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Fallimenti possibili per le srl all’estero

Sì al fallimento di una società a responsabilità limitata che abbia trasferito la propria sede legale all’estero. Il termine annuale per la dichiarazione di fallimento dalla cessazione dell’attività economica prevista dall’art. 10 legge fallimentare non opera laddove il trasferimento della sede sociale all’estero sia fittizio. In questo caso, il trasferimento fittizio della sede legale della società non esclude né la giurisdizione del giudice italiano né la cancellazione della società dal registro delle imprese. Questo è il principio espresso dalle Sezioni unite della Cassazione con la sentenza del 18 aprile 2013 n. 9414. Non trova applicazione l’articolo 10 della legge fallimentare nel caso in cui la cancellazione di una società dal registro delle imprese italiano sia avvenuta non a compimento del procedimento di liquidazione dell’ente, o per il verificarsi di altra situazione che implichi la cessazione dell’esercizio dell’impresa, bensì come conseguenza del trasferimento all’estero della sede della società, e quindi sull’assunto che questa continui, invece, a svolgere attività imprenditoriale, benché in altro stato. Atteso che un siffatto trasferimento, almeno nelle ipotesi in cui la legge applicabile nella nuova sede concordi sul punto con i principi desumibili dalla legge italiana, non determina il venir meno della continuità giuridica della società trasferita e non ne comporta, quindi, in alcun modo la cessazione dell’attività, come peraltro agevolmente desumibile dal disposto degli articoli 2437, primo comma, lett. e), e 2473, primo comma, cc., il trasferimento in uno stato estero della sede di una società, benché anteriore al deposito dell’istanza di fallimento, non esclude la giurisdizione italiana, se tale trasferimento appaia fittizio in quanto non vi abbia fatto seguito l’esercizio di attività economiche nella nuova sede, giacché la presunzione che il centro degli interessi coincida con la sede legale è concepita dall’art. 3 del regolamento Ce/1346/2000.

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