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False partite Iva, controlli mirati

di Chiara Polesel 

La caccia alle false partite Iva passa anche attraverso la maxisanzione. Per quanto la disciplina, che risale all'art. 3 del dl 12/2002 (convertito con legge n. 73/2002), soggetta negli anni a diversi restyling di cui l'ultimo con il Collegato lavoro (art. 4 legge n. 183/2010) sia circoscritta ai casi di simulazione del contratto e assenza dei requisiti documentali, è una minaccia all'orizzonte nella lotta ingaggiata dagli ispettori contro il dumping sociale causato dalle false collaborazioni autonome e parasubordinate.

Contratti flessibili, soci lavoratori e collaboratori familiari, intermediazioni di manodopera. Ecco su cosa altro si concentrerà l'attenzione degli ispettori. Non più solo lavoro nero o impiego di lavoratori clandestini extracomunitari: i controlli si sono fatti più mirati e scandagliano nel dettaglio le fattispecie al limite della regolarità, dove forma e sostanza possono non coincidere, creando situazioni di lavoro «grigio». Nell'anno appena trascorso, l'introduzione del verbale unico di accertamento e notificazione, il potenziamento dello strumento della diffida, le nuove modalità di calcolo delle sanzioni hanno rivoluzionato l'azione di vigilanza e raffinato gli strumenti a disposizione degli ispettori.

Le contestazioni. I contratti flessibili e atipici sono uno dei bersagli più mirati. Viene spesso contestato che il lavoratore a chiamata sia in realtà utilizzato in via continuativa, con omessa registrazione di ore lavorate, o che il lavoratore part-time sia invece occupato full-time. Le ispezioni si concentrano poi sulla riqualificazione dei rapporti di lavoro: collaborazioni a progetto e partite Iva, che dissimulano veri e propri rapporti di lavoro subordinato. Accade che talvolta in questi casi venga ancora intimata la maxisanzione, nonostante essa sia ora applicabile solo ai lavoratori subordinati. Il rispetto degli obblighi di natura documentale farà la differenza, essendo la prova che mancava l'intenzione di occultare i rapporti.

Altro aspetto su cui gli ispettori si soffermano è il periodo di prova «in nero», quel tempo in cui il datore di lavoro testa le prestazioni del lavoratore, rinviando la regolarizzazione del rapporto a un secondo momento: bastano anche solo pochi giorni per far scattare la maxisanzione, seppure in misura affievolita.

Delicata è anche la posizione dei soci: la maxisanzione è applicata se prestano attività lavorativa per la propria società, senza che ciò sia stato regolarmente comunicato all'Inail. Analoghe considerazioni valgono per i collaboratori familiari: in caso di prestazione resa con prevalenza e continuità, deve essere fornita adeguata copertura assistenziale e previdenziale, diversamente scatta l'irregolarità.

Strumenti per difendersi. Per difendersi ed evitare sanzioni spesso ingenti, il datore di lavoro dovrà dimostrare la genuinità dei rapporti contestati e provare che forma e sostanza coincidono. Il tempo entro cui farlo varia in funzione del fatto che gli illeciti siano oggetto di diffida o meno: nel primo caso, i termini per la difesa scattano solo una volta trascorso il periodo utile per adempiere alla diffida.

Va inoltre prestata attenzione allo strumento di difesa che si sceglie di adottare. Per contestare la qualificazione o sussistenza di un rapporto di lavoro ci si deve rivolgere al Comitato regionale per i rapporti di lavoro (art. 17, dlgs 124/2004). Qualora lo scopo sia invece addurre circostanze che potrebbero condurre l'ente verbalizzante a riconsiderare la propria posizione e modificare la contestazione, lo strumento da utilizzare sarà quello delle memorie difensive (art. 18, legge n. 689/1981). Nel caso in cui gli illeciti contestati con il verbale fossero in seguito confermati nell'ordinanza ingiunzione, si potrà ancora presentare ricorso dinanzi al giudice, nel procedimento di opposizione ora soggetto al rito del lavoro. Nell'elaborare la propria strategia di difesa, sarà bene ricordare che, sino a quando non si giunge dinanzi al giudice, il datore di lavoro potrebbe incontrare delle difficoltà nel conoscere le dichiarazioni rese dai lavoratori nel corso delle ispezioni. L'esigenza di riservatezza del lavoratore ed il suo diritto a non essere oggetto di ritorsioni vengono considerati preminenti rispetto al diritto di difesa dell'azienda e giustificano il diniego all'accesso agli atti. L'ostacolo è però rimosso nei confronti di quei lavoratori il cui rapporto sia nel frattempo cessato. In ogni caso, nel giudizio di opposizione, l'ente è tenuto a depositare copia del rapporto con gli atti dell'accertamento.

Prospettive per il 2012. Nell'anno in corso il ministero del lavoro e gli enti coinvolti puntano ancora sulla qualità degli accessi piuttosto che sul numero. L'attenzione sarà diretta alle società «apri e chiudi», ovvero quelle aziende che cessano l'attività e la riaprono in tempi stretti, cambiando solamente i riferimenti giuridici; alle intermediazioni illecite di manodopera, nei casi in cui l'esternalizzazione di aree di attività da parte delle imprese avvenga senza il rispetto della normativa, specialmente nella filiera degli appalti, anche pubblici; ai contratti fittizi in agricoltura, utilizzati per fruire indebitamente di prestazioni previdenziali.

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