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False semplificazioni fiscali

L’emblema delle semplificazioni fiscali, varate dal consiglio dei ministri della scorsa settimana, è indubbiamente il 730 precompilato. Ma è una bufala. Per i contribuenti non ci sarà alcun reale vantaggio. L’anno prossimo dovranno avvalersi dell’aiuto di un professionista o di un Caf.

Anche perché l’85% dei modelli precompilati sarà incompleto. Coloro che si limiteranno a controllore la correttezza dei dati già inseriti dall’Agenzia delle entrate (e anche qui servirà quasi sempre l’aiuto di un professionista o un Caf) saranno meno del 15% del totale. Non ci sarà quindi alcun reale beneficio in termini di semplificazione o di riduzione dei costi. Al contrario la finta semplificazione si ritorcerà contro coloro che dovranno predisporre i dati da inserire nel modello 730. Il Cud dovrà essere trasmesso dai sostituti d’imposta entro marzo invece che entro settembre.

Il modello 770 per le ritenute da lavoro dipendente e le altre ritenute, a marzo invece che a luglio. Insomma, si prepara un lavoro a tappe forzate per sostituti d’imposta, imprese, banche, assicurazioni ecc. Come al solito le cosiddette semplificazioni finiscono per scaricarsi sulle spalle dei contribuenti e dei sostituti d’imposta, che saranno anche soggetti a sanzioni piuttosto severe: 100 euro per ogni dato errato o trasmesso in ritardo.

Inoltre il modello precompilato non mette al riparo il contribuente da ulteriori accertamenti fiscali, perché l’Amministrazione finanziaria potrebbe sempre accorgersi che un dato da lei stessa inserito è sbagliato, e quindi sanzionare il contribuente che non si è accorto dell’errore.

In molti casi finirà che, per risparmiare il compenso del commercialista o del Caf, il contribuente si limiterà a rispedire il modello precompilato (ammesso e non concesso che riesca a procurarselo accedendo al cassetto fiscale, cosa più facile a dirsi che a farsi) rinunciando alle detrazioni e deduzioni cui avrebbe diritto, ma non indicate nel precompilato, perché di importo inferiore al compenso del professionista.

Nei prossimi anni il modello 730 precompilato dovrebbe arricchirsi di ulteriori elementi, quali le spese sanitarie, di istruzione, le erogazioni liberali, ma la musica non cambierà di molto: saranno sempre i contribuenti e i sostituti d’imposta a dover fornire i dati e saranno sempre loro i responsabili di errori o incompletezze.

La vera semplificazione sarebbe il ritorno alla situazione precedente la riforma tributaria degli anni Settanta. Allora al contribuente arrivava a casa la cartella esattoriale, e il suo compito era solo quello di versare gli importi ivi indicati. Ma nel frattempo il sistema tributario è diventato così complesso che una semplificazione radicale come questa è destinata a rimanere un miraggio. Da almeno vent’anni tutte le promesse di semplificazione si sono infrante contro la complessità delle norme, i loro continui cambiamenti, le esigenze crescenti dell’erario e la necessità di chiudere le falle che un sistema ormai fuori controllo apre continuamente a favore degli evasori.

Il gioco delle guardie e dei ladri che si pratica in Italia (e non è che negli altri paesi stiano poi tanto meglio) non è compatibile con alcuna vera azione di semplificazione. Quest’ultima sarebbe possibile solo se qualcuno fosse in grado di dare uno stop alla legislazione tributaria, mentre questa è sempre più avvitata su riforme mal scritte, imposte retroattive, interventi a gamba tesa della giurisprudenza, intrecci pericolosi tra legislazione statale, regionale, comunale ed europea. Il rischio è che il 730 precompilato faccia la fine dello statuto dei diritti dei contribuenti: una presa per i fondelli dei soliti noti.

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