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Famiglie, arriva lo sconto fiscale nelle buste paga delle donne

Uno sconto fiscale per le donne che lavorano. Nel menù del Def – o meglio nel Piano nazionale delle riforme che lo accompagna – e che sarà approvato domani e poi spedito a Bruxelles, il governo ha inserito anche questo. Un intervento a favore del “secondo percettore di reddito” nelle famiglie, quello che guadagna di meno (e il gender gap, il divario col salario maschile, in Italia arriva in alcuni settori anche al 51%, sebbene in media sia del 6%). L’obiettivo è ambizioso e multiplo: abbassare le tasse, combattere la povertà, aiutare il ceto medio, sostenere la natalità, sfondare quota 60% di occupati in Italia, mai oltrepassata. E nello stesso tempo strizzare l’occhio politico all’utile alleato centrista.
La proposta per ora è ancora generica. Poche righe, senza dettagli. Ma l’idea, tra l’altro declinata anche dall’economista Filippo Taddei nella mozione congressuale dell’ex premier Matteo Renzi, è quella di riservare una detrazione fiscale extra – aggiuntiva a quelle esistenti, per famigliari a carico e per lavoro dipendente o autonomo – alle donne. Se fosse di 1.000 euro annui, tanto per fare un esempio, la misura costerebbe almeno 6-7 miliardi. Visto che sono 6-7 milioni le famiglie con due percettori di reddito in Italia, su un totale di 15 milioni che vivono grazie al lavoro. Ma se poi si riuscisse a coinvolgere gli altri nuclei monoreddito, il conto salirebbe. Convincere anche solo 1 milione di donne a lavorare o tornare attive (quindi 1 miliardo di euro in più) viene considerato un obiettivo epocale, tale da portare l’asticella dell’occupazione oltre il fatidico 60%, sempre che ci siano imprese disposte ad assumere. Un passo in grado di smuovere tutta l’economia: più tasse, più consumi, più crescita.
La misura è pensata semplice: una detrazione ad hoc, per tutti, senza soglie di reddito o Isee che poi costringano qualcuno a restituire il bonus, come per gli 80 euro. Di fatto, un ritocco dell’Irpef (certo non l’annunciata riforma). Ma senza modificare aliquote e formule. Un meccanismo pulito per dire: abbassiamo le tasse, anche al ceto medio. In alternativa, la possibilità di detrarre le rette di asilo nido e le spese di cura per i bambini dal reddito delle famiglie in cui entrambi i coniugi lavorano. E le coperture finanziarie? Appuntamento in autunno, quando si stilerà il menù della finanziaria elettorale per il 2018. Tenendo a mente – questo anche il ragionamento – che il 52% delle famiglie monoreddito non riesce a sostenere spese impreviste di 800 euro, il 58% non può permettersi una settimana di vacanza, il 18% ha arretrati per mutuo, bollette o altri debiti, il 15% non riesce a fare pasti adeguati almeno ogni due giorni e il 23% non riesce a riscaldare adeguatamente l’abitazione. Percentuali che si dimezzano quando i redditi sono due.
Lo snodo cruciale però resta l’occupazione. E dunque la crescita. Se domani, come preannuncia il viceministro Morando, il Pil di quest’anno verrà lasciato all’1% e non migliorato, le speranze di una svolta si assottigliano. Una scossa potrebbe arrivare dall’allegato infrastrutture, abbinato al Def: 119 opere strategiche da iniziare, completare o rilanciare, tra autostrade, alta velocità, ciclovie. Servono 35 miliardi. Di questi, circa 2,3 miliardi dovrebbero confluire in un piano straordinario Anas per l’area colpita dal sisma: da via Salaria a via Flaminia, passando per numerose strade statali.

Valentina Conte

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