Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Fallimenti? Sì ma condizionati

Non si fa presto a dire «fallimento». E di conseguenza è più difficile per il creditore poter recuperare il proprio credito. Infatti, il debitore è l’unico soggetto che può documentare, mediante i dati contabili a sua disposizione, che l’impresa ha una situazione economica tale da non superare la soglia di fallibilità indicata dalla legge. In altri termini, se il debitore dimostra di non aver superato neppure una delle soglie fissate dall’art. 1, c. 2 della Legge fallimentare (ossia l’attivo patrimoniale, i ricavi e l’ammontare dell’indebitamento), questi può non essere dichiarato fallito. È quanto emerge da un decreto emesso dal tribunale di Novara. Ci sono però altri strumenti giuridici per recuperare anche parzialmente il proprio credito. Si va dal sequestro conservativo (art. 2740 c.c.), al decreto ingiuntivo (art. 633 cpc), passando per l’accordo stragiudiziale e la mediazione.

Il caso. Il tribunale di Novara (sezione civile) è stato chiamato a pronunciarsi in ordine alla dichiarazione di fallimento di un’impresa individuale. Con decreto 2 novembre 2012 i giudici del tribunale hanno rigettato l’istanza di fallimento in virtù del fatto che la parte debitrice aveva provato di essere esente dal fallimento, in quanto dalla documentazione prodotta dalla stessa (e da quella acquisita d’ufficio) risulta che nei due esercizi precedenti il deposito l’istanza di fallimento l’impresa cancellata dal registro delle imprese competente non aveva superato neppure una delle soglie fissate dall’art. 1 Lf, come condizione per la dichiarazione di fallimento.

La posizione dei giudici del tribunale di Novara. I giudici nel rigetto dell’istanza di fallimento partono dall’esame dell’art. 1, comma 2, Lf, ricordando che sono assoggetti al fallimento gli imprenditori commerciali collettivi e individuali i quali in uno dei tre esercizi antecedenti la data di deposito dell’istanza di fallimento o dall’inizio dell’attività se di durata inferiore: 1) hanno avuto un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo superiore a 300 mila euro; 2) hanno conseguito ricavi lordi di ammontare complessivo annuo superiore a 200 mila euro; 3) hanno un ammontare di debiti non scaduti superiore a 500 mila euro.

I tre criteri. Passando a esaminare nello specifico i tre criteri e in particolare quello dell’attivo patrimoniale, va sottolineato che i giudici fanno riferimento per gli imprenditori collettivi obbligati a redigere e depositare il bilancio di esercizio, a un parametro preciso, identificabile nelle voci di cui all’articolo 2424, lettere a), b), c) e d), appostate in conformità ai criteri di valutazione previsti dal successivo articolo 2426 c.c. Ai fini del raggiungimento della soglia dimensionale in questione, rilevano, quindi: le immobilizzazioni materiali, immateriali e finanziarie (articolo 2424 c.c., sezione attivo, voci di BI, BII e BIII); i beni acquisiti con leasing traslativo (i cui valori sono ricavabili dai conti d’ordine); l’attivo circolante, al netto delle imposte rettificative (rimanenze, crediti, attività finanziarie non costituenti immobilizzazioni, escluse le azioni proprie); le disponibilità liquide. Per la valutazione delle voci sopra indicate appare corretto far riferimento a criteri di funzionamento e non a criteri di liquidazione.

Mentre il parametro dell’attivo patrimoniale è legato alla finalità dell’accertamento della presenza nell’impresa insolvente di un attivo patrimoniale tale da giustificare l’avvio di una procedura fallimentare, per quanto riguarda invece i ricavi lordi, occorre far riferimento, sempre secondo i magistrati del tribunale di Novara, alle corrispondenti indicazioni fornite dalla disciplina codicistica di bilancio e in particolare alle voci dell’articolo 2425 c.c. A1, 2, 3 e 5 (con l’avvertenza che i valori delle voci 2 e 3, se negativi, vanno detratti); C15 e C16; E20 (plusvalenze da alienazione di immobilizzazioni). Devono invece escludersi dal computo le voci A4 (incrementi delle immobilizzazioni per lavori interni) e D18. La nozione di ricavi lordi non coincide necessariamente con il fatturato, consistendo nei ricavi ordinari generati dall’attività d’impresa in ciascun esercizio di riferimento secondo il criterio di competenza. Non dovrebbe, pertanto, tenersi conto di eventuali ricavi straordinari realizzati in un particolare esercizio a causa, per esempio, della vendita di cespiti aziendali e immobilizzazioni non rientranti nella tipica attività d’impresa. Inoltre, la legge fallimentare, proprio perché il parametro tende a valutare la grandezza dell’impresa nel mercato, si riferisce ai ricavi lordi, e quindi non decurtati dai costi, sia generali dell’azienda che riguardanti specifiche operazioni.

