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Farage si dimette dalla guida dell’Ukip

«Ora che ho ripreso il mio Paese, voglio riprendermi la vita». Nigel Farage è uno straordinario animale politico, con una naturale abilità retorica, scaltro anche per capire quando è il momento giusto per uscire. Da ieri è, formalmente, fuori dalla vita politica britannica. Tiene il suo posto al Parlamento europeo con il combinato disposto di un rotondo salario e indennizzi correlati nonostante la sua missione sia solo quella di sabotare tutto quanto l’Europa intende realizzare. Se n’è andato invece dalla guida dell’Ukip, partito che prese in mano quando era una realtà marginale e che ha portato ad essere di fatto la terza forza del Paese anche se con una distribuzione territoriale a macchia di leopardo – incongruente con il sistema elettorale “first past the post” – che gli consente di mandare a Westminster un solo deputato. Con il quale il turbolento Nigel non va nemmeno troppo d’accordo.
L’addio alla politica dovrà essere confermato dai fatti perchè Farage ha la tendenza a fare promesse che non mantiene come i 350 milioni di risparmi in caso di Brexit a favore della sanità pubblica. Detto prima del voto, smentito – «è stato un errore» – con fanciullesca lievità, il giorno della vittoria. In ogni caso per ora si chiama fuori, sostenendo di aver raggiunto l’obiettivo della sua vita. La mossa resta sorprendente anche perché Nigel Farage s’è detto disposto a contribuire agli eventuali negoziati di una Brexit che – come avevamo sottolineato il giorno stesso della vittoria – potrebbe non avvenire mai.
È uno scenario improbabile, ma possibile nella caotica incertezza creata da un contesto giuridico che nessuno aveva voluto considerare. Lo studio legale Mishcon de Reya sta valutando a nome di un gruppo di cittadini – accademici e businessmen – l’ipotesi di avviare un’azione legale per garantire il passaggio della Brexit allo scrutinio dei due rami del Parlamento.In altre parole si contesta la tesi di David Cameron che sosteneva – prima del voto – di poter, in quanto premier, innescare lui stesso l’articolo 50 del Trattato di Lisbona che regola il recesso. E dopo le sue dimissioni, il suo successore. Aggirando quindi la ratifica di Westminster dove la stragrande maggioranza dei deputati è contraria al divorzio anglo-europeo. L’iniziativa dei legali si basa sul principio che innescare l’articolo 50 equivale a cancellare di fatto l’European communities act del 1972. Una legge non può essere superata da un pronunciamento dell’esecutivo, ma solo da una nuova legislazione e quindi da un atto parlamentare. Tema emerso subito dopo il voto, ma lasciato sul fondo di questa sceneggiata perché lo stesso Cameron s’era appellato ai colleghi per evitare «forzature» parlamentari della volontà popolare. L’azione legale non è ancora stata avviata, è in un fase di definizione, ma potrebbe creare uno scenario del tutto inatteso.
Uno sviluppo che aggiunge al tempo stesso speranza e altre nuvole al caos di questi giorni, mentre cresce l’incertezza sul destino dei cittadini europei residenti nel Regno Unito. Gli esponenti più radicali che aspirano alla guida del Tory party – da Michael Gove ad Andrea Leadsom – e anche lo stesso Nigel Farage si sono detti favorevoli a garantire, fin d’ora, la permanenza dei cittadini Ue già residenti. Theresa May ministro degli Interni, frontrunner per la successione a David Cameron, non intende, invece, impegnarsi. Un suo sottosegretario ha precisato che sarà parte della trattativa con l’Ue e che garanzie del genere implicano reciprocità.
Brexit intanto crea business. Al di là dei gadget pro e contro la membership, sulle ceneri della relazione anglo-europea nasce un quotidiano. Entro la fine di questa settimana sarà lanciato dall’editore Archant New European, giornale destinato a quella parte della popolazione che sosteneva Remain. Il progetto prevede un mese di prova, ma se dovesse incontrare davvero il sostegno che l’editore immagina diverrà elemento costante dei media del Regno. Una voce in più, l’unica, anzi, interamente rivolta agli eurofili britannici.

Leonardo Maisano

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