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Una famiglia italiana su due fa acquisti al computer ma i ricavi vanno all’estero

Una famiglia italiana su due fa acquisti su internet. E sempre più spesso si usano smartphone e computer per fare la spesa o per arredare casa. Tutto questo significa che gli acquisti online sono penetrati ormai nella cultura italiana, come rivelano i primi dati 2017 raccolti dagli osservatori del Politecnico di Milano e da Netcomm (il consorzio del commercio elettronico italiano). Con un’unica pecca: «Restiamo il solo Paese europeo a importare via e-commerce più di quanto esportiamo, con una differenza di ben 2,5 miliardi di euro», dice Roberto Liscia, presidente di Netcomm.
I dati: nel 2017 gli acquisti degli italiani su internet saranno pari a 23,1 miliardi di euro, con una crescita annua del 16 per cento. «Per la prima volta nella storia, spenderemo in prodotti tanto quanto in servizi, ossia 11,5 miliardi di euro», rivela Riccardo Mangiaracina, del Politecnico di Milano. Vuol dire che gli italiani hanno superato l’ultimo tabù di internet. Si fidano dei siti anche per fare la spesa (il settore cibo e bevande online varrà 800 milioni di euro nel 2017) e per comprare quegli oggetti che fino a ieri volevano per forza toccare con mano: i vestiti e i mobili. «Notevole anche la crescita degli acquisti via smartphone (+52 per cento) che raggiungeranno quota 5,3 miliardi di euro, a cui si sommano i 2 miliardi di euro via tablet», continua Mangiaracina.
Non tutti i numeri sono così positivi: ben 5,879 miliardi di euro usciranno dalle nostre tasche per finire in quelle di soggetti esteri (vedi Amazon). Per altro, è un dato in crescita, dai 5,3 miliardi del 2016. Di contro, l’export (l’acquisto su siti italiani da parte di stranieri) si ferma a 3,336 miliardi (3,162 nel 2016). Un’occasione sprecata, sia per le aziende italiane sia per l’erario.
Come rimediare? «Oggi investire in tecnologia, per un’azienda, significa non solo fare un buon sito e-commerce ma anche integrare i servizi digitali con il proprio negozio fisico», spiega Liscia. «In Italia ci sono 4 mila negozi dove possiamo ritirare i prodotti acquistati online, mentre 2-3 mila accettano il reso di quanto comprato su internet. Con un migliaio di negozi, perlopiù moda d’alta gamma, possiamo sapere tramite app dove trovare un certo capo».
L’obiettivo è aumentare le vendite grazie al digitale: «Ma soprattutto è l’alba di quello che chiamiamo “OnLife Commerce”. Ora l’utente è sempre connesso con l’azienda e il prodotto desiderato, in una conversazione permanente», continua Liscia. In sostanza, ci informiamo su un prodotto via computer, poi lo vediamo di persona in un negozio, mentre magari via smartphone verifichiamo il prezzo e facciamo altri confronti con offerte online. Poi lo compriamo e lo commentiamo sui social network.
Le principali aziende del settore ora investono in tecnologie “big data” per integrare tutte le informazioni che vengono dai diversi canali di rapporto con il cliente. Chi l’ha già fatto ha avuto un utile (prima del pagamento delle tasse) doppio, pari al 16 per cento, rispetto agli altri, secondo un recente studio della Harvard University.
I nuovi strumenti cambiano insomma il modo di essere consumatori. E obbligano le aziende italiane ad aggiornarsi, per salvare i propri bilanci. E, già che ci siamo, anche il nostro Pil.

Alessandro Longo

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