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Famiglie, crediti deteriorati per 26 miliardi

Una zavorra da oltre 26 miliardi di euro. Fatta di crediti di vecchia data che le famiglie e in misura minore le imprese non riescono a restituire. Sono gli Npl, ovvero i «Non performing loans» che le banche chiedono alle società specializzate di rintracciare e riscuotere. Secondo l’ultima fotografia scattata da Unirec, l’Unione nazionale delle imprese a tutela del credito, nel 2016 questa voce ha rappresentato ben il 38% degli importi complessivi da recuperare e il 14% del numero di pratiche. Non solo. È anche la principale responsabile del loro balzo in avanti del 18% alla quota record di 69,3 miliardi, il 61% in più rispetto al 2012. Sulle scrivanie degli addetti ai lavori si sono accumulate circa 35,6 milioni di dossier di rate e bollette “dimenticate”, con una flessione del 6,5% rispetto all’anno precedente. L’importo medio da rintracciare – come si legge nel rapporto che verrà presentato l’11 maggio a Roma – diventa così sempre più pesante e sfiora oggi i 2mila euro. Ma sul totale complessivo solo 8,1 miliardi ritornano al committente, con una performance che varia a seconda della tipologia del debito.
«I dati di quest’anno – spiega Marco Pasini, Presidente di Unirec che rappresenta l’80% del mercato – mostrano chiaramente gli effetti dell’emersione degli Npl. Così i crediti da recuperare invecchiano sempre di più, tendono a stratificarsi e lo stock da erodere cresce». La tendenza dovrebbe proseguire nel 2017, anche alla luce delle linee guida pubblicate dalla Bce a marzo per uno smaltimento più efficace. «Ci attendiamo un aumento degli importi complessivi tra l’8 e il 10% per l’anno in corso, sulla scia di un possibile incremento del 15% degli Npl».

La tipologia
Il 91% dei debitori che finiscono nei radar delle società di recupero sono famiglie, mentre il 9% sono imprese. I debiti da rintracciare sono in prevalenza rate non onorate di prestiti bancari, di credito al consumo o mutui. I settori bancario-finanziario, gli Npl e e il leasing si confermano infatti quelli più rilevanti per le società di recupero. Da soli superano ormai i 58 miliardi di euro, con un peso sul totale pari all’84% che cresce di anno in anno. Di questi oltre 31 miliardi si riferiscono al primo, con un importo medio di oltre 2.400 euro. Qui nel 2016 metà delle pratiche è andata a buon fine, mentre solo il 16% delle somme è tornato nelle casse di banche o finanziarie. Va meglio invece per il leasing: gli importi affidati ammontano a 574 milioni e quasi la metà di essi (il 47%) ritorna alla società “mandante”. Per gli Npl, invece, il ticket medio sale a oltre 5.400 euro e il tasso di recupero scende ad appena il 2,3 per cento.
Ma ci sono anche le bollette non pagate di utilities e tlc, che rappresentano più del 10% degli importi affidati con un tasso di successo del 17 per cento. I debitori morosi sono soprattutto i cosiddetti “clienti cessati” che hanno cambiato operatore per i servizi di luce, gas o telefonia e devono ancora saldare un conto medio di 830 euro. Il 26% degli importi da rintracciare riguardano invece i «clienti attivi», con utenze ancora allacciate. In media devono restituire 277 euro e per loro il recupero è meno difficoltoso, con un tasso di successo del 28 per cento.
Risultano invece stabili i valori affidati (3,3 miliardi) da parte del settore commerciale- assicurativo e dalla Pubblica amministrazione, mentre il numero di pratiche è calato del 18 per cento.
Qui circa quattro dossier su dieci vanno a buon fine, ma il tasso è in peggioramento.

Sul territorio
Restringendo il focus al livello regionale anche nel 2016 in Lombardia, Lazio, Campania e Sicilia si concentra oltre la metà dei crediti da recuperare. In tutte e quattro, però, la performance è in diminuzione. Il peggioramento più marcato è in Sicilia: nel 2015 il 22% degli importi ritornava alla committente, un anno dopo solo il 10 per cento. La forbice va dal 16% di Trentino-Alto Adige e Friuli al 9% di Abruzzo, Marche e Basilicata.
La tendenza all’aumento dei crediti deteriorati e la difficoltà di recupero pone nuove sfide per gli addetti ai lavori. «La mediazione – dice Pasini – è nel Dna della nostra attività. Le pratiche vengono gestite caso per caso, tenendo conto della capacità debitoria e cercando la soluzione più appropriata, con la possibilità di concedere sconti, in accordo con il committente». In attesa di una nuova legge sul settore (si veda l’articolo in basso) nel 2015 Unirec, insieme alle associazioni di consumatori, ha siglato un «Codice di condotta per i processi di gestione e tutela del credito» che mette nero su bianco le regole del recupero stragiudiziale, dai contatti con i debitori fino alle contestazioni. Una versione aggiornata verrà presentata sempre giovedì.

Chiara Bussi

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