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Falso in bilancio, test di rilevanza

Dopo quello delle valutazioni, il nodo della rilevanza. La Corte di cassazione sottolinea, con una nuova sentenza, gli aspetti problematici del nuovo falso in bilancio. La sentenza n. 37570 depositata ieri, la seconda in materia dopo quella che poche settimane fa ha messo nel mirino l’assenza nella nuova fattispecie delle valutazioni, ripercorre i principali contenuti della riforma approvata con la legge n. 69 di quest’anno.
Il giudizio complessivo, analogo a quello espresso nell’unico precedente, è di un’estensione dell’ambito di operatività del nuovo reato, soprattutto per effetto della cancellazione delle soglie e del venire meno della necessità (in alcuni casi) dell’evento dannoso. Un passaggio che sposta, riconosce la Cassazione, il baricentro dell’intervento in direzione opposta a quello del 2002, nel segno di un maggiore rigore. Tuttavia, non ci sono dubbi che esista un rapporto di continuità normativa tra vecchia e nuova fattispecie.
Gli aspetti problematici però non mancano. A quello delle valutazioni, già segnalato dalla Corte, si aggiunge ora quello della sostituzione del vecchio termine «informazioni» con quello di «fatti materiali», che devono essere omessi per potere dare luogo alla risposta penale. «Scelte – osserva la sentenza – che se dovessero essere interpretate nel senso di escludere la rilevanza del falso cosiddetto “qualitativo” indubbiamente determinerebbero, al contrario, un ridimensionamento dell’elemento oggettivo delle false comunicazioni sociali». Si tratterebbe allora di un effetto di parziale abrogazione, circoscritto a quei fatti che non troverebbero più corrispondenza nel nuovo falso in bilancio.
Sul punto, la sentenza non procede oltre, nè poteva farlo, visto il perimetro fissato dal ricorso. Oggetto della contestazione all’imputato, infatti, è la mancata esposizione nel bilancio di poste attive effettivamente presenti nel patrimonio della società. Un fatto, precisa la Corte, che deve essere comunque ricompreso nella nuova fisionomia del reato, anche quando si dovesse propendere per una versione restrittiva della nozione di «fatti materiali».
Altro elemento critico che emerge nella lettura della riforma è quello della rilevanza dei fatti materiali nel nuovo articolo 2621 del Codice civile, che sanziona il falso in bilancio commesso in una società non quotata. «Si tratta – scrive il collegio della Quinta sezione penale – di qualificazione che certamente restringe l’area di tipicità, escludendo dal fuoco dell’incriminazione alcune condotte a seguito di una valutazione sulla rilevanza dell’oggetto del falso».
Dalla sentenza arriva poi una sottolineatura sull’oggetto materiale del reato, chiarendo che, sia pure con collocazione diversa rispetto alla precedente versione del Codice civile (ponendola ,cioè, in coda all’elenco, a titolo di chiusura), devono essere considerate al di fuori anche del nuovo falso in bilancio tutte quelle comunicazioni “atipiche”, tra organi societari e quelle dirette a un unico destinatario, sia esso privato pubblico. Comunicazioni che, peraltro, possono invece assumere una diversa qualificazione penale a titolo, per esempio, di aggiotaggio oppure ostacolo all’esercizio dell’attività di vigilanza.
Su due elementi ancora si sofferma la pronuncia. Da una parte, infatti, è stato rafforzato il requisito dell’idoneità ingannatoria della condotta attraverso l’avverbio «concretamente», qualificando in questo modo il reato, sia sul versante quotate sia sul versante non quotate, come reato di pericolo concreto.
Dall’altra, si mette in evidenza come, nella descrizione della condotta, è stato introdotto un altro avverbio, quel «consapevolmente» che porta a escludere la rilevanza del dolo eventuale.

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