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Fallimenti, revocatorie tassate in misura fissa

La sentenza con cui viene accolta l’azione revocatoria fallimentare genera un effetto recuperativo di beni e non un nuovo trasferimento di ricchezza in capo al fallimento, pertanto sconta l’imposta di registro in misura fissa e non proporzionale. Sono le precisazioni fornite dalla sentenza Ctp di Salerno n. 1977/05/2019. Oggetto di ricorso alla citata Ctp era un avviso di liquidazione con cui veniva recuperata l’imposta di registro dovuta sulla registrazione di una sentenza civile con cui era stata accolta dal tribunale di Salerno l’azione revocatoria fallimentare e disposto il conseguente recupero di beni assoggettati a Iva.L’ufficio delle Entrate salernitano costituitosi aveva ritenuto che una sentenza di accoglimento della revocatoria fallimentare, disponendo le dovute restituzioni di beni, produce un effetto giuridico recuperativo alla procedura esecutiva dei beni che ne erano stati esclusi, realizzando un trasferimento di ricchezza nuovo in favore del fallimento che va assoggettato all’aliquota proporzionale di cui all’art. 8, comma 1, lettera b) del dpr 131/1986.

Dal canto suo, invece, la ricorrente sosteneva la nullità dell’atto poiché in ipotesi del genere in cui la sentenza che sconta l’imposta attiene a operazioni rientranti nel campo di applicazione Iva, deve applicarsi il tributo in misura fissa ai sensi dell’art. 40 del predetto dpr 131/1986.

L’art. 40 del dpr 131/86, infatti, prescrive da un lato che agli atti relativi a cessioni di beni e prestazioni di servizi, soggetti a Iva, si applichi l’imposta di registro in misura fissa; l’art. 8 dello stesso decreto prevede invece l’assoggettamento a imposta di registro proporzionale, nella misura del 3%, dei provvedimenti recanti condanna al pagamento di somme o di valori.

La tesi della ricorrente veniva condivisa anche dal collegio provinciale di Salerno che infatti riteneva giusta l’applicazione dell’imposta in misura fissa ai sensi del citato articolo 40 proprio in ossequio al principio di alternatività Iva/Registro. Dichiarava, pertanto, illegittimo l’avviso di liquidazione poiché emesso proprio in spregio alla normativa di cui ai richiamati articoli 8 e 40 del Tur.

Benito Fuoco

Con rituale ricorso, la società S. srl, in persona del legale rappresentante p.t., ha impugnato l’avviso di liquidazione notificato il 2/11/2018 dell’importo di euro 44.906,50 per imposta di registro principale, relativo alla sentenza civile n. 5573/2017, emessa il 15/12/2017 dal tribunale di Salerno.

In particolare, l’istante ha eccepito: l’illegittimità dell’avviso di liquidazione per difetto di motivazione, contenendo l’atto impugnato un mero richiamo per relationem alla sentenza sopra indicata, senza l’allegazione della stessa, in violazione dell’art. 7 della legge 212/2000; la nullità dell’atto impugnato per duplicazione dell’imposta operata, dovendo, nell’ipotesi in cui le somme oggetto della sentenza a cui fa riferimento l’imposta di registro attengano ad operazioni rientranti nella sfera applicazione dell’Iva, applicarsi unicamente l’imposta fissa di registro, in virtù di quanto disposto dall’art. 40 del dpr 131/96.(…) l’Ufficio ha invocato l’applicazione dell’art. 8, comma 1, lett. B) del dpr 131/1986 che assoggetta a imposta proporzionale i provvedimenti dell’autorità giudiziaria recanti condanna al pagamento di somme e valori. All’uopo ha rilevato che (…) la sentenza che accoglie l’azione revocatoria fallimentare e dispone le conseguenti restituzioni (…) è soggetta ad aliquota proporzionale ai sensi del citato art. 8 (…)

Il ricorso è fondato e va, pertanto, accolto nei termini di seguito indicati. Infondate devono ritenersi le questioni preliminare sollevate dal ricorrente.

L’atto impugnato, ossia l’avviso di liquidazione, contiene il richiamo di tutti gli elementi richiesti dalla norma e ha consentito al contribuente di articolare le proprie difese. Priva di pregio deve ritenersi anche la doglianza relativa alla mancata allegazione della sentenza, essendo la stessa richiamata per relationem e ampiamente conosciuta alla parte. Quanto al merito, trova, sul punto, applicazione, in conformità della costante giurisprudenza di legittimità richiamata, il principio dell’alternatività sancito dall’art. 40 del dpr 131186.

La registrazione della sentenza che accoglie l’azione revocatoria fallimentare essendo relativa a beni soggetti a Iva è soggetta a tassazione fissa.

Discende che l’avviso di liquidazione risulta emesso in violazione dei richiamati artt. 8 e 40, contenendo la duplicazione di una imposta di registro senza alcuna motivazione. Deve, pertanto, ritenersi applicabile una sola imposta e in misura fissa. Il ricorso va, quindi, accolto nei limiti sopra indicati.(…)

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