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Falso in bilancio accordo sulla riforma impunità più difficile

In via Arenula hanno chiuso l’accordo su falso in bilancio e prescrizione. Con una novità sostanziale per il falso e una conferma per la prescrizione. Partiamo dal primo, il più sofferto politicamente. Innanzitutto reato perseguibile d’ufficio, abolita definitivamente la querela di parte. Poi tre diversi step di punibilità. Da 2 a 6 anni per le imprese non quotate. Da 3 a 8 per le imprese quotate. Da 1 a 3 anni per le piccole imprese. Quest’ultima è la novità di ieri perché scompare definitivamente la soglia di non punibilità del 5%, una scomoda eredità del falso in bilancio voluto da Berlusconi nel 2001 per far morire di prescrizione i suoi processi.
Le piccole imprese vengono individuate economicamente sulla base della legge fallimentare del 1942 che fissa in 200mila euro la cifra per dichiarare un fallimento. L’impresa che raggiunge i 600mila euro, cioè tre volte quella minima del fallimento, potrà rientrare nella categoria in cui il reato di falso viene punito in modo più lieve.
Sulla prescrizione invece non ci sono novità. Il testo, come più volte ha ribadito il Guardasigilli Andrea Orlando, è quello approvato dal governo il 29 agosto. Prescrizione «sospesa » dopo la sentenza di primo grado, 2 anni per fare l’appello e uno per la Cassazione. Espressa norma transitoria, la nuova regola «non» si applica ai processi in corso. Quindi non si applica a Berlusconi e al processo di Napoli sulla compravendita dei senatori che scade in autunno.
Sul falso in bilancio invece c’è un netto colpo d’ala. Ne hanno discusso a lungo al ministero il responsabile Giustizia del Pd, il renziano David Ermini, il relatore del ddl Grasso al Senato Nico D’Ascola di Ncd, il responsabile dell’ufficio legislativo di via Arenula Mimmo Carcano. Il risultato è visibilmente uno: dal testo del reato scompare del tutto la parola “non punibilità”. Rispetto alla versione che il governo aveva già presentato al Senato salta il terzo comma, quello più discutibile, laddove era scritto che «il fatto non è punibile se le falsità non hanno determinato un’alterazione sensibile » per lo stato economico della società. Via anche la non punibilità «se le falsità determinano una variazione del risultato economico non superiore al 5% o una variazione del patrimonio netto non superiore all’1 per cento». Proprio lo stesso reato voluto da Berlusconi.
Mentre l’emendamento sulla prescrizione è stato già depositato alla Camera, dov’è in attesa in commissione il ddl Ferranti, quello sul falso in bilancio verrà reso noto oggi, con un impegno politico da parte del governo, ma senza essere deposito al Senato dov’è in discussione in ddl Grasso. In via Arenula, la mossa viene spiegata come la via migliore per evitare nuovi subemendamenti che farebbero perdere altro tempo al ddl. Senza contare che il Guardasigilli vorrebbe anche evitare ulteriori polemiche.
Il fatto certo è che l’attuale versione dovrebbe soddisfare pienamente chi, nel Pd (Beppe Lumia, Felice Casson e altri), aveva già manifestato pesanti dubbi sulle soglie di non punibilità, tanto da presentare emendamenti che le abolivano. D’accordo Ncd. Ovviamente il testo è destinato a “dispiacere” chi, come Confindustria, ritiene che un margine di non punibilità debba restare, fissando un tetto, e senza lasciare la piena discrezionalità nelle mani dei pm. Ma proprio una punibilità minima da 1 a 3 anni, che non consente di fare intercettazioni, possibili sopra i 5 anni, rappresenterà uno strumento per graduare la pena.
Una sorpresa negativa arriva invece dalla prescrizione. Cade la promessa di prevedere esplicitamente un tempo più lungo per la corruzione. Certo, ci sarà l’aumento di pena del reato di “corruzione propria” da 8 a 10 anni, che automaticamente porta la prescrizione a 15 anni, ma non c’è traccia dell’anno in più che si sarebbe dovuto concedere per il primo grado, 3 anni per i processi di corruzione anziché due. Avranno prevalso le proteste di Ncd e del sottosegretario alla Giustizia Enrico Costa che calcola per la corruzione già un aumento del 155%. Ma, come dimostrano le inchieste, questi reati emergono spesso a molta distanza dai fatti. Per questo serve una prescrizione più lunga. Sempre che il governo abbia effettivamente voglia di far scoprire i reati.
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