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Falso in bilancio in agguato

Reclusione da due a sei anni per i soggetti coinvolti nel falso in bilancio ed estensione della fattispecie nel caso di false informazioni fornite alle autorità pubbliche di vigilanza. Previsione del delitto, su querela di parte nell’ambito delle società non fallibili. Reintrodotte, rispetto al ddl originario le soglie di non punibilità riferite al risultato economico di esercizio e al patrimonio netto, mentre non sono più previste esenzioni in merito alle differenze relative a valutazioni estimative. Incrementate le sanzioni in capo alle società in relazione alla responsabilità amministrativa di cui al dlgs 231/2001. Crescono le pene anche nelle società quotate. Queste le principali novità apportate al ddl 19 (voto di scambio, falso in bilancio, anticorruzione) dagli emendamenti governativi presentanti lo scorso 7 gennaio in commissione giustizia al senato.

Il nuovo reato. Il falso in bilancio tornerebbe a essere assoggettato a disposizioni penali estremamente incisive. Qualora le ultime modifiche apportate dagli emendamenti governativi diventassero legge, infatti, il reato de quo risulterebbe punito addirittura con pene inasprite rispetto alla disciplina anteriore al dlgs 61/2002 (che prevedeva una reclusione da una a cinque anni). Nelle società con titoli quotati o diffusi tra il pubblico in misura rilevante l’incremento della sanzione, per i dirigenti o gli organi sociali, passa dall’attuale «da uno a quattro anni» a quella «da tre ad otto anni».

Le differenze rispetto all’attuale codice. Oltre al passaggio dal reato contravvenzionale a un reato delittuoso, scompare nell’attuale testo l’espressa «intenzionalità di ingannare i soci», essendo a riguardo ritenuto sufficiente, per configurare l’illecito, il fine di conseguire per sé o altri un ingiusto profitto. Viene inoltre previsto che l’illecito si configurerebbe anche nella presentazione dei bilanci (o delle relazioni o comunicazioni) alle autorità pubbliche di vigilanza (si pensi all’Ivass nelle società assicuratrici, alla Banca d’Italia per le banche, al Mise per le cooperative ecc.), con sostanziale aggravio della pena rispetto a quella a oggi prevista dall’art. 2638 (Ostacolo alle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza). Cambiano e si allungano, evidentemente, anche i termini prescrizionali del reato ex art. 157 c.p.

Gli altri commi dell’art. 2621. Nel secondo comma poi, è prevista la procedibilità contro il delitto di false comunicazioni sociali su querela della società, dei soci, dei creditori o degli altri destinatari delle comunicazioni anche per le società non fallibili ai sensi dell’art. 1 l.f. Scompare inoltre l’esimente legato alle valutazioni estimative che nell’attuale normativa esclude dalla punibilità le differenze di valorizzazione delle poste di bilancio qualora, singolarmente considerate, si discostino dal vero in misura non superiore al 10%. Previsto l’inasprimento della pena fino alla metà in caso di danno di rilevante gravità per la società, i soci o i terzi.

Il dlgs 231/01. Salgono pure le sanzioni amministrative per i nuovi reati societari contemplati dall’art. 25-ter del dlgs 231/01 (si veda tabella in pagina), sanzioni che per le società ordinarie vengono unificate. Anche per le società quotate è previsto un rilevante aggravio sanzionatorio.

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