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Fare in fretta sul fisco a 26 paesi

I leader che governano l'Europa continuano a difendere i risultati raggiunti a Bruxelles, la settimana scorsa, nonostante che i mercati abbiano bocciato senza appello quanto ottenuto in sede comunitaria. Sono di ieri, tra l'altro, le critiche avanzate sia da Moody's, sia da Fitch. Il nuovo Patto di bilancio proposto la settimana scorsa al summit europeo rappresenta un passo importante, ma servirà ancora molto lavoro e l'Ue deve agire velocemente per mettere in atto la nuova regolamentazione fiscale, ha detto il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, spiegando che «la nostra unione sta affrontando alcune delle sfide più scoraggianti della sua storia.

Credo che siamo sulla buona strada. Abbiamo bisogno di un'attuazione rapida delle decisioni prese».

Pia Ahrenkilde-Hansen, portavoce di Barroso, ha invece precisato che al summit di venerdì sono state prese «decisioni importanti» per affrontare la crisi del debito dell'area euro, ma «rimane ancora molto da fare in termini legali e le istituzioni lavoreranno insieme nei prossimi giorni» per raggiungere l'obiettivo.

A sua volta, il commissario europeo agli affari economici e monetari, Olli Rehn, ha commentato in modo sferzante, ieri a Bruxelles, il veto posto dal Regno Unito alla riforma dei trattati Ue chiesta al Consiglio europeo della settimana scorsa, avvertendo che non servirà a proteggere la City dalle nuove regole comunitarie in arrivo. «Dispiace molto che Londra non abbia voluto aderire al nuovo patto di bilancio», deciso dagli altri 26 stati, perché «nell'interesse sia dell'Ue che dei cittadini britannici vogliamo una Gran Bretagna forte e costruttiva al centro dell'Europa, non ai suoi margini. Ma se questa mossa intendeva evitare la regolamentazione dei servizi finanziari, questo comunque non accadrà», ha affermato il commissario. Rehn ha ricordato che «il governo britannico ha approvato il “six pack” (il nuovo pacchetto sulla governance economica che entra in vigore oggi, ndr), che già contiene regole per una sorveglianza rafforzata», come quelle che si vogliono imporre con il nuovo patto di bilancio. Sono regole «che riguardano anche deficit e debito della Gran Bretagna, anche se rispetto ai paesi dell'Eurozona, si applicano in modo diverso nella fase correttiva», ovvero nella parte sulle sanzioni. Intanto il cancelliere tedesco, Angela Merkel, si prepara a illustrare, domani, al Bundestag, le decisioni adottate venerdì scorso dai leader europei, in particolare il nuovo prestito al Fondo monetario internazionale (Fmi) che la Bundesbank chiede sia avallato dai deputati. L'accordo raggiunto dai leader europei per far fronte alla crisi dei debiti sovrani prevede, tra le altre misure, prestiti bilaterali al Fmi per complessivi 200 miliardi. L'impegno di Berlino dovrebbe essere al massimo di 45 miliardi di euro, stando a quanto precisato alla stampa Andreas Dombret, membro del direttorio della Bundesbank. Questa è «pronta», ha detto Dombret, ma «è importante per noi che, in questo caso particolare e in via eccezionale, il Bundestag approvi le linee di credito supplementari e confermi alla Bundesbank che non siamo in conflitto con decisioni adottate in precedenza sui massimali di rischio». Durissimo con Londra anche il presidente francese, Nicolas Sarkozy, secondo cui, dopo il veto britannico, «ormai esistono chiaramente due Europe», anche se, come ha sottolineato in un'intervista a Le Monde, l'Unione «ha bisogno della Gran Bretagna, la cui uscita non è per fortuna» un'ipotesi contemplata. Secondo Sarkozy esiste un'Europa «che desidera una maggiore solidarietà tra i propri membri e un'altra che obbedisce alla sola logica del mercato unico»: quanto ai motivi dell'isolamento britannico, stanno «nella ripetuta contrarietà a entrare nella moneta unica, che non poteva rimanere senza conseguenze e nelle inaccettabili richieste finanziarie: la crisi è stata causata dalla deregulation della finanza e non potremo mai accettare di tornare indietro, l'Europa deve dirigersi verso una maggiore regolamentazione».

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