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Falso in bilancio, sanzioni fino a 8 anni

«Non è un mistero che si trattasse di una materia delicata», tira un sospiro di sollievo il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, dopo il voto della mattina. E poi, nel pomeriggio, incassato il via libera al complesso del disegno di legge, è un po’ più trionfalista: «Abbiamo rischiato e abbiamo vinto. Sapevamo di correre dei rischi in questo passaggio, ma abbiamo deciso di andare avanti lo stesso». Di certo la riforma del falso in bilancio, messa a punto con grande fatica e dopo lunghe mediazioni, ha rischiato di naufragare sull’ultimo ostacolo e sul caso più spinoso. Ieri mattina, infatti, la norma del disegno di legge che ridisegna il reato per le società non quotate è stata approvata con soli 4 voti di scarto: 124, rispetto ai 121 necessari. Se fosse saltata, a venire compromesso sarebbe stato tutto l’intervento che proprio nell’occhio di riguardo per le medie e piccole imprese trova un punto qualificante.
In sintesi, infatti, il disegno di legge prevede una diversa rilevanza penale a seconda delle dimensioni e della quotazione o meno delle società. Con una novità comunque importante: non è più contemplata un’area di totale irrilevanza penale, come avviene tuttora per le violazioni al di sotto delle soglie o di limitata rilevanza penale quando la violazione è sanzionata come contravvenzione. La proposta messa in campo punisce invece sempre, ma con misure diverse, le condotte, a titolo di delitto.
Partendo dall’alto, infatti, la sanzione più elevata, sino a 8 anni di carcere (tetto assoluto nell’Unione europea, visto che nel Regno Unito, mercato finanziario non paragonabile certo al nostro, il carcere può scattare fino a un massimo di 7 anni) è riservata al falso in bilancio commesso nelle società quotate. Nessuna chance per sanzioni ridotte o cause di non punibilità.
Nel caso delle non quotate invece la disciplina è assai più articolata: la pena base è prevista da un minimo di un anno a un massimo di 5, ma misure ridotte, da 6 mesi a 3 anni, sono previste per fatti di lieve entità, tenuto conto, tra l’altro, delle dimensioni della società e delle modalità della condotta. In linea di massima, poi, le medesime pene ridotte si applicano alle piccolissime società, quelle che stanno al di sotto dei limiti dimensionali previsti dalla Legge fallimentare e, in questo caso, la procedibilità è a querela.
Al perimetro delle società non quotate è poi espressamente contemplata l’applicazione della nuovissima causa di non punibilità, in vigore proprio da oggi, per tenuità del fatto (quando l’offesa è lieve e la condotta non abituale). Causa di non punibilità che, nel caso del falso in bilancio, il giudice potrà decidere di applicare tenuto conto espressamente dell’entità del danno provocato a soci, creditori e destinatari della comunicazione sociale.
Quanto alla condotta, non è esiste una distinzione rilevante tra quotate e no. Nel caso delle non quotate, la struttura del delitto riguarda la falsa esposizione o l’omissione di fatti materiali rilevanti. In questo modo, fa notare il ministero della Giustizia nella relazione, «l’incriminazione mutua il criterio di selezione dei “fatti materiali”, già riportata nell’articolo 2638 Codice civile per il delitto di “Ostacolo all’esercizio delle funzioni dell’autorità pubblica di vigilanza” e ben si inquadra in una fattispecie criminosa riferita a società non quotate la cui dimensione di esercizio non assume il medesimo rilievo e non diffuse tra il pubblico».
Nel caso invece delle società quotate la formulazione distingue l’esposizione di «fatti materiali» non rispondenti al vero dall’omissione di «fatti materiali rilevanti», ritenendo che le società quotate nel mercato azionario richiedono una disciplina più rigorosa di formazione di bilancio proprio per la dimensione pubblica rivestita.
Ampio poi il ventaglio dei potenziali autori del reato (amministratori, direttori generali, dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili, sindaci e liquidatori) e potenzialmente indeterminati i documenti nei quali l’esposizione o l’omissione può trovare posti: si fa infatti riferimento ai bilanci e alle relazioni, ma poi si chiude con la nozione di «altre comunicazioni sciali dirette ai soci o al pubblico».
Rispetto alla versione attuale del Codice civile, viene cancellata quasi completamente la procedibilità a querela, il riferimento alla necessità del danno per le non quotate, il reato sarà sempre di pericolo, il grave nocumento al risparmio come condizione per l’applicazione della sanzione più elevata alle non quotate. Ma soprattutto vengono cancellate le tanto contestate soglie di rilevanza penale, a favore del recupero di maggiori margini di discrezionalità da parte dell’autorità giudiziaria.
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