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Fallimenti, la Pec cambia tutto

La legge di stabilità del 24 dicembre 2012 n. 228, entrata in vigore l’1/1/2013, ha introdotto l’obbligo per il Curatore/Commissario giudiziale di comunicare al Registro delle Imprese, ai fini dell’iscrizione, entro dieci giorni dalla nomina (e non dall’accettazione), «il proprio indirizzo di Posta elettronica certificata (Pec)», al fine di renderlo noto a chiunque fosse interessato.

In linea di principio sembrerebbe sufficiente che il professionista incaricato comunichi al R.I. il proprio indirizzo di posta certificata, anche se è più opportuno comunicarne uno riservato alla singola procedura. A tal proposito si segnala come alcuni Tribunali si stiano orientando in tale direzione, emanando apposite circolari di istruzione ai Curatori e ai Commissari. La creazione di un indirizzo Pec dedicato alla singola procedura sembrerebbe essere supportata non solo dall’opportunità di evitare dispersioni o errori nella gestione della corrispondenza della procedura, ma anche dalla necessità di rendere agevole un possibile avvicendamento del professionista nell’incarico.

Nella sua nuova formulazione, l’art. 92 L.F., prevede che il Curatore comunichi oltre le rituali informazioni, l’indirizzo Pec cui far pervenire tutte le comunicazioni inerenti la procedura, ivi compresa le domanda di insinuazione al passivo, e il termine entro il quale indicare il proprio indirizzo Pec al Curatore. Nelle procedure per le quali siano già state fatte le comunicazioni di cui agli artt. 92, 171 e 207 L.F. e 22 dlgs n. 270 del 1999, la nuova normativa trova applicazione a decorrere dal 31 ottobre 2013, tuttavia entro il 30 giugno 2013 il Curatore/Commissario è tenuto a comunicare l’indirizzo Pec della procedura, invitando i creditori e i titolari di diritti sui beni a indicare «entro tre mesi dal ricevimento l’indirizzo di posta elettronica certificata al quale ricevere tutte le comunicazioni relative alla procedura, avvertendoli di rendere nota ogni successiva variazione e che in caso di omessa indicazione le comunicazioni sono eseguite esclusivamente mediante deposito in cancelleria».

Le novità introdotte al comma 2 dell’art. 93 L.F., hanno stravolto le modalità di presentazione del ricorso contenente la domanda di ammissione al passivo. Difatti è previsto che non venga più depositato in cancelleria, ma sia trasmesso all’indirizzo Pec del curatore unitamente ai documenti. Con tale disposizione, sul curatore ricade l’onere di certificare e conservare le domande di insinuazione al passivo, compito in precedenza di esclusiva competenza delle cancellerie.

Tutte le domande di insinuazione al passivo e la relativa documentazione a supporto dovranno essere trasmesse in via telematica in formato digitalizzato, sia che si tratti di documenti creati fin dall’origine in formato digitale che di documenti originariamente cartacei da digitalizzare mediante scansione.

La citata riforma rende necessario un’evoluzione sia dal punto di vista della mentalità del professionista, che andrà a ricoprire il ruolo di Curatore, Commissario giudiziale o Commissario liquidatore, sia dal punto di vista tecnico-organizzativo dell’intero studio che ruota intorno al professionista. La prima problematica cui va incontro il professionista è quella relativa all’individuazione degli indirizzi Pec dei creditori e dei terzi aventi diritti che, se effettuata con l’ausilio di piattaforme informatiche, comporta sì un costo per la procedura ma nel contempo offre maggiore rapidità ed efficacia per le comunicazioni. A tal proposito si segnala che da alcuni giorni è attivo il sito http://www.inipec.gov.it che mette a disposizione degli utenti, gli indirizzi dei professionisti e delle imprese presenti sul territorio italiano.

In ogni caso, lo scoglio più arduo che il professionista si trova ad affrontare, è sicuramente la gestione di una crescente mole di informazioni, comunicazioni e documenti che precedentemente venivano indirizzati, esaminati e filtrati prima dalla cancelleria fallimentare e che, soltanto successivamente, venivano esaminati dal curatore. Questo, come già detto, risponde all’obiettivo di fondo della riforma di decongestionare le cancellerie; tuttavia è da evidenziare che il professionista incaricato vedrà notevolmente accrescere la mole di dati, gli adempimenti da evadere e le conseguenti responsabilità.

Inoltre, particolarmente delicata, sarà la gestione delle domande di insinuazione al passivo del fallimento che richiederà al Curatore di ricevere le domande con i relativi allegati direttamente all’indirizzo Pec comunicato e di assegnare autonomamente i cronologici, operazione questa sino ad ora svolta dalla cancelleria fallimentare.

Il Curatore, ricevuta la domanda di insinuazione allo stato passivo, dovrà quindi associarla al creditore presente in anagrafica e, al fine di renderne realmente possibile la fruizione per le necessarie operazioni di verifica del credito, stampare la domanda ed i relativi allegati, operazione questa sin qui svolta dal creditore istante.

Tali operazioni, sebbene concettualmente molto semplici, comporteranno per il curatore una maggiore responsabilità ed un crescente dispendio di risorse, soprattutto per quanto riguarda la ricezione e la stampa delle domande di ammissione al passivo, che non di rado si svilupperanno complessivamente in centinaia di pagine. Questo richiederà al professionista di dotarsi di strutture organizzative di supporto in grado di svolgere tali nuovi ed ulteriori adempimenti che, soprattutto per le procedure di maggiori dimensioni, saranno difficilmente gestibili dal singolo professionista, contestualmente alla regolare e delicata attività richiesta dalla natura dell’incarico.

Un’ultima considerazione va fatta in merito alle possibili sanzioni applicabili al professionista che non si adegui alle novità introdotte. Difatti la normativa non ha previsto un regime sanzionatorio per il professionista negligente ma sembrerebbe che la mancata comunicazione della Pec e il mancato utilizzo delle nuove modalità di gestione, compromettendo il corretto svolgimento della procedura, potrebbero giustificare la revoca immediata del professionista incaricato.

In ogni caso non può non apprezzarsi l’intento migliorativo del decreto, ma non bisogna dimenticare che tutto è perfettibile. Sembra infatti evidente come, ancora una volta, la necessità di migliorare l’assetto organizzativo del «Sistema Stato» si sostanzi in un aggravio di adempimenti e responsabilità a carico dei professionisti, con un ormai costante ribaltamento dei costi dalla sfera pubblica a quella privata e professionale.

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