Il terzo criterio è quello dell’esposizione debitoria la cui determinazione, è rilevante ai fini della dichiarazione di fallimento. Nella determinazione dei debiti è necessaria l’esposizione complessiva dei debiti dell’imprenditore e quindi prendere in considerazione anche ai debiti non scaduti, trattandosi di requisito assunto dal legislatore quale indice dimensionale dell’impresa, nonché i debiti condizionati, quali ad esempio quelli derivati dalla prestazione di garanzie, che presuppongono la preventiva escussione del debitore. Per quanto concerne i tre esercizi precedenti da prendere in esame per l’individuazione del passivo e dell’attivo di cui l’articolo 1, c. 2 Lf si fa riferimento alla data di deposito dell’istanza di fallimento. I giudici del tribunale di Novara sostengono che i tre esercizi precedenti sono quelli «chiusi», cioè «conclusi» a detta data. A tale conclusione si perviene per coerenza con quanto disposto dall’articolo 14, legge fallimentare, il quale prescrive il deposito delle scritture contabili e fiscali obbligatorie per tre esercizi (chiusi) precedenti, nonché per intuitive esigenze di semplificazione, dovendosi altrimenti riclassificare i dati contabili per ricostruire un triennio che non coincide necessariamente con gli esercizi. Un altro profilo molto importante trattato nella sentenza in commento è quello dell’onere della prova. L’onere della prova di essere esentati dal fallimento, per mancato superamento congiunto dei parametri dimensionali di cui all’art. 1, 2 comma, Lf, grava normalmente sul debitore.

La giurisprudenza. A tale soluzione è giunta ricordano i giudici anche la giurisprudenza (cass. 15 novembre 2010 n. 23052 e cass. 23 luglio 2010 n. 17281) in base al cosiddetto principio della «prossimità della prova», sembrando troppo gravoso per creditore dimostrare la fallibilità del debitore, cosa fattibile solo in base alla documentazione di cui il creditore non è in possesso. Il debitore che voglia evitare il fallimento ha quindi l’onere di dimostrare con documenti in suo possesso di trovarsi al di sotto dei tre parametri previsti dalla legge fallimentare (per esempio presentando in sede di istruttoria prefallimentare bilanci, registri Iva, documenti contabile, in tal senso si veda Cass., 31 maggio 2011, n. 12023). Ricade sul piccolo imprenditore titolare di impresa individuale, l’onere di provare che i ricavi, l’attivo patrimoniale e l’indebitamento sono sufficienti per respingere la dichiarazione di fallimento. Non è compito dei creditori provare l’impossibilità di dare corso alla dichiarazione di insolvenza per mancato raggiungimento dei predetti parametri. In particolare (in tal senso cass. 30 luglio 2012 n. 13542), «l’eventuale ribaltamento dell’onere della prova sul creditore o sul Pm renderebbe spesso impossibile per costoro ottenere l’accoglimento dell’istanza proposta e ha altresì rilevato che, in materia, residua in ogni caso in capo al tribunale un ampio potere officioso di indagine, il cui uso prudente e consapevole costituisce strumento di per sé idoneo a evitare, nei limiti di quanto ragionevolmente dovuto, che siano dichiarati fallimenti che, date le caratteristiche del debitore, sarebbero ingiustificati» .

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un voluminoso dossier, quasi 100 pagine, per l’offerta sull’88% di Aspi. Il documento verrà ana...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La ripresa dell’economia americana è così vigorosa che resuscita una paura quasi dimenticata: l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora prima che l’offerta di Cdp e dei fondi per l’88% di Autostrade per l’Italia arrivi sul ...

Oggi sulla stampa