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Famiglie, crollano i risparmi potere d’acquisto giù del 4,8%

ROMA
— Disoccupazione e precarietà si impennano, tutto il resto tracolla. A partire dalle buste paga sempre più misere che si traducono in cedimenti, mai visti in queste proporzioni dal 1990, di potere d’acquisto e propensione al risparmio. Non stupisce dunque la spirale negativa che avvolge i consumi, in caduta libera. E afferra poi anche le imprese che riducono gli investimenti, a fronte di profitti assottigliati. Nel frattempo le retribuzioni sono ferme e in tavola arriva con maggior frequenza cibo scadente,
junk food,
spazzatura.
Come se non bastasse, quasi 5 milioni e mezzo di lavoratori, che dunque il contratto ce l’hanno, ne attendono però il rinnovo. Tra questi, quasi tre milioni di dipendenti pubblici, il cui numero si è ridotto di circa 230 mila unità nel quinquennio dello stop al turn over (2006-2011, da 3,6 a 3,4 milioni). Secondo l’Aran, le mancate nuove assunzioni a seguito dei pensionamenti, unite al blocco delle retribuzioni, hanno ridotto la spesa per gli stipendi degli statali (pari a 170 miliardi, l’11% del Pil) dell’1,6% nel 2011 sul 2010. È il primo calo dal 1979 e sarà seguito da altri nel
2012 (previsto un -2,3%) e nel 2013. «Il nostro compito è stato svolto», ha detto ieri Sergio Gasparrini, presidente dell’Aran. «Il dimagrimento c’è stato e ci sarà. Ora dobbiamo guardare alla qualità della spesa».
Sul fronte delle famiglie, i dati comunicati ieri dall’Istat ne certificano le criticità. Un primo gruppo di indicatori, riferiti all’intero 2012, sono tutti col segno meno rispetto al 2011: potere d’acquisto (-4,8%), reddito disponibile (-2,1%), propensione al risparmio (-0,5%), spesa (-
1,6%). Così per le imprese: quota di profitto (-1,1%), tasso di investimento (-1,4%). Colpisce la pesante caduta di un paio di questi indici nell’ultimo trimestre del 2012: potere d’acquisto (-5,4%) e reddito disponibile (-3,2%).
Segnale di ulteriore deterioramento delle condizioni economiche delle famiglie. Confermato poi dalle retribuzioni di febbraio: ancora ferme su base mensile, dice l’Istat, mentre crescono dell’1,4% sull’anno (a gennaio: +1,5%), ma ancora sotto
l’inflazione (1,9%). Benché la forchetta busta paga-aumento prezzi, che definisce la perdita di potere d’acquisto, si sia assottigliata (0,5% a febbraio, ma 0,7 a gennaio). Ecco spiegata, forse, l’impennata del
junk food
sulle tavole degli italiani (+7% nel 2012, dice la Cia). Visto anche che una famiglia di tre persone, calcola il Codacons, ha perso 1.678 euro nel 2012 proprio a causa di quello “spread” (un nucleo di due: 1.380 euro, uno di quattro: 1.848).

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