Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Faro Bce sull’euro: «Monitoreremo i rischi inflattivi»

Andrà tutto bene. L’apprezzamento dell’euro esercita pressione negativa sui prezzi ma ne sono solo «monitorate attentamente» le implicazioni sull’inflazione a medio termine perché non è un target di politica monetaria. La ripresa economica è «incerta, disomogenea» dopo un crollo senza precedenti, «soffiano i venti negativi della pandemia» e i rischi restano al ribasso ma intanto le proiezioni di settembre sul Pil 2020 sono migliorate da -8,7% a -8,0%. L’inflazione è lontana dall’obiettivo ma non si vede «rischio di deflazione» nonostante quel -0,2% in agosto dovuto a fattori temporanei mentre il tasso inflazionistico nel 2021, rivisto all’insù nelle proiezioni di settembre, si riporta a quota 1 per cento.

Gli strumenti in campo di politica monetaria si stanno dimostrando «efficienti ed efficaci», il Pepp sta avendo successo, ha ridotto la frammentazione, riportato la stabilità e «ripristinato gli spread a livelli pre-Covid», i prestiti TLTRO III hanno iniettato liquidità e assicurato il flusso del credito a bassissimo costo a imprese e famiglie. E poi c’è «l’impatto positivo» delle politiche fiscali nell’area dell’euro, pari al 4,5% del Pil, «benvenute, necessarie e ambiziose» e il Recovery Fund Next Generation EU che ha dato impulso alla fiducia e che «con i sussidi ai Paesi con meno margini fiscali e più colpiti dal coronavirus ridurrà le divergenze nella ripresa».

Non si avverte persino fretta di chiudere la revisione strategica in Bce, dopo il ritardo accumulato per il coronavirus, la review si prenderà tutto il tempo necessario per decidere su una vastissima gamma di argomenti, nonostante la Federal Reserve abbia già giocato le sue carte. L’apprezzamento dell’euro è stato discusso ieri “ampiamente” dal Consiglio ma fermandosi al monitoraggio attento, in mancanza di mandato con target sul cambio.

Così ieri il presidente della Bce Christine Lagarde, riflettendo evidentemente gli umori e le posizioni variegate del Consiglio direttivo, ha fatto suo il motto della lotta contro il coronavirus: andrà tutto bene, è sembrata aggiungere a ogni suo commento, dai cambi all’inflazione, dalla ripresa economica alla stabilità dei mercati, dalla tenuta delle banche agli spread. Il successo di quanto fatto finora e un senso di adeguatezza della cassetta degli attrezzi a Francoforte e a Bruxelles ha puntellato le risposte di Lagarde in conferenza stampa, forte del Pepp da 1.350 miliardi, il QE lanciato da Mario Draghi in corso con dote aggiuntiva, la TLTRO III che viaggia su 1.300 miliardi l’euro e i nuovi strumenti di intervento europei (540 miliardi tra Sure, Mes e Bei) e i 750 miliardi del Recovery Fund oltre alle manovre dei 27 nella Ue.

Alla fine di una riunione interlocutoria, conclusasi come nelle attese senza novità a politica monetaria invariata e altamente accomodante, Lagarde ha deluso le aspettative di chi è fermo ai tempi di Draghi, quando il presidente della Bce si esponeva, anticipava a parole gli allentamenti a venire (mettendo di malumore non pochi falchi), muovendo i mercati nella direzione auspicata e accomodante. Quel che ieri i mercati avrebbero voluto è una Bce «ferma nelle azioni ma colomba nelle parole». Tant’è che tra dichiarazione introduttiva e conferenza stampa, l’euro si è apprezzato e i rendimenti a lungo dei Paesi core sono lievemente saliti. La Bce di Lagarde a parole può suonare falco “hawkish” quando vuole solo essere assertiva e sicura di sè, perché quando serve è capace di fare l’inimmaginabile, come tassi negativi fino a -1% e il Pepp.

In risposta alla crisi pandemica dai risvolti «apocalittici», la Bce si è inventata uno strumento estremamente flessibile per salvaguardare la stabilità, fermare la frammentazione e riportare l’inflazione verso il target: il Pepp ignora all’occorrenza la chiave capitale, le sue dimensioni sono lievitate lo scorso giugno dai 750 miliardi decisi a marzo a 1.350 miliardi.

Lagarde ha ripetuto come sempre, che la Bce è pronta a modificare entro il mandato tutti i suoi strumenti, anche i tassi (facendo intendere che un ennesimo taglio è possibile) se necessario. Ma i mercati hanno sentito solo che «un aumento del Pepp non è stato discusso in Consiglio direttivo», senza indicazioni a voce su possibili aumenti futuri. Per una banca centrale, perdere a parole è grave. Ma perdere nei fatti è ancor più grave, e Lagarde si è mostrata fiduciosa che la Bce, gli Stati dell’Eurozona e le istituzioni europee sono pronte a tutto. E che quindi andrà tutto bene.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«È un falso dilemma» che la Bce abbia un solo mandato e la Federal Reserve due. Anche la Banca ce...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Un intervento normativo finalizzato a favorire il rafforzamento patrimoniale delle società di capit...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Scuola e lavori pubblici, settore residenziale e miglioramento delle norme in fatto di appalti, come...

Oggi sulla stampa