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Falso in bilancio caso per caso

Out ogni soglia matematica, ma previsione di una punibilità ridotta per fatti di lieve entità e della non punibilità per fatti di particolare tenuità secondo le disposizioni del nuovo art. 131-bis del codice penale. Per tale valutazione, di estremo rilievo risulterà la fallibilità o meno della società.

Il falso in bilancio torna, quindi, come nelle disposizioni anteriori al dlgs 61/2002 a configurarsi quale reato di pericolo nel quale scompaiono le sanzioni contravvenzionali e per la valutazione del quale estremamente ampia appare la discrezionalità del giudice. Tutte le fattispecie concretano ipotesi autonome di reato procedibili ex officio.

È quanto prevede il nuovo testo sul falso in bilancio sulla base degli emendamenti governativi al disegno di legge S19.

Il nuovo testo normativo

Viene previsto, nel novellato art. 2621 c.c. che «gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, i quali, al fine di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali dirette ai soci o al pubblico, previste dalla legge, consapevolmente espongono informazioni non rispondenti al vero ovvero omettono informazioni la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale la stessa appartiene, in modo concretamente idoneo ad indurre altri in errore, sono puniti con la pena della reclusione da uno a cinque anni».

Le principali novità riguarderebbero, quindi in primo luogo, la trasformazione (o se si preferisce il ritorno al passato) del reato di danno in un reato di pericolo. In altri termini, nella versione che si sta pensando di introdurre il legislatore andrebbe a sanzionare tutti quei comportamenti che, seppur non immediatamente causativi di danni pongono in essere una situazione in grado di determinarli.

In merito alla punibilità poi, scompaiono le sanzioni contravvenzionali (arresto fino a due anni). Tutte le ipotesi di cui all’articolo 2621 c.c. quanto quella di cui all’articolo 2622 (in questo caso avente ad oggetto le società quotate nelle quali la pena prevista è della reclusione da tre a otto anni) vengono punite a titolo di delitto, con parametrazione della pena detentiva proporzionata alla gravità della condotta.

 

I fatti di lieve entità e le «esimenti»

Uno sconto di pena viene previsto per quei fatti che l’art. 2621-bis del codice civile potrebbe andare a definire «di lieve entità».

In queste circostanze (la cui valutazione parrebbe demandata al giudice adito) è contemplata, per il reo, la pena detentiva della reclusione in misura ridotta (da sei mesi a tre anni) rispetto alla ordinaria dell’art. 2621 c.c..

A riguardo, viene previsto (sempreché non costituiscano più grave reato), che i fatti di lieve entità, dovranno essere valutati tenuto conto della natura e delle dimensioni della società e delle modalità o degli effetti della condotta.

Attraverso l’articolo 2621-ter, c.c. infine, si introduce una serie di ipotesi di non punibilità da valutare sulla base della particolare tenuità di cui all’articolo 131-bis del codice penale in via di introduzione (non punibilità del fatto sulla base della «leggerezza dell’offesa e non abitualità del comportamento»). Ai fini di tali situazioni, il giudice è tenuto a valutare anche se i fatti di cui agli articoli 2621 e 2621-bis c.c. riguardino società che non superano i limiti indicati dal secondo comma dell’articolo 1 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267. Ciò significa, si legge nella relazione di accompagnamento « che, nella valutazione in concreto della sussistenza delle condizioni di applicazione della causa di non punibilità, il giudice debba tener conto, in via prevalente, della dimensione della società che la sottrae alla fallibilità, oltre ai criteri delineati in generale dal codice penale».

 

La responsabilità amministrativa degli enti

Incrementate le sanzioni in capo alle società in relazione alla responsabilità amministrativa di cui al dlgs 231/2001. Difatti, per i nuovi reati societari contemplati dal codice civile, all’art. 25-ter del decreto 231 si prevedono le seguenti sanzioni pecuniarie:

– per il delitto di false comunicazioni sociali (art. 2621 c.c.) la sanzione pecuniaria è da 200 a 400 quote (rispetto alla previgente da 100 a 150 quote);

– per il delitto di false comunicazioni sociali previsto dal nuovo art. 2621–bis c.c. la sanzione pecuniaria è da 100 a 200 quote;

– per il delitto di false comunicazioni sociali di cui al nuovo art. 2622 c.c. (nelle società quotate), la sanzione pecuniaria è da 400 a 600 quote.

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