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Farmafactoring diventa banca: punta alla raccolta a costi ridotti

Farmafactoring diventa banca e punta su nuove opportunità di raccolta a costi ridotti. La società nata nel 1985 dal mondo farmaceutico e diventata negli anni un operatore indipendente nello smobilizzo dei crediti verso la sanità e la Pubblica Amministrazione (con un azionariato che dal 2006 vede in maggioranza il fondo Apax e una clientela ampliata alle tlc e alle utility), ha appena ottenuto l’autorizzazione di Bankitalia per trasformarsi in istituto di credito. Un passaggio che, secondo Salvatore Messina, da quest’anno presidente del gruppo dopo una lunga carriera in Bankitalia è «un risultato importante conseguito attraverso un lavoro di squadra di tutta la dirigenza e del personale del gruppo».
Banca Farmafactoring, questa la nuova denominazione, punta così ad accrescere le proprie possibilità di funding: «Abbiamo intrapreso la strada della trasformazione in gruppo bancario essenzialmente per ridurre il costo di raccolta e aumentarne le opzioni» ha spiegato a Il Sole 24 Ore l’a.d. Marco Rabuffi. «Nei prossimi mesi ci focalizzeremo su quegli strumenti che consentono agli istituti di credito di fare funding presso la Banca Centrale Europea e successivamente pensiamo di ampliare i nostri servizi alla clientela con funzioni come la tesoreria». La trasformazione in banca, inoltre, permetterà al gruppo di cogliere nuove opportunità di crescita anche all’estero: «Abbiamo una filiale in Spagna da un anno e sta andando molto bene. È a break even e a giugno ha già raggiunto il budget previsto per il 2013, profilando per quest’anno un risultato in utile» prosegue Rabuffi. «Quello iberico è un mercato che ci dà molte soddisfazioni e a breve, fra le possibilità, c’è un’estensione al Portogallo. Nel medio periodo invece ritengo che la Francia possa essere un mercato potenzialmente interessante».
Così dopo un bilancio 2012 chiuso con un utile netto di 56,4 milioni di euro, il più alto della storia dell’azienda, in aumento di quasi il 40% rispetto a quello del 2011, Banca Farmafactoring punta a consolidarsi: «Per il 2013 siamo allineati alle nostre previsioni con un utile che se sarà non uguale a quello del 2012, sarà leggermente inferiore. Non abbiamo ansia di battere record: lo scorso anno abbiamo ottenuto ottimi risultati senza aumentare i volumi, migliorando cioè la marginalità netta» commenta l’a.d. che conta sulla stabilità di un azionariato in cui a fianco del controllante Apax (forte del 92% del capitale) partecipano gruppi farmaceutici del calibro di Bracco, Mediolanum Farmaceutici, Merck Serono, Molteni. «Siamo un’azienda che va bene, che lo scorso anno ha azzerato la leva derivata dall’ingresso del fondo, e che distribuisce dividendi. Non mi sembra che Apax abbia fretta di uscire».

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