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Fallito e fallimento, l’Iva su binari distinti

È un debito concorsuale l’Iva divenuta esigibile nel corso della procedura fallimentare, ma relativa ad operazioni effettuate anteriormente all’apertura del fallimento. Pertanto tale debito deve essere comunicato all’agenzia delle entrate al fine di consentire l’insinuazione, ancorché tardiva, al passivo del fallimento, mentre nella dichiarazione annuale dovrà essere indicato in un modulo distinto in modo da non concorrere alla determinazione dell’imposta dovuta o a credito sulle operazioni della procedura. Questo, in sintesi, il chiarimento fornito dall’Agenzia delle entrate nella risposta a interpello n. 230 di ieri, 8 aprile 2021, che tratta un profilo inedito della questione della separazione tra l’imposta imputabile alle operazioni del fallito e quella delle operazioni proprie della procedura concorsuale.

Il quesito era stato presentato da una curatela che aveva incassato e fatturato, dopo l’apertura della procedura, il corrispettivo di una prestazione di servizi (nella fattispecie, cessione di contratti sportivi) effettuata in precedenza dal fallito. L’interpellante faceva presente che, uniformandosi alla risposta della direzione regionale competente, secondo cui l’Iva relativa alle prestazioni realizzate prima del fallimento avvenuto nel 2019, ma fatturata e addebitata in rivalsa nel 2020 a seguito dell’incasso del corrispettivo nel corso della procedura, non costituisce un debito prededucibile ma concorsuale, ha contabilizzato separatamente tali operazioni, comunicando all’agenzia il debito non versato, per consentirne l’insinuazione fallimentare. Ciò premesso, l’istante chiedeva di conoscere le modalità di compilazione della dichiarazione annuale Iva 2021, suggerendo, allo scopo di segregare il debito Iva ante fallimento, l’utilizzo di due intercalari (moduli):

– il primo riferito alle operazioni effettuate prima dell’apertura della procedura concorsuale, la cui imposta è però divenuta esigibile dopo

– il secondo riferito alle operazioni effettuate nel periodo d’imposta 2020.

Al riguardo, nel confermare che la circostanza che l’Iva diventi esigibile nel corso della procedura non ne modifica la natura concorsuale, l’Agenzia condivide la soluzione prospettata. Osserva, in proposito, che in assenza di una specifica modulistica che consenta di segregare il debito Iva delle operazioni del fallito, emerso in un periodo d’imposta successivo a quello di apertura della procedura concorsuale, è possibile presentare la dichiarazione annuale Iva 2021 seguendo le istruzioni per la compilazione di cui al punto A del paragrafo 2.3, sebbene il fallimento, nel caso di specie, sia stato aperto nel 2019 (e non nel 2020, come previsto dalle istruzioni).

Pertanto, il curatore presenterà la dichiarazione con due moduli, il primo dei quali, da contrassegnare barrando la casella del rigo VA3, accoglierà le operazioni ante fallimento la cui imposta è divenuta esigibile e/o detraibile nel 2020, mentre il secondo le operazioni attive e passive effettuate nel 2020. Così procedendo, il debito del quadro VL del primo modulo non confluirà nell’unico quadro VX, il cui risultato non sarà quindi influenzato da detto debito. Resta fermo l’obbligo della curatela di trasmettere all’agenzia, ai fini dell’insinuazione, la comunicazione delle operazioni ante fallimento la cui imposta è divenuta esigibile dopo.

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