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Fallimenti non uguali per tutti

Tribunale che vai, durata delle procedure fallimentari che trovi. Torino, terzo tribunale più attivo del 2019 in Italia con 289 pratiche nuove aperte, è in grado di chiudere i procedimenti pendenti in 2,8 anni mentre Bari, con 10,1 anni necessari per chiudere procedure pendenti, con 174 pratiche sopravvenute nel 2019, chiude la classifica dei venti tribunali in cui sono state avviate più nuove pratiche durante lo scorso anno. È lo scenario dei tempi della giustizia italiana in materia fallimentare che emerge dagli esiti della ricerca Cherry Sea, l’osservatorio di Cherry Bit, società che sviluppa algoritmi di intelligenza artificiale applicata al mondo del credito deteriorato, che, utilizzando i dati dei portali del ministero della giustizia, ha realizzato un’analisi sui dati relativi ai fallimenti registrati nei 140 tribunali italiani dal 2010 a fine 2019. Velocizzare i tempi, rendendo più efficienti le procedure di recupero giudiziale, rappresenta un obiettivo fondamentale per rimettere in circolo, nell’economia reale, capitali, soprattutto nell’attuale fase emergenziale legata al Covid-19, sia per le imprese che hanno difficoltà ad accedere al credito, sia per quelle che, a causa della lentezza delle procedure fallimentari, faticano a recuperare i crediti, rischiando a loro volta il default.

Il «disposition time». Gli analisti di Cherry Bit hanno utilizzato la metrica adottata dalla Cepej – Commissione europea per l’efficienza della giustizia per stimare la durata dei procedimenti.

Il disposition time è da considerarsi come il tempo necessario per smaltire i procedimenti pendenti alla fine di un determinato anno.

In generale, tenendo conto di tale parametro, nell’arco temporale 2015-2019 la media dei disposition time dei 20 tribunali presi in esame mostra un miglioramento complessivo costante del dato, diminuito dai 7,97 anni del 2015 ai 5,40 del 2019. Solo due tribunali costituiscono eccezione a tale trend, quelli di Catania e Cagliari in cui, nel periodo considerato, si è registrato un incremento, rispettivamente, da 7,6 a 9,3 anni e da 5,5 a 6,3 anni.

Sempre nel medesimo periodo, i tribunali con i «rendimenti» medi migliori sono stati Torino, Bergamo e Milano, con un valore compreso tra i 4 e i 5 anni, mentre i tribunali con tempi più lunghi nello smaltire i pendenti sono Padova, Firenze, Verona, Catania e Bari, con tempi compresi tra i 6,4 e gli 11 anni.

Il «clearance rate». Soltanto la metà dei 20 principali tribunali su cui si è maggiormente soffermata l’analisi è in grado di chiudere più procedimenti di quanti se ne aprono, mantenendo un disposition time inferiore ai 5 anni, mentre un quarto, in particolare i tribunali di Milano, Firenze, Verona, Catania, Cagliari, continua ad accumulare pratiche e ad avere un indice superiore ai cinque anni.

Sono i trend che scaturiscono dall’incrocio dei dati del disposition time con il parametro del clearance rate che indica il tasso di smaltimento delle procedure da parte del tribunale e si misura come il rapporto tra il numero di procedimenti conclusi nell’anno e quelli aperti. In linea teorica, un clearance rate maggiore di 100 indica che il tribunale, in un anno, riesce a smaltire più procedimenti di quanti ne apre, quindi si riduce anche il carico di procedure pendenti.

La geografia dei procedimenti fallimentari. A livello di sistema, secondo gli esiti del focus, ogni anno nei tribunali della penisola si aprono 11 mila nuove procedure fallimentari mentre ne restano 83 mila ancora da chiudere, alla data del 31 dicembre del precedente anno.

Considerati i dati dei 20 tribunali più attivi nel corso del 2019, ossia i fori che hanno gestito il maggior numero di nuovi procedimenti, delle 5.472 pratiche complessivamente aperte nei 12 mesi, il 35% è stato preso in carico dai soli tribunali di Milano (1.019) e Roma (897), a seguire si collocano, piuttosto distaccati, il tribunale di Torino con 289 nuovi procedimenti, Brescia con 262, Bergamo con 258, Firenze con 249. E sono sempre i tribunali di Milano e Roma con il maggior numero di procedure pendenti, rispettivamente 5.196 e 5.023. Al terzo posto si piazza Bari con 2.091, seguono Napoli con 2.084 e Catania con 1.830. Mentre il tribunale con il minor numero di procedure, tra i venti considerati, è quello di Genova con 748.

