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Faro Consob sul titolo Mps Carige, oggi il Cda sul capital plan

L’ok preliminare della Bce ai piani di risanamento non basta: Monte dei Paschi di Siena e Carige cadono in Borsa e trascinano al ribasso, insieme al resto del comparto bancario, tutta Piazza Affari, scesa del 2,81%. I movimenti sulla banca senese – che ha ceduto l’8,14% a 0,52 euro, il valore più basso nella storia del titolo – hanno fatto scattare il monitoraggio della Consob, che sta verificando eventuali anomalie. Sulla scia di Mps, anche Carige è affondata del 7% a 0,059 euro. La seduta è stata critica per tutte le banche del listino di Piazza Affari con Intesa Sanpaolo che ha perso il 4,33% e Unicredit il 4,7 per cento.
Il caso Monte Paschi
E pensare che, fino alla tarda mattinata, il titolo Mps tentava la strada del recupero, dopo le vendite della scorsa settimana. Gli acquisti erano da attribuire, secondo molte letture, al primo via libera al piano di rafforzamento patrimoniale arrivato venerdì pomeriggio dalla Bce, che faceva seguito alla bocciatura agli stress test di ottobre. Tuttavia, nel primo pomeriggio di ieri il clima è improvvisamente cambiato e si è assistito a un violento cambio di direzione. A determinarlo è stata una manciata di ordini massicci, il primo dei quali registrato attorno alle 14.20, che hanno generato un effetto domino. In una delle principali sale operative milanesi si evidenzia come gli alleggerimenti siano specifici ed effettuati da pochi investitori con vendite mirate. Rimane il fatto che, di fronte ai movimenti anomali, la Consob ha ritenuto di procedere con alcune verifiche preliminari sul mercato.
Senza conferme sono invece rimaste le indiscrezioni, rilanciate dall’agenzia Reuters, di un possibile interessamento alla banca senese da parte di investitori cinesi. L’agenzia stampa riportava il pensiero di alcuni banchieri basati a Hong Kong secondo cui il gruppo italiano potrebbe attrarre capitali orientali. Pechino, infatti, starebbe spingendo affinchè i gruppi finanziari locali diversifichino il proprio business al di fuori dei mercati emergenti, e le banche europee in difficoltà potrebbero essere le prede preferite. Per ora, tuttavia, si registra una sola acquisizione da parte di un gruppo cinese (Haigong Securities) che la scorsa settimana ha rilevato l’investment bank Banco Espirito Santo de Investimento da Novo Banco, la banca scissa da Banco Espirito Santo con il salvataggio lo scorso agosto, per 379 milioni di euro. Di fondi asiatici attivi su Mps in verità si era parlato già a novembre, quando il fondo di Hong Kong Nit Holdings aveva annunciato una fantomatica offerta da 10 miliardi per il gruppo italiano, di fatto però mai realizzata, tanto da aver fatto scattare un’indagine della Consob. Tuttavia, non è escluso che nell’ambito della ricerca dei soggetti interessati a partecipare all’aumento di capitale da 2,5 miliardi – che Mps dovrebbe varare nei primi mesi del 2015, probabilmente in aprile – qualche soggetto cinese possa essere coinvolto, sebbene per quote ritenute residuali. Dei prossimi passi relativi al capital plan – che dovrà essere comunque ratificato dal board dei governatori della Bce in gennaio – si parlerà nel corso di un Cda convocato per giovedì o venerdì a Siena.
A ribadire il disinteresse per Mps è invece il gruppo Bnl Paribas, che diversi rumors di mercato danno invece come uno dei possibili acquirenti, insieme a Ubi in Italia. La conferma è arrivata dallo stesso a.d di Bnl Paribas, Fabio Gallia, secondo cui il gruppo intende crescere da solo senza acquisire nuove filiali.
Carige in movimento
Anche sul fronte di Banca Carige come detto la giornata di Borsa è stata tutt’altro che positiva. Un segnale non certo entusiasmante dopo la notizia positiva di venerdì scorso, quando la Bce ha dato il primo placet al capital plan. A Carige è stato conteggiato uno shortfall da 814 milioni che l’istituto genovese intende fronteggiare con un aumento di capitale compreso tra 500 e 650 milioni, che si giova anche della vendita del comparto assicurativo ad Apollo Management. Proprio il fondo statunitense, inoltre, secondo rumors di stampa, sarebbe in contatto con Fondazione Carige (che controlla il 19% della banca) per l’eventuale acquisto di una quota della partecipazione dell’ente; quota che potrebbe raggiungere il 10%. Intanto, sono alla finestra altri possibili investitori interessati ad acquistare quote di Carige. Tra questi Andrea Bonomi, con la sua Investindustrial e la famiglia ligure Malacalza.
Oggi, comunque, il cda della banca guidata da Piero Luigi Montani si riunirà. Dovrebbero essere trattati temi squisitamente tecnici ma è difficile pensare che il board di Carige non si soffermi anche sulle questioni relative al giudizio della Bce. L’istituto di vigilanza europeo, comunque, darà solo a metà gennaio un giudizio definitivo sui capital plan delle banche sotto verifica. I vertici di Carige, peraltro, appaiono relativamente tranquilli. Ritengono, infatti, che la loro proposta di un aumento di capitale fino a 650 milioni sia congrua, visto anche che lo shortfall di 814 milioni si è già ridotto intorno ai 700, con la cessione delle Carige Assicurazioni e Carige Vita Nuova ad Apollo. Un’operazione da 310 milioni il cui impatto sul patrimonio della banca ammonta a circa 100 milioni.
Se Bce darà a gennaio il suo placet, ci vorranno 45 giorni per convocare l’assemblea degli azionisti e portare al voto la ricapitalizzazione. La delibera potrebbe arrivare, quindi, per la prima decade di marzo e l’aumento prenderebbe, così, avvio a maggio del 2015.

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