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Famiglie e imprese vedono rosa

Il Paese sta decisamente meglio. O almeno è questa la convinzione dei consumatori sondati dall’Istat a settembre, il cui indice di fiducia balza in avanti di oltre quattro punti a quota 115,5, tornando ad allinearsi ai livelli raggiunti nel primo trimestre del 2016.
Anche se l’intonazione è positiva ovunque, è in particolare la componente del clima economico a spingere le medie verso l’alto. Tanto nei giudizi che nelle attese, tra le famiglie emerge infatti un deciso miglioramento dei saldi in relazione alla situazione economica del Paese.
I pessimisti sullo stato della congiuntura attuale si riducono tra agosto e settembre di quasi 14 punti (dal 43,5 al 29,7%), così come in drastica discesa (dieci punti in meno, a quota 20,8%) è la percentuale di chi vede “nero” sul futuro del Paese. Come risultato, questa componente balza verso l’alto di quasi 15 punti, arrivando sui livelli di inizio 2016.
Altra iniezione di ottimismo è in arrivo dal lato del lavoro, dove sono in deciso miglioramento le opinioni sull’andamento futuro della disoccupazione, con un saldo tra ottimisti e pessimisti che migliora di quasi 20 punti: a prevedere un calo dei senza lavoro è ora quasi un quarto del campione, sette punti in più rispetto ad agosto.

Scatto della fiducia per imprese (al top da 10 anni) e famiglie

Il progresso degli indicatori tra i consumatori è corale e riguarda anche le altre componenti, dal clima personale a quello corrente e futuro. Qualche arretramento è visibile nelle attese sulla situazione economica della famiglia, così come sulle opportunità attuali di risparmio ma si tratta di eccezioni all’interno di un quadro in miglioramento, con l’indice globale in crescita per il quarto mese consecutivo.
Settembre in progresso anche per la fiducia delle imprese, che già ad agosto era arrivata ai massimi da 10 anni, record confermato ora con il nuovo record da agosto 2007. L’indice complessivo guadagna quasi un punto a quota 108, risultato di un miglioramento corale (solo nei servizi l’indice è stabile) che riguarda manifattura, costruzioni e commercio.

Fiducia, imprese al top

Nell’area manifatturiera (anche in questo caso al nuovo massimo da agosto 2007) si concretizza in particolare un miglioramento dal lato degli ordini. Un progresso medio della fiducia manifatturiera (quasi due punti) che coinvolge soprattutto produttori di beni strumentali e intermedi, mentre per i beni di consumo il progresso dell’indice è di soli tre decimali. Per i beni strumentali, beneficiari diretti del piano Industria 4.0, il miglioramento riguarda sia gli ordinativi (il saldo migliora di quasi sei punti e torna positivo), che le attese di produzione. Il che rispecchia le indicazioni in arrivo dalle associazioni di categoria, che in più di un caso indicano uno scatto a doppia cifra per gli ordini nazionali (si veda altro articolo in pagina).
A dare il senso di un cambiamento di clima è infatti proprio l’indicazione sulle commesse nazionali per i beni strumentali, saldo che nei momenti più cupi della crisi, nel 2009, affondava fino a -70 e oltre, mentre ora riesce ad avvicinarsi a quota zero, un quasi equilibrio tra valutazioni positive e negative.
Un ottimismo complessivo peraltro ben corroborato dai dati di produzione, visti in accelerazione negli ultimi mesi, in grado di spingere l’utilizzo della capacità produttiva al 77%, un punto oltre rispetto a quanto accadeva 12 mesi fa.
Se tra le aziende intervistate ancora a inizio 2013 ben il 52% segnalava la presenza di ostacoli alla produzione, oggi questo dato crolla al 24%. Determinante la ripresa dell’export ma soprattutto la risalita del mercato interno, considerando che a inizio 2013 a lamentare un’insufficiente domanda era il 44% del campione, oggi appena il 14,1%.
Meno spiegabile, alla luce della debolezza continua della produzione nelle costruzioni, è il miglioramento dell’indice di fiducia del settore, ai massimi da aprile 2008, anche se forse è soprattutto la prospettiva (i giudizi sugli ordini migliorano) più che il presente a rassicurare gli imprenditori.
Clima in miglioramento anche dal lato del commercio, non tanto nei giudizi sulle vendite attuali, in lieve arretramento, quanto piuttosto sugli scontrini futuri, dove il saldo migliora di sette punti.
Numeri, quelli di settembre, che corroborano le nuove stime di crescita per l’economia italiana, recentemente riviste al rialzo. Per Paolo Mameli, senior economist di Intesa Sanpaolo (stima di Pil 2017 a +1,4%), i rischi sullo scenario di crescita, almeno su un orizzonte di breve termine, restano verso l’alto.
Luca Orlando

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