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Falso fiscale con doppia sanzione

di Antonio Iorio

A rischio di doppia sanzione penale i contribuenti che, a richiesta dell'amministrazione finanziaria, consegnano fatture o altri documenti falsi. È l'effetto che potrebbe derivare dall'entrata in vigore del nuovo reato previsto dall'articolo 11 della manovra Monti (Dl 201/2011 convertito dalla legge 214/2011). Di fatto, la nuova norma assimila la produzione di documenti falsi ovvero le risposte non veritiere ai casi di falsità nelle autocertificazioni applicando le conseguenti sanzioni penali.
Il Dlgs 74/2000 prevede agli articoli 2 e 8 rispettivamente i reati di dichiarazione fraudolenta mediante l'utilizzo di documenti per operazioni inesistenti ed emissione dei documenti citati.
La più recente giurisprudenza di legittimità (sentenze 9673/2011 e 46785/2011), dopo un iniziale controverso orientamento, ritiene ormai che rientrino nella falsa fatturazione e, nel dettaglio nella dichiarazione fraudolenta, sia i casi di falsità materiale sia quelli di falsità ideologica.
Quindi rischiano la reclusione da un anno e mezzo a sei anni i contribuenti che, per evadere le imposte sui redditi e/o l'Iva o conseguire un indebito rimborso, utilizzano in dichiarazione fatture sia ideologicamente false (si pensi al caso tipico in cui l'operazione indicata nel documento fiscale non è stata mai svolta) sia materialmente false (si pensi all'alterazione/contraffazione di documenti genuini o ancora alle fatture apparentemente emesse a nome dal fornitore che in realtà è all'oscuro di tutto, in quanto formate dal l'utilizzatore).
L'articolo 11 del Dl 201/2011, sanziona chi, a richiesta del l'amministrazione finanziaria, esibisce o trasmette documenti falsi. Le richieste che fanno scattare questa sanzione sono quelle dell'agenzia delle Entrate e della Gdf eseguite nell'esercizio dei poteri ai fini dell'accertamento delle imposte sui redditi e dell'Iva. È il caso di questionari, inviti a produrre documenti, ma anche, per espressa previsione normativa (articoli 32 e 33 del Dpr 600/73 e 51 e 52 del Dpr 633/72), delle attività svolte da Entrate e Gdf in occasione di verifiche fiscali (accessi, ispezioni, verificazioni). Se a fronte di queste richieste il contribuente esibisce o trasmette falsi documenti incorre nella sanzione penale prevista per le falsità in autocertificazioni (sostanzialmente reclusione fino a tre anni).
In presenza di consegna o esibizione ai verificatori di false fatture può scattare la nuova fattispecie penale (oltre a quella penale tributaria prevista dal Dlgs 74/2000), con un aggravio della sanzione. Bisognerà comprendere se il nuovo delitto colpirà tutti i casi di falsità (come per i reati tributari) o solo una parte di essi e, nello specifico, quelle ideologiche.
Poiché vengono richiamati (almeno in quanto alla sanzione) i casi di falsità nelle autocertificazioni potrebbero essere escluse le ipotesi di falso materiale atteso che, di norma, nelle autocertificazioni si commettono falsità ideologiche e non materiali. Così in caso di consegna di documenti contraffatti (si pensi al contribuente che aumenta l'imponibile indicato in fattura per conseguire una maggiore deduzione, o ancora modifica la data per problemi di competenza) non dovrebbe commettere questo reato ma solo quello previsto dall'articolo 2 del Dlgs 74/2000.
C'è poi il caso in cui la consegna dei documenti avvenga non direttamente dal contribuente ma dal suo consulente presso cui gli stessi sono legittimamente detenuti e dove, in genere, si recano i verificatori all'inizio del controllo per acquisirli. Se qualche documento dovesse successivamente risultare falso, difficilmente potrà essere ascritta la nuova fattispecie penale al professionista. A meno che che non venga dimostrata la sua consapevolezza sulla falsità dei documenti che consegna a chi ne ha fatto richiesta.

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