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Falso in bilancio senza soglia

Torna in vigore il falso in bilancio sia per le società quotate sia per le non quotate, ma senza le soglie di punibilità. Arriva anche l’autoriciclaggio e viene data rilevanza penale della condotta di colui che, dopo aver commesso un delitto non colposo, sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità per finalità imprenditoriali o finanziarie. Le nuove fattispecie delittuose sono previste nel disegno di legge concernente le «Misure volte a rafforzare il contrasto alla criminalità organizzata e ai patrimoni illeciti» varato dal Consiglio dei ministri.

Pene più severe per l’autoriciclaggio, i reati societari e la corruzione. Vengono, inoltre, introdotte nuove regole per rendere più efficace l’azione di contrasto alla criminalità mediante l’aggressione ai beni delle cosche e l’ostacolo al riutilizzo del denaro di derivazione criminosa. In tale prospettiva, gli interventi hanno riguardato alcune modifiche al codice penale e, in particolare, l’inasprimento del trattamento sanzionatorio delle fattispecie previste dall’articolo 416-bis («Associazione di tipo mafioso») e l’introduzione, mediante la modifica dell’articolo 648-bis, dell’ipotesi di c.d. autoriciclaggio. Previsto anche uno specifico obbligo per i Pubblici ministeri di informare, quando esercitano l’azione penale per i delitti di corruzione, il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione e per la valutazione e la trasparenza delle amministrazioni pubbliche, dando notizia della imputazione.

Con il nuovo articolo 648-bis del codice penale, viene introdotto nell’ordinamento italiano, il reato di autoriciclaggio dopo vari tentativi andati a vuoto (tra i quali il provvedimento sulla voluntary disclosure all’esame della Camera), con una pena quantificabile tra i tre e gli otto anni di reclusione e la multa da 10 mila a 100 mila euro.

Nel dettaglio, l’autoriciclaggio è quella forma di riciclaggio posta in essere dall’autore del reato presupposto, cioè di quel reato la cui commissione è elemento strutturale del reato principale. L’autoriciclaggio rappresenta, quindi, la condotta del soggetto riciclatore il quale, prima di prestare i servizi di riciclaggio, apporta un contributo rilevante al compimento del reato presupposto, concorrendo quindi in quest’ultimo con l’autore principale. È questo il caso tipico dei reati tributari. La nuova formulazione dell’articolo 648- bis, che prevede anche un inasprimento della pena pecuniaria applicabile al reato di riciclaggio, sanziona (con una pena autonoma e ridotta rispetto al mero riciclatore) l’autore del reato presupposto il quale, avendo commesso un delitto non colposo, e al fine di procurare a sé o ad altri un ulteriore vantaggio in attività imprenditoriali o finanziarie, sostituisce, trasferisce o impiega denaro, beni o altre utilità provenienti da tale delitto.

Da notare che il riferimento alle attività imprenditoriali o finanziarie sembra riguardare ciascuna delle condotte alternativamente indicate e non deve essere letto soltanto in relazione con la condotta di impiego. È stato ampliato, inoltre, il novero delle circostanze che danno luogo ad aggravamento di pena per il caso in cui il fatto venga commesso non solo nell’esercizio di attività professionale, ma anche nell’esercizio di attività bancaria o finanziaria, nonché nell’esercizio dell’ufficio di amministratore, sindaco, liquidatore ovvero altro ruolo con potere di rappresentanza dell’imprenditore. Sono previste delle circostanze attenuanti qualora il delitto presupposto sia punito con pena detentiva inferiore nel massimo a cinque anni e una specifica misura premiale a favore di chi abbia fornito collaborazione alle indagini o abbia dato prova di una rescissione del legame con il sodalizio criminoso. Ciò al fine di incentivare condotte riparatorie e di collaborazione con l’autorità giudiziaria.

Con questo intervento normativo viene dato risalto alla natura essenzialmente finanziaria e imprenditoriale delle operazioni e attribuita assoluta centralità al dolo specifico di procurare a sé o ad altri un ulteriore vantaggio, diverso rispetto a quello proprio del delitto presupposto. Vengono così esclusi dall’applicazione della norma i comportamenti dell’autore del reato presupposto diretti a consentirgli il semplice godimento dei relativi proventi o per quelli di mero ostacolo, volti unicamente a conseguire per sé l’impunità per il delitto presupposto.

Nelle intenzioni del governo vi è anche quella di riconfigurare le fattispecie del falso in bilancio tramite la modifica della disciplina in materia di false comunicazioni sociali (articoli 2.621 e 2.622 del codice civile). Vengono eliminate le soglie di punibilità attualmente vigenti (legate alla natura estimativa delle violazioni e all’entità delle falsità di bilancio) e previste due distinte ipotesi, entrambe delittuose, per le società non quotate e per quelle quotate. Limitatamente alle società non quotate di piccole dimensioni (ovvero le società sottratte alla dichiarazione di fallimento e sempreché il fatto abbia cagionato danno non grave) è stato previsto un regime di procedibilità a querela. Altrimenti è prevista la procedibilità di ufficio e la pena della reclusione da due a sei anni e da tre a otto anni rispettivamente per le non quotate e per le quotate.

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