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Fallimenti, motori al minimo

Fallimenti ed esecuzioni a regime minimo fino al 30 giugno 2020. Tutte le attività che possono essere rinviate senza alcun pregiudizio per i creditori slittano alla seconda metà dell’anno. Corsia preferenziale, invece per i riparti e i rendiconti, con lo scopo di contribuire, ove possibile, a mitigare la crisi di liquidità in atto.

Il presidente del Tribunale fallimentare di Milano, con una propria circolare del 15 aprile 2020 detta la linea per curatori, commissari giudiziali, liquidatori giudiziali e tutti i soggetti coinvolti in procedure concorsuali o individuali in corso di esecuzione.

Anche l’ordinamento fallimentare si appresta ad entrare nella fase 2, o meglio nella fase B, come la definisce la circolare. La sospensione dell’attività fissata dal dl liquidità fino all’11 maggio prossimo, impone una ripartenza attenta, come accade per il mondo dell’economia, per evitare errori che possono riazzerare i progressi fin qui fatti. Nel mondo della giustizia, poi, già fortemente in affanno prima della crisi epidemiologica, tutto ciò che è stato sospeso e che verrà riattivato si somma all’attività corrente e ai sospesi già presenti. Ecco perché la circolare disciplina l’attività anche dopo il 12 maggio e fino al 30 giugno prossimo.

Un primo aspetto importante riguarda una attività che non subisce la sospensione e che anzi, va accelerata e dichiarata urgente. È quella relativa ai riparti parziali o finali, ossia al momento in cui, liquidato l’attivo, il curatore può procedere a distribuire somme ai creditori concorsuali. È una fase importante perché, come sottolinea il Tribunale di Milano, può essere una importante iniezione di liquidità che contribuisce a riattivare il circuito finanziario ed economico. Ciò soprattutto in considerazione del fatto che, seguendo l’ordine dei privilegi, i primi soggetti a beneficiare del riparto sono lavoratori dipendenti, professionisti e artigiani; tutte categorie fortemente colpite dalla crisi.

Dunque i riparti non sono sospesi. Anzi: vengono considerati urgenti e per ciò stesso l’iter di perfezionamento risulta snellito. Tutto in forma scritta, senza udienze con presenza fisica degli interessati e mandati telematici per poter arrivare al pagamento nel più breve tempo possibile e limitando al minimo i contatti.

Questo per i riparti parziali, ossia effettuati nel corso del fallimento. Quando invece ci si avvia alla chiusura della procedura, il riparto finale è preceduto dal rendiconto della gestione, con il quale il curatore illustra e riferisce, appunto, l’attività che è stata svolta nel corso della procedura e le somme finali a disposizione dei creditori. L’urgenza si estende anche alla fase di approvazione del rendiconto: tutto viaggia per Pec e senza incontri fisici; l’intero procedimento si sviluppa in forma scritta, senza udienze.

Il concordato fallimentare, invece, verrà portato avanti se dichiarato urgente su richiesta di chi lo propone o della curatela. Potrebbe essere il caso di concordato fallimentare presentato da un assuntore che condiziona la propria proposta all’ottenimento dell’omologa entro un determinato periodo temporale. Lo svolgimento potrà avvenire per intero in forma scritta. Nella fase di presentazione della proposta e del parere del curatore, è già così. La fase della votazione non desta preoccupazione, anche in virtù del principio del silenzio assenso. Nel giudizio di omologa, in assenza di opposizioni il collegio decide in camera di consiglio da remoto, non essendo necessaria l’udienza. Se invece ci sono opposizioni queste verranno gestite consentendo alle parti un contraddittorio in forma scritta.

La fase di verifica dei crediti, invece, è quella che sconta maggiormente le difficoltà del momento.

L’udienza con la quale vengono discusse le pretese dei creditori e viene dichiarato esecutivo lo stato passivo, infatti, di regola è assai affollata giacché, oltre al giudice delegato e al curatore, partecipano, potenzialmente, tutti i creditori che hanno proposto domanda di insinuazione. È una situazione che non può essere gestita nemmeno in forma scritta visto che ciascun creditorie potrebbe sindacare on solo sul trattamento a lui riservato ma anche su posizioni di altri creditori. Dunque tutto rinviato dopo il 30 giugno a meno che non ci siano situazioni di urgenza che il curatore solleverà al giudice delegato. In tale ultimo caso le udienze si terranno in stanza virtuale, tramite piattaforme di video conferenze, anche in più sedute se il numero dei creditori e particolarmente elevato (oltre 180). Al limite, nella stessa stanza, possono stare il giudice e il curatore. Il rinvio d’ufficio riazzera il termine di trenta giorni a ritroso per la presentazione delle domande.

Con riferimento alle vendite all’asta, sia quelle concorsuali che individuali, le stesse sono di regola sospese fino al 30 giugno. Troppo rischiose le attività di valutazione che necessitano di accesso presso pubblici uffici, senza poter essere espletate in via telematica, così come tutta la fase di visita dell’immobile da aggiudicare, soprattutto se abitato.

Se l’asta è già stata autorizzata ma non è ancora avvenuta la pubblicazione, allora la procedura è rinviata direttamente a dopo giugno. Se invece c’è stata anche la pubblicità legale, l’asta viene comunque differita per un periodo fino a 120 giorni, ai sensi dell’articolo 571 c.p.c. Per le istanze di fallimento, il Tribunale sottolinea che, in linea teorica, la sospensione prevista dall’articolo 10 del dl liquidità non opera per le istanze di fallimento già presentate alla data del 9 marzo 2020. Tuttavia anche queste udienze verranno rinviate dopo il trenta giugno a meno che non sussistano elementi di urgenza che ne impongono la discussione immediata. L’urgenza, che va espressamente indicata nel decreto di fissazione della prefallimentare, può essere legata all’imminente spirare del termine annuale dopo la cancellazione della società che ne impedirebbe il fallimento o al consolidamento di una ipoteca che altererebbe la par condicio creditorum. Anche la scadenza dei termini a ritroso per la revocatoria fallimentare possono costituire elementi che configurano l’urgenza della trattazione dell’istanza di fallimento. Laddove l’udienza debba svolgersi, nonostante sia prevista l’audizione del debitore, questa può essere prodotta in forma scritta, attraverso memorie inoltrate via Pec, anche in assenza del difensore. Il tribunale deciderà in camera di consiglio, riunito da remoto.

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