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Fallimento, prededucibili i crediti dei professionisti

Il credito del professionista relativo all’attività svolta per presentare il ricorso per l’ammissione alla procedura di concordato preventivo, nonché per la connessa domanda di transazione fiscale deve essere ammesso al passivo in prededuzione in caso di successivo fallimento.
È questo il principio affermato dalla Cassazione che, con la sentenza 8533 dell’8 aprile scorso, ha cassato il provvedimento del tribunale di Milano che aveva negato la prededuzione, riconoscendo al credito del professionista il rango privilegiato in base all’articolo 2751-bis del Codice civile.
La decisione cassata era stata presa quando era in vigore la legge 122 del 2010, vale a dire prima della modifica dell’articolo 182-quater della legge fallimentare introdotta dal decreto legge 83 del 2012. Disposizione che (nell’interpretazione che ne aveva dato il tribunale milanese) avrebbe limitato la possibilità di riconoscere la prededuzione solo al credito maturato dal professionista attestatore della veridicità dei dati e della fattibilità del piano concordatario, sempre che la prededuzione fosse stata espressamente riconosciuta nel provvedimento con il quale il tribunale aveva accolto la domanda di ammissione al concordato preventivo.
Ma la Corte sottolinea che questa interpretazione contrasta con la norma e con l’intenzione del legislatore, individuabile nell’esigenza di favorire il ricorso alle procedure concorsuali diverse da quella liquidatoria del fallimento.
L’articolo 111, comma 2, della legge fallimentare indica infatti come prededucibili i debiti così qualificati da una specifica disposizione di legge e quelli sorti in occasione o in funzione di procedure concorsuali. E dato che, nel caso esaminato dalla Cassazione, si tratta di debito contratto per prestazioni professionali finalizzate all’assistenza e alla redazione di un concordato preventivo, risulta la prededucibilità del credito azionato.
In ogni caso, la questione è superata dalle modifiche normative successivamente intervenute, che hanno riscritto l’articolo 182-quater della legge fallimentare, eliminando la limitazione alla prededuzione prevista nella precedente formulazione della norma.
Il credito del professionista attestatore è quindi ora equiparato a quello di tutti gli altri professionisti che coadiuvano il debitore nella redazione della domanda e sottoposto alla comune regola dettata dall’articolo 111 della legge fallimentare.
La soluzione è naturalmente riferibile solo ai crediti professionali sorti prima dell’iscrizione della domanda di concordato nel registro delle imprese, tenuto presente che, dopo la modifica del 2012, la prestazione può essere richiesta dal debitore e rilasciata dal professionista anche dopo tale iscrizione. Invece, i crediti professionali successivi – come quelli per la redazione del piano e della proposta in caso di domanda con riserva in base all’articolo 161, comma 6, della legge fallimentare e per le attestazioni previste dall’articolo 182-quinquies della legge fallimentare per chiedere l’autorizzazione a contrarre finanziamenti prededucibili o pagare crediti pregressi –, non essendo soggetti, in base all’articolo 184 della legge fallimentare, agli effetti della procedura, dovranno essere pagati integralmente nel concordato secondo le modalità fissate nel contratto. Da ciò deriva che questi crediti dovranno essere espressamente indicati nel piano e nella proposta per consentire ai creditori un’adeguata valutazione della loro incidenza sulla fattibilità e convenienza del concordato.

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