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Falso in bilancio, sotto la lente 1,4 mln di srl, spa e cooperative

Da ieri in vigore il nuovo reato di falso in bilancio, a cui sono interessate quasi 1.400.000 società di capitali.

Le nuove regole si applicheranno ai bilanci validi dal 14 giugno 2015. Per il passato varrà il favor rei, cioè l’applicazione della nuova norma, rispetto all’antecedente se la legge di recente introduzione risulta più favorevole al reo.

Sono questi i principali effetti della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 124 del 30 maggio 2015, della legge 27 maggio 2015 n. 69 «cd» legge anticorruzione.

Su quali società si applica in falso in bilancio. Seppur in via teorica applicabile anche alle società personali, i nuovi articoli 2621, 2621-bis e ter e 2622 del codice civile si applicano concretamente alle società di capitali, tenute alla redazione del bilancio ordinario e soprattutto abbreviato ai sensi dell’art. 2435-bis c.c. Si tratta di circa 1.400.000 società suddivise fra srl, cooperative, spa e sapa. Nel dettaglio, a fine 2014 circa 1.200.000 srl (suddivise fra srl semplificate, a capitale inferiore a 10 mila euro e ordinarie) 140 mila cooperative, 45 mila spa e 150 sapa). Tutte le società in commento sono infatti tenute alla redazione del bilancio d’esercizio secondo i dettami del codice civile e al loro deposito presso il registro delle imprese.

Non pare dubbio, peraltro, che il nuovo reato andrà ad applicarsi anche alle società che saranno ammesse ai nuovi schemi di bilancio «semplificati», che verranno introdotti nel nostro ordinamento attraverso il nuovo art. 2435-ter del codice civile (si veda ItaliaOggi del 15 maggio), a seguito del recepimento nel nostro paese della direttiva 2013/34/Ue.

Decorrenza delle nuove norme. Le nuove norme troveranno impiego dai bilanci validamente redatti a partire dal 14 giugno 2015 (decorsi i canonici 15 giorni dalla pubblicazione del nuovo testo in G.U.).

Si può discutere a riguardo se le norme si applicheranno:

1) ai progetti di bilancio depositati presso la sede sociale ex art. 2429 c.c.;

2) al bilancio post approvazione da parte dell’assemblea ex art. 2364 c.c.;

3) alla pubblicazione del bilancio presso il registro delle imprese ex art. 2435 c.c.

L’applicazione delle norme punitive a un progetto di bilancio appare da escludere, sia in quanto l’art. 2621 c.c., di nuovo conio, al primo comma fa espresso riferimento ai «bilanci» e quindi, si ritiene a quelli regolarmente approvati, sia perché al progetto di bilancio, i soci (così come i sindaci nelle società maggiori) potrebbero ben chiedere una modificazione in sede di approvazione, evitando la concretizzazione, quindi dell’illecito paventato sia nei confronti dei soci che nei riguardi dei terzi (il progetto potrebbe al massimo rilevare quali «altre comunicazioni sociali rivolte ai soci).

Appare, quindi, da ritenersi che l’offensività del reato possa concretizzarsi all’approvazione dello stesso (Cass. Pen. 2160/2000) o meglio ancora alla pubblicazione del documento presso il registro delle imprese (12018/1999). In relazione alle disposizioni del primo comma dell’art. 2621 c.c. che fa riferimento alle comunicazioni sociali dirette ai «soci o al pubblico», parrebbe ragionevole ritenere distinto il momento consumativo del nuovo reato, per i primi e i secondi. Nei confronti dei soci, infatti, potrebbe ritenersi che il reato si concretizzi a seguito dell’approvazione del progetto di bilancio da parte dell’assemblea (momento conoscitivo del documento da parte dei soci), mentre nei confronti dei terzi (Banche, clienti, fornitori, finanziatori ecc.), tale momento dovrebbe decorrere dall’epoca della loro concreta conoscibilità del bilancio, che non può che coincidere con la sua presentazione al Registro delle imprese.

Da ciò deriva che per i bilanci presentati al registro delle imprese a partire da oggi (15 giugno), nessun dubbio in merito al fatto che si applicheranno le nuove regole, anche in merito ai conti, 2014.

Il favor rei. Come noto l’art. 2 del codice penale sancisce quale principio cardine dell’ordinamento che «nessuno può essere punito per un fatto che, secondo la legge del tempo in cui fu commesso, non costituiva reato. Nessuno può essere punito per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce reato e, se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali». Inoltre si legge nel terzo e quarto comma dell’articolo in commento: «Se vi è stata condanna a pena detentiva e la legge posteriore prevede esclusivamente una pena pecuniaria, la pena detentiva inflitta si converte immediatamente nella corrispondente pena pecuniaria, ai sensi dell’art. 135 c.p. Se la legge del tempo in cui fu commesso il reato e le posteriori sono diverse, si applica quella le cui disposizioni sono più favorevoli al reo, salvo che sia stata pronunciata sentenza irrevocabile».

Ne deriva che tutti i fatti rilevanti ai fini del reato, in relazione alle abrogate disposizioni che non appaiano punibili sulla base delle nuove norme, risulteranno penalmente irrilevanti (sul tema la Cassazione è pacifica – Cass. 42116/2013; Cass. S.U. 25887/2003). Ovviamente, neppure punibile risulterà un illecito perpetrato in passato e non punibile in relazione alle vecchie norme che risultasse invece reato in relazione alle nuove disposizioni.

Avendo le nuove regole teoricamente irrigidito il reato in questione (connotandolo quale reato di pericolo, eliminando le soglie di impunibilità e ampliandone le pene) potrebbe ritenersi che le regole del favor rei non troveranno in concreto applicazione nell’ambito dei reati societari commessi in epoca precedente.

Ma la questione potrebbe non stare in questi termini, e probabilmente i giudici penali saranno chiamati nei prossimi mesi a risolvere questioni di non poco momento.

Esse riguarderanno, presumibilmente, soprattutto le situazioni di non punibilità degli illeciti da «valutazione» (come si vedrà meglio in seguito), i quali in base alle abrogate norme potevano essere puniti qualora tali valutazioni risultavano superare di un certo ammontare (vecchie soglie) i valori ritenuti corretti, ma che sulla base delle nuove disposizioni, dal 14 giugno, potrebbero risultare non punibili. In tali situazioni, evidentemente il principio del favor rei, potrebbe trovare ampia applicazione.

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