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Fallimento delle famiglie in alto mare

 

Alla fine cala il sipario sul decreto legge sulla giustizia civile. O almeno sull'ultima parte rimasta a qualificarlo, quella sul concordato del consumatore. Alla fine di una nuova giornata assai tormentata sul fronte della giustizia, nella quale è stato convocato d'urgenza un consiglio dei ministri per autorizzare la fiducia sul decreto carceri, anche questo a forte rischio sotto la guerriglia parlamentare, l'orientamento del Governo è quello di stralciare tutta la parte relativa alla crisi da indebitamento delle famiglie per farla confluire in un nuovo disegno di legge.
Una decisione presa anche con amarezza perché, si sottolinea nelle stanze del ministero della Giustizia, il decreto legge e gli emendamenti presentati dall'Esecutivo puntavano anche a rendere più facilmente utilizzabile la legge da poco in vigore sul sovarindebitamento delle piccole imprese sotto le soglie di fallibilità. Una legge utile e opportuna che rischia però di rimanere del tutto priva di effetti concreti. Tre i punti critici: un maggioranza di crediti, non dei creditori, troppo elevata (il 70%), la previsione dell'integrale pagamento dei dissenzienti e l'esclusione dell'esdebitazione cioè della possibilità di liberare l'impresa che ha mantenuto una condotta collaborativa, favorendo il piano di ristrutturazione, da tutti i debiti rimasti a carico.
Nel corso di un incontro svoltosi nel tardo pomeriggio di ieri alla Camera fra il ministro della Giustizia, Paola Severino, e i i capogruppo in commissione Giustizia di Pd, Pdl e Udc Donatella Ferranti, Roberto Rao ed Enrico Costa e uno dei relatori del provvedimento, il deputato Pdl Manlio Contento si è fatto il punto della situazione.
Praticamente tutti i gruppi, ad eccezione di Popolo e territorio, hanno chiesto lo stralcio di diverse norme. Richiesta per la quale, in un testo già flagellato dagli stralci al Senato, rimarrebbe in vita sostanzialmente la proroga dei termini per la magistratura onoraria, la norma sulla fase transitoria del passaggio alle nuove forme dei controlli di legalità nelle società e poco altro. Le forze politiche che sostengono il governo Monti sarebbero però orientate a garantire al governo una corsia preferenziale per l'approvazione delle norme che integrano la legge sulla ristrutturazione del debito delle piccole imprese.
Il provvedimento comunque era già uscito da Palazzo Madama privo di alcuni elementi cruciali. Soprattutto nella seconda parte, quella esterna al procedimento di esdebitazione. Erano infatti cadute le norme sulla mediazione, con la sanzione anticipata alla parte contumace, rimossa la necessità di manifestare una volontà alla prosecuzione del contenzioso nei ricorsi e negli appelli giacenti da anni. Tutte misure assai sgradite all'avvocatura che da subito ne aveva contrastato l'entrata in vigore.
Ma a costituire la parte qualificante del provvedimento era soprattutto l'istituzione di una procedura di liberazione dai debiti per il consumatore, prevedendo la possibilità di proporre ai creditori un piano di ristrutturazione che doveva essere approvato dal 60% dei crediti e che, al termine, avrebbe condotto a cancellare tutti i debiti rimasti. Un norma di civiltà, tanto più utile in un momento economico come questo, si sottolinea al ministero. Che adesso rischia di tornare nel limbo, però.

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