I migliori e i peggiori trend. Nella maggior parte dei tribunali oggetto della ricerca è diminuito, negli anni, il numero di procedure aperte e quindi anche il numero di pratiche pendenti. Ciò si evince in base alle analisi contenute nel report, basate sullo storico e sulla variazione percentuale del numero di pratiche negli anni che vanno dal 2015 al 2019.

In particolare, i tribunali che manifestano il trend migliore sono quelli di Torino, Vicenza e Napoli in cui, rispettivamente, le nuove pratiche aperte si sono ridotte del 37%, 20 e 34%, consentendo i alleggerire il carico dei pendenti del 43, 24 e 21%. Mentre nei tribunali di Cagliari e Catania ad un aumento del 17 e 15% di aperture di nuove pratiche è conseguito un aumento delle procedure pendenti, rispettivamente, del 5 e 1%.

I risultati più negativi si registrano, invece, a Verona, Firenze e Busto Arsizio, tribunali in cui pur in presenza di una riduzione del numero di pratiche aperte, rispettivamente, -1, -11 e -14%, si sono accumulate ulteriori procedure pendenti, con variazioni del 9, 2 e 0,6%.

La durata delle diverse fasi della procedura fallimentare. Il focus individua anche ulteriori dati relativi alla distribuzione del tempo della vita di un fallimento all’interno delle quattro fasi che ne identificano i passaggi principali, ossia l’amministrazione del fallimento e la redazione dello stato passivo, la liquidazione dell’attivo, la ripartizione dell’attivo stesso, la chiusura del fallimento. Un utile dettaglio per individuare quali siano i passaggi che occupano più tempo all’interno dell’iter procedimentale di un fallimento.

E così, tra le altre informazioni, si evince che, mediamente, mentre a Torino la prima fase, ossia quella che si conclude con la definizione dello stato passivo, dura 1,36 anni, a Bari le medesime attività hanno una durata pari a 5,25 anni. Confrontando sempre i medesimi tribunali, la fase di liquidazione dell’attivo copre 1,05 anni a Torino a fronte dei 3,23 anni del capoluogo pugliese mentre la fase di ripartizione dell’attivo è pari a 0,4 anni a Torino al cospetto di 1,41 anni di Bari.

Conta, naturalmente, anche l’organico. L’analisi dell’osservatorio tiene, comunque, conto di un parametro importante, quello rappresentato dal numero di giudici assegnati ad ogni sezione fallimentare. Fattore che, naturalmente, incide sui livelli di efficienza.

Milano, secondo tribunale in Italia nel 2019 per numero di magistrati delegati a tale tipologia di procedure, 10 alla pari di Napoli e dietro a Roma con 12, ha gestito oltre mille nuove pratiche lo scorso anno, con una media di 100 ogni giudice, e presenta un clearance rate del 97%.

Cagliari e Firenze, tribunali con clearance rate pari a 89% e 95% e disposition time superiore ai 6 anni, accusano nel 2019 carichi rispettivamente di 89 e 83 procedure sopravvenute per ogni giudice.

Tribunali come Napoli, Torino e Bologna, che vantano un clearance rate compreso tra 180 e 240% e disposition time inferiore ai 4 anni, possono contare su un rapporto tra nuove pratiche per giudice inferiore alle 35 unità.

Per quanto riguarda il tribunale di Bari, che presenta un clearance rate del 118%, grava un disposition time superiore ai 10 anni, sintomo di difficoltà a smaltire le procedure accumulate nel passato, nonostante impieghi lo stesso numero di giudici di Torino, ossia sei.

Tra i 20 tribunali con il maggiore numero di procedure aperte nel 2019, complessivamente, la media è di 48 nuove pratiche per giudice all’anno.

Per quanto riguarda le procedure pendenti, invece, la media è di 288,85 per ogni giudice, con punte di oltre 500 pratiche per giudice nei tribunali di Milano, Cagliari e Firenze.

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