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Fallimenti, ecco tutte le misure allo studio

Nuove misure sui concordati e sulle esecuzioni. Taglio dei tempi delle procedure e agevolazioni per l’afflusso di nuova finanza alle imprese in crisi. Semplificazione della disciplina delle vendite pubbliche e pacchetto di interventi sul piano organizzativo. Il ventaglio dei temi oggetto di discussione in vista del decreto legge, che potrebbe essere approvato dal consiglio dei ministri già lunedì, è ampio ed oggetto di riunioni ormai quotidiane tra gli uffici legislativi del Mef e del ministero della Giustizia. La direzione è però una sola: il taglio dei tempi delle procedure e la facilitazione nella riscossione dei crediti. A beneficiarne dovrebbero essere soprattutto i “grandi” creditori come gli istituti di credito. A fare da bussola le disposizioni che già erano state messe a punto a febbraio per essere inserite nel decreto legge banche e che vennero poi stralciate all’ultimo momento.
È il caso dell’allargamento dei soggetti cui è attribuita l’iniziativa per la dichiarazione di fallimento, comprendendo anche i sindaci, i revisori, il consiglio di sorveglianza e il comitato per il controllo della gestione. Una forma di responsabilizzazione che dovrebbe rendere possibile un’emersione immediata della crisi d’impresa.
In campo anche misure ulteriori per favorire l’accesso di nuova finanza all’impresa in concordato, dopo quelle introdotte la scorsa estate che utilizzavano la leva di un’estensione dell’area della prededucibilità. In questo caso, il faro è costituito dalla messa a disposizione di risorse sufficienti ad assicurare la continuità aziendale, lasciando alle banche la possibilità di applicare tassi di interesse maggiormente in linea con il livello di rischio. Potrebbe così essere reso possibile lo sfondamento dei limiti antiusura in una situazione di crisi non ancora profonda, con il controllo dell’autorità giudiziaria.
In attesa di una riforma organica che dovrebbe condurre a un Testo unico dell’insolvenza, in grado di sostituire la Legge fallimentare del 1942, le ipotesi di lavoro affrontano altri nodi cruciali sempre in una funzione pro creditori. È il caso del concordato in bianco per il quale potrebbero essere tagliati i tempi previsti tra la presentazione e il deposito del piano; come pure una riduzione potrebbe riguardare il periodo di inefficacia delle ipoteche giudiziali antecedente alla pubblicazione della domanda di concordato in bianco. Spazio poi a modifiche sui contratti pendenti, mitigando in parte gli effetti della possibilità di scioglimento, nell’ambito del concordato preventivo, favore del debitore.
Per velocizzare le procedure concorsuali potrebbe poi essere introdotta una riduzione dei tempi utili per la presentazione di domande tardive di insinuazione al passivo. Ancora potrebbe essere reso possibile l’accesso degli organi delle procedure concorsuali (curatore, commissario e liquidatore) alle informazioni contenute nelle banche dati con finalità di recupero o cessione dei crediti.
Potrebbe poi essere la volta buona, già ci si è provati più volte, per l’introduzione nel nostro ordinamento di una nuova forma di garanzia mobiliare come il pegno non possessorio. Un istituto, previsto in una buona parte delle legislazioni europee, che darebbe al creditore la possibilità di estendere la garanzia a intere categorie di beni e anche ai beni futuri senza però doversene impossessare. Andrebbe poi precisato che la garanzia comprende anche tutti i beni d’impresa, comprese le partecipazioni in società.
Fari puntati ancora su un nuovo Registro e un inedito Albo. Il Registro potrebbe riguardare le procedure di espropriazione forzata immobiliare,quelle di insolvenza e gli strumenti di gestione della crisi. Il Registro avrebbe due sezioni, una ad accesso pubblico e gratuito e un’altra ad accesso limitato con contenuti più riservati. Ma a disposizione degli interessati ci sarebbe in questo modo la possibilità di ottenere una fotografia aggiornata delle condizioni patrimoniali dell’impresa.
L’Albo invece, ma è una misura assai controversa, riguarderebbe i curatori, i liquidatori e i commissari, in modo tale da favorire un innalzamento dei requisiti di professionalità con vincoli di aggiornamento.
Quanto alle procedure esecutive, oggetