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Famiglie investitori delle pmi

Alle famiglie «pazienti» che investono nelle pmi, cioè che sanno aspettare che quell’investimento renda e comunque almeno tre anni, lo Stato garantirà un’aliquota a zero sulla tassazione del rendimento stesso. E non solo. In arrivo anche un meccanismo per l’ammodernamento energetico di condomini popolari creando delle figure di benefattori energetici che, al posto dei condomini, effettuino i lavori e che siano in qualche modo ristorati dallo stato. Sono queste alcune delle linee di intervento allo studio del governo nel prossimo provvedimento di rilancio dell’economia tratteggiate dal viceministro Enrico Morando in due incontri: durante il convegno della Cna e durante un incontro con professionisti a Milano

Famiglie pazienti, aliquota zero nei rendimenti. Il governo tenterà di rendere appetibile l’investimento nelle pmi attualmente ad appannaggio degli istituti di credito. «Le banche sono uno strumento fondamentale per il credito delle imprese» ha dichiarato Morando, «ma noi dobbiamo riuscire a spostare una parte crescente del risparmio delle famiglie verso il finanziamento diretto delle imprese; quindi abbiamo bisogno di favorire anche fiscalmente gli investimenti delle famiglie direttamente sul capitale di rischio delle imprese, in particolare artigiane e Pmi» . Il meccanismo, come ha spiegato Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia, presente all’incontro di Milano, prevede una detassazione dei redditi prodotti dai nuovi investimenti che esemplificativamente siano stati tenuti bloccati per almeno tre anni.

Riqualificazione energetica dei condomini a basso reddito. La seconda misura allo studio punta a favorire gli interventi edilizio-impiantistici volti all’efficientamento energetico di molti edifici condominiali. L’intervento di edilizia popolare è di un fondo di capitali esterni specializzato in interventi di risparmio energetico che si sostituisca al condominio nel sostenere le spese. La fonte di finanziamento dovrebbe arrivare non sul reddito dei condomini ma sul risparmio energetico che nel corso degli anni si va a realizzare. In questi casi, spesso, pur in presenza del bonus fiscale, non c’è interesse da parte dei condomini a compiere gli interventi, perché il reddito delle singole famiglie è incapiente in rapporto alla entità della prevista detrazione fiscale del 65% della spesa, pur diluita in 10 anni. L’idea dunque allo studio prevede la formazione di operatori che siano in grado, a seguito dell’intervento di efficientamento (attraverso un meccanismo finanziario analogo alla cartolarizzazione) di sostituirsi al singolo condomino nel pagamento della spesa per il riscaldamento, per un determinato arco temporale. «Insomma», prova ad esemplificare Colombo Clerici, «la detraibilità avverrebbe, non sul piano fiscale, bensì sul piano dei costi di funzionamento dell’impianto, dai quali il condomino verrebbe sollevato».

Cristina Bartelli

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