effetto di determinare un decremento patrimoniale solo apparente.
Per compiere il reato, quindi, basta la condotta con dolo specifico per rendere inefficace l’eventuale procedura di riscossione e non è comunque richiesto l’effettivo verificarsi dell’evento (si veda l’altro articolo in pagina).
La nota cita la sentenza della Cassazione 19595/2011, ai fini dell’individuazione delle ipotesi di sottrazione fraudolenta. Secondo tale pronuncia, il delitto è commesso anche attraverso l’abuso di strumenti giuridici assolutamente leciti. Erano state ravvisate tra queste operazioni le cessioni aziendali, le scissioni societarie simulate o operazioni multiple, apparentemente poste in essere per una ristrutturazione aziendale.
La Direzione regionale ricorda anche il fenomeno del fittizio trasferimento della sede dell’impresa all’estero e richiama la circolare 21/E/2011, che prevedeva piani di intervento in questa direzione.
Tra l’altro, a ottobre dello scorso anno sempre la Dre Lombardia ha diramato un’altra direttiva che esortava gli uffici territoriali ad aggredire i patrimoni di amministratori e soci in caso di liquidazione della società. Il documento di prassi ha sottolineato la circostanza che operazioni «sostanzialmente liquidatorie», ma in realtà finalizzate alla distrazione dei beni dell’ente, potevano costituire il delitto di disciplinato dall’articolo 11 del Dlgs 74/2000.
La dimostrazione
Poiché si tratta di un reato a dolo specifico, l’amministrazione finanziaria deve, comunque, dimostrare che le operazioni sono state effettuate solo per eludere la pretesa erariale, mancando ulteriori e prevalenti interessi legittimi. In sostanza, bisognerà provare che quel determinato bene sia rimasto nella piena e totale disponibilità del contribuente e che quindi il tutto sia stato preordinato esclusivamente a evitare eventuali “aggressioni” del Fisco.

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