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Fallimenti, responsabilità diverse tra soci e sindaci

Diverso il peso della responsabilità nelle società di capitali in caso di dissesto finanziario. Per amministratori e sindaci si deve procedere a ripartire il peso del debito nella misura corrispondente alla gravità dei rispettivi apporti alla causazione del danno. In particolare va considerata di secondo grado la responsabilità dei sindaci basata sulle rassicurazioni fatte dagli amministratori nel periodo di emersione delle perdite idonee a erodere il capitale sociale. Questo è l’importante principio espresso dal tribunale di Milano con la sentenza del 5 maggio 2017 n. 4999 in caso di perdita del capitale netto della società e conseguente fallimento societario.

Il fatto in sintesi: la curatela presentava per tutti i convenuti in giudizio l’azione di responsabilità (amministratori e sindaci) per l’aver proseguito l’attività societario non in funzione conservativa (bensì, appunto, anche mediante acquisizioni che non era in condizioni di sostenere finanziariamente) ma in violazione degli articoli 2485 e 2486 (nonché, quanto ai sindaci, articolo 2407, 2 comma, del c.c.), in un momento in cui il capitale doveva ritenersi perso (sin dal 31.12.2006 e comunque dal 31.12.2007) così aggravando il dissesto societario sino alla data di approvazione del bilancio. I giudici del tribunale meneghino ritenevano amministratori e sindaci responsabili seppur con gradi diversi di coinvolgimento del dissesto societario. Gli amministratori, avvertiti della perdita del capitale netto della società e dei reali termini quantitativi della stessa, avrebbero dovuto immediatamente proporre ai soci la messa in liquidazione della società senza attendere il marzo dell’anno successivo, astenendosi sin da allora da ogni operazione non strettamente e doverosamente conservativa del patrimonio sociale. I sindaci, a fronte della verifica, o quanto meno del fondato dubbio, circa la (carenza di) veridicità e correttezza di valutazione e appostazione in contabilità delle voci indicate, avrebbero dovuto esprimere un giudizio negativo sul progetto di bilancio dell’esercizio, chiedendo che l’assemblea chiamata ad approvarlo avesse all’ordine del giorno i provvedimenti di cui al combinato disposto degli articoli 2446 e 2447 c.c. E richiedendo, in difetto, l’immediato intervento del tribunale ai sensi della seconda parte del 2 comma, dell’articolo 2446 c.c.

Cinzia De Stefanis

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