Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il fallimento giustifica l’accertamento urgente

Costituisce un caso di urgenza legittimante l’emissione anticipata dell’avviso di accertamento, in deroga al termine dilatorio da rispettare ai sensi dell’art. 12 comma 7 della legge 212/2000, lo stato di insolvenza della società contribuente, poi dichiarata fallita. La Commissione tributaria regionale del Lazio, con la sentenza n. 543/2019, accogliendo l’appello delle Entrate di Roma, ha anche specificato che l’effetto derogatorio, che consente all’ufficio di non rispettare il termine dei 60 giorni (dal rilascio del pvc) prima dell’emissione dell’atto impositivo, opera anche a prescindere dal fatto che in quest’ultimo venga espressamente esternato il motivo dell’urgenza. La società ricorrente, infatti, risultata vittoriosa in primo grado contro l’accertamento di maggiori importi Ires e Irap, passava da una fase di concordato preventivo a una di vero e proprio fallimento, tali circostanze consacrando indici di insolvenza che mettevano l’ufficio finanziario in condizioni di poter agire in termini più rapidi con l’attività impositiva. Il suo operato in tal senso veniva infatti condiviso dai giudici regionali laziali, i quali specificavano che l’art. 12, comma 7 della legge 212/2000, nel prevedere che l’avviso di accertamento non possa essere emanato prima della scadenza del termine di 60 giorni dal rilascio del pvc, salvi i casi di «particolare e motivata urgenza», impone un termine per l’esercizio dell’azione amministrativa, non un obbligo di motivazione circa il requisito dell’urgenza dell’emissione anticipata dell’atto impositivo. La necessità che ha l’erario di procurarsi un titolo per insinuarsi al passivo fallimentare, nonché di attivarsi quanto più celermente possibile al fine di sottrarre il proprio credito dal rischio di maggiori difficoltà nel pagamento, sono state considerate anche dai giudici della Cassazione (Cass. 13294/2016, Cass. 9424/2014) ragioni utili e sufficienti ad affermare la validità di un accertamento anticipato. Sia lo stato di crisi quale presupposto dell’accesso alla procedura del concordato preventivo, sia il più conclamato stato di insolvenza giustificante il fallimento, integrano pertanto ipotesi in cui un’azione più rapida dell’ufficio si dimostra necessaria e legittima, ancorché non specificamente rappresentata in atti, ai fini della tutela del credito erariale. Per tali ragioni la Ctr, constatato che il dissesto finanziario della società era ormai accertato e che a meno di tre anni dall’accertamento era intervenuta anche la dichiarazione di fallimento, riteneva l’operato dell’ufficio del tutto legittimo e ne accoglieva pertanto l’appello.Benito Fuoco

L’Agenzia delle entrate ha proposto rituale appello nei confronti della sentenza pronunciata dalla Commissione provinciale di Roma (…) che ha accolto il ricorso presentato dalla A. srl in liquidazione (successivamente dichiarata fallita con sentenza del Tribunale di Roma …) avverso l’avviso di accertamento (…) con il quale l’Ufficio ha accertato l’indeducibilità dei costi per operazioni di trasporto aereo di persone, procedendo alla rettifica del reddito a fini Ires e recuperando a tassazione la maggiore Irap dovuta, pari a 1.717, oltre interessi e sanzioni. (…)

L’Appellante ha, per contro, dedotto e argomentato che, come riconosciuto anche dalla giurisprudenza di legittimità, l’esistenza di una procedura concorsuale giustifica di per sé il mancato rispetto del termine dilatorio in oggetto, anche a prescindere dalla relativa menzione nel contesto dell’atto.

Nel caso in esame, in particolare, tale condizione sussisteva sia per la società oggetto di verifica, che per la controllante S., ammessa al concordato preventivo (…) ed era indicativo della generalizzata situazione di crisi economica del gruppo, situazione poi definitivamente consacrata, quanto alla A. s.r.l., dalla successiva dichiarazione di fallimento.

MOTIVI DELLA DECISIONE

L’Appello è fondato e deve essere accolto.

L’art. 12, comma 7, legge 212/2000, nel prevedere che l’avviso di accertamento non possa essere emanato prima della scadenza del termine di 60 giorni dal rilascio del pvc, salvi i casi di «particolare e motivata urgenza», impone un termine per l’esercizio dell’azione amministrativa, non un obbligo di motivazione circa il requisito dell’urgenza dell’emissione anticipata dell’atto impositivo. In presenza di casi di urgenza, pertanto, l’effetto derogatorio opera a prescindere dalla sua esternazione all’interno dell’atto impositivo, salvo ovviamente, in caso di contestazione da parte del contribuente, l’onere per l’Ufficio di allegare e provare la sussistenza in concreto delle ragioni di urgenza. A tale ultimo riguardo, la validità dell’accertamento anticipato è stata costantemente affermata dalla giurisprudenza di legittimità, non solo nel caso di fallimento del contribuente, dove il requisito dell’urgenza discende dalla necessità per l’Erario di procurarsi tempestivamente il titolo utile per insinuarsi al passivo fallimentare (…) ma anche nell’ipotesi in cui il contribuente versi in grave stato d’insolvenza, perché il passare del tempo rischia di rendere difficoltoso il pagamento del tributo (Cass. n. 9424/2014). (…) Si tratta, dunque, di una condizione di difficoltà economica, pertanto «certificata» dallo stesso imprenditore richiedente, che già di per sé integra un caso di particolare urgenza legittimante l’emissione anticipata dell’avviso di accertamento.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

La Commissione europea ha avviato un’indagine formale antitrust per valutare se l’uso di Amazon ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Nessuna esenzione per l'imposta di bollo dovuta dalle start up innovative e dagli incubatori certifi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La questione del big data, ossia dell’uso dei dati di mercato da parte delle imprese, soprattutto ...

Oggi sulla stampa