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Fallimenti, si parte dalla delega Via libera al disegno di legge

Alla fine potrebbe scoccare anche l’ora della riforma complessiva della legge fallimentare. Forse come “compensazione” per il pacchetto di norme che il ministero della Giustizia aveva preparato per essere inserite nel testo del decreto e sono state stralciate all’ultimo momento, il Consiglio dei ministri di ieri sera ha varato il disegno di legge delega messo a punto dalla Commissione presieduta dal presidente aggiunto della Corte di cassazione, Renato Rordorf.
Ambizioso l’obiettivo: mettere in campo un Testo unico dell’insolvenza con una serie di misure, per quanto reso possibile dai criteri di delega, dal forte tasso innovativo. A partire da un’innovazione di stampo non solo lessicale: la soppressione dell’espressione «fallimento» (e quelle da essa derivate), in conformità a una tendenza già manifestatasi nei principali ordinamenti europei di civil law (tra cui quelli di Francia, Germania e Spagna), per evitare l’aura di negatività e di discredito, anche personale, che storicamente accompagna la parola.
Sul piano più tecnico nella legge delega si prende atto della storica assenza, oltre che di una procedura dedicata ai gruppi (che viene inserita), di procedure di allerta che permettano l’emersione tempestiva della crisi d’impresa prima che sfoci nell’insolvenza. Procedure che però dovrebbero essere concepite in maniera tale da incoraggiare l’imprenditore ad avvalersene. Perciò si è previsto che siano contrassegnate da confidenzialità e si è preferito collocarle al di fuori del tribunale, per evitare il rischio che l’intervento del giudice possa essere percepito dal medesimo imprenditore, o dai terzi, quasi come l’anticamera di una successiva e indesiderata procedura concorsuale d’insolvenza. La competenza è così affidata agli organismi di composizione, già adesso previsti dalla legge sul sovraindebitamento del consumatore e del piccolo imprenditore al di sotto delle soglie di fallibilità.
Incentivi e disncentivi dovrebbero poi permetterne un utilizzo ampio; sul primo versante in realtà la legge delega non dice molto, affidando la loro definizione al cammino parlamentare, mentre sul versante dei disincentivi viene messa in campo un’inedita fattispecie di bancarotta (unica misura penale dell’intera delega che su questo aspetto della legge fallimentare non è intervenuta, perché non era previsto dalle norme istitutive della commissione).
Per quanto riguarda il concordato, la preferenza assoluta va per quello in continuità: quando, cioè, l’impresa è in situazione di crisi o anche di vera e propria insolvenza, ma non irreversibile. La proposta prevede il superamento di questa situazione mediante la prosecuzione (diretta o indiretta) dell’attività aziendale, sulla base di un adeguato piano, consono anche al soddisfacimento, per quanto possibile, dei creditori.
Tra le misure più innovative va certo annoverata la possibilità di una proposta di concordato anche da parte del terzo, con l’intenzione di spingere l’imprenditore ad attivarsi per tempo, prima, cioè, che lo slittamento nell’insolvenza conduca all’intervento di estranei. Solo l’insolvenza infatti è stata ritenuta condizione per la proposta del terzo che potrebbe condurre alla sottrazione dell’azienda al titolare.
La disciplina dell’esdebitazione all’esito della procedura di liquidazione giudiziale è previsto che sia integrata prevedendo la possibilità per il debitore di presentare domanda di esdebitazione subito dopo la chiusura della procedura e, in ogni caso, dopo tre anni dalla sua apertura, al di fuori dei casi di frode o mala fede e purché abbia collaborato con gli organi della procedura; particolari forme di esdebitazione di diritto sono riservate alle insolvenze minori, salva la possibilità per i creditori di proporre opposizione dinanzi al tribunale; viene prevista l’ammissione anche delle società al beneficio della liberazione dai debiti residui nei confronti dei creditori concorsuali non soddisfatti, dopo il riscontro dei presupposti di meritevolezza in capo agli amministratori e, nel caso di società di persone, in capo ai soci.
Per quanto riguarda la liquidazione e il coordinamento con le misure cautelari contemplate dalla disciplina sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, il Governo dovrà adottare disposizioni dirette a mantenere ferma la prevalenza del regime concorsuale, salvo che ci siano ragioni di tutela di interessi di rilevanza penale.

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