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Fallimento, tassata la rinuncia parziale se il credito viene acquistato da terzi

La rinuncia parziale al credito vantato nei confronti della controllata costituisce sopravvenienza attiva imponibile, per la parte che eccede il valore fiscale del credito, anche quando questo è acquistato da terzi nell’ambito di un fallimento. A nulla rileva, pertanto, la circostanza che il prezzo di acquisto sia fissato direttamente nell’ambito della procedura concorsuale.

È questa la conclusione raggiunta dall’agenzia delle Entrate con la risposta ad interpello n. 530/2019.

Nell’anno 2018, la società istante acquistava – nell’ambito della procedura di fallimento avente ad oggetto la società Beta Spa (capogruppo) – la partecipazione nella società Gamma Srl Sempre dalla procedura fallimentare, la società istante acquisiva da Beta il credito finanziario vantato da quest’ultima nei confronti della ex controllata Gamma.

L’acquisto del credito avveniva per un importo inferiore al valore nominale e lo stesso veniva iscritto nel bilancio dell’acquirente per un valore pari al relativo prezzo di acquisto.

L’istante rappresentava che nell’acquisto del credito ad un prezzo inferiore rispetto al valore nominale c’era l’implicita volontà – da parte del nuovo socio acquirente – di accettare un pagamento inferiore rispetto a quello teoricamente spettante sulla base del valore originale.

Peraltro, nell’istanza veniva precisato che la formale rinuncia al credito da parte del nuovo socio creditore – per la differenza tra il valore originale del credito ed il prezzo di acquisto – sarebbe intervenuta al momento dell’effettivo pagamento.

Con l’istanza in esame, la società acquirente invocava quindi la non applicazione dell’articolo 88, comma 4-bis del Tuir, in base al quale costituisce sopravvenienza attiva la rinuncia al credito da parte del socio, per la parte che eccede il valore fiscale. Infatti, a parere dell’istante, il minor valore fiscalmente riconosciuto del credito era identificato nel prezzo di acquisto dello stesso e quindi, per tale ragione, non emergeva alcuna sopravvenienza attiva imponibile a fronte della rinuncia parziale.

L’agenzia delle Entrate, richiamando l’articolo 88, comma 4-bis, ha precisato che non assume rilevanza la circostanza che il credito sia acquisito nell’ambito di una procedura fallimentare, ma esclusivamente la circostanza che il credito sia stato volontariamente acquisito a fronte di un corrispettivo inferiore al relativo valore nominale.

Pertanto, a parere delle Entrate, anche in tale occasione la parziale rinuncia al credito formalizzata dal socio in sede di pagamento dello stesso determina per la società controllata, da un lato un incremento del patrimonio netto ai fini contabili, dall’altro la rilevazione di una variazione fiscale in aumento ai fini Ires per la parte che eccede il valore fiscale del credito rinunciato (pari quindi alla differenza tra il valore originale del credito in capo a Beta ed il prezzo di acquisto da parte del nuovo socio).

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