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False co.co.co senza paracadute nel 2015

Addio al contratto a progetto e stretta “soft” sulle collaborazioni. Dopo il via libera del Consiglio dei ministri, giovedì scorso, al decreto legislativo di riordino dei contratti, le 545mila collaborazioni a progetto oggi in vita saranno le ultime a poter essere stipulate. E una volta esaurito il progetto, per questi lavoratori sarà esclusa ogni possibilità di rinnovo alle stesse condizioni.
Per le altre collaborazioni (di cui i cocopro rappresentano la stragrande maggioranza, oltre l’80% di quelle nel settore privato) arriva un restyling che interviene sulle regole previste dalla legge Fornero nel 2012, mentre nella Pa i t empi sono più lunghi (le nuove regole scatteranno dal 2017).
L’obiettivo dichiarato è fare chiarezza tra autonomia e subordinazione, contrastando i falsi autonomi. Dal 1° gennaio 2016 si applicherà la disciplina del lavoro subordinato alle collaborazioni con tre precisi requisiti: che siano «prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro». Si è allargato però il range di eccezioni. Alle deroghe già previste nel testo varato a febbraio in prima lettura (collaborazioni disciplinate dai contratti collettivi, o prestate da professionisti iscritti ad albi, attività prestate da partecipanti a organi di amministrazione e controllo delle società, o collaborazioni rese ad associazioni sportive dilettantistiche) si aggiunge un’altra possibilità: la certificazione dell’assenza dei requisiti dalle commissioni competenti, dove il lavoratore può farsi assistere dal sindacato, da un avvocato o da un consulente del lavoro.
Sulla sorte dei co.co.pro in scadenza da qui a fine 2015, «c’è il rischio che una parte si traduca in perdita di posti di lavoro – evidenzia Carlo Dell’Aringa, docente di economia politica all’Università Cattolica – con un effetto depressivo sull’economia, soprattutto in alcuni settori del terziario che sentono ancora molto gli effetti della crisi».
Una parte dovrebbe, comunque, approdare al contratto subordinato. «I collaboratori che hanno maggiore probabilità di essere trasformati in dipendenti – spiega Marco Leonardi, docente di Economia alla Statale di Milano -sono i monocommittenti esclusivi». Si tratta di circa 370mila persone, «che scendono a 200mila togliendo gli addetti dei call center – precisa Lombardi, che è anche consulente del Governo per il Jobs act – e comunque la conversione dovrebbe riguardare una quota inferiore, viste anche le possibilità di deroga previste».
Sui numeri delle trasformazioni c’è stato in passato un braccio di ferro con la Ragioneria dello Stato, che lamentava l’assenza di sufficienti coperture. «Non tutte le collaborazioni saranno convertite – aggiunge Maurizio Del Conte, docente di diritto del lavoro alla Bocconi e consigliere giuridico del premier Renzi – e gli incentivi all’assunzione previsti dalla legge di stabilità sono garantiti».
C’è da dire poi che l’assist offerto dalla norma per sanare le collaborazioni non genuine potrebbe rivelarsi una strada percorribile in misura limitata, rispetto alla platea delle collaborazioni. Sulla base di accordi in sede protetta, le parti potranno instaurare contratti subordinati a tempo indeterminato, dal 1° gennaio 2016 e con divieto di licenziamento per 12 mesi (salvo casi specifici), estinguendo gli illeciti legati all’erronea qualificazione del rapporto. La limitazione della sanatoria ai contratti convertiti dal 2016 crea però un “gap” per il lasso di tempo dall’entrata in vigore del decreto al prossimo 31 dicembre: siccome le regole vecchie saranno valide soltanto per i contratti in essere, si giunge al “paradosso” che la procedura conciliativa resta riservata ai soli contratti di collaborazione che scadranno al 31 dicembre 2015 (non prima), o ai contratti stipulati a tempo indeterminato (ad esempio con i titolari di partita Iva). Si pensi a un contratto a progetto non genuino che scade il 31 agosto 2015: per questo non si potrà operare la stabilizzazione “condonata”.
Pare che il legislatore – probabilmente per problemi di coperture – abbia voluto escludere la sanatoria dall’accesso all’esonero contributivo triennale della legge 190/2014 (che scade a fine 2015).
Non si dimentichi, peraltro, come detto in precedenza, che la Ragioneria dello Stato ha da subito espresso perplessità sulla prima versione del decreto attuativo, che prevedeva proprio la possibilità di effettuare la sanatoria dall’entrata in vigore del decreto stesso al 31 dicembre 2015, cumulando anche il bonus contributivo.Quest’ultimo potrà essere richiesto per le “stabilizzazioni” del 2015, con il rischio, però, che un futuro disconoscimento ispettivo del rapporto effettuato sotto forma di collaborazione porti al recupero del bonus e a far scattare le sanzioni.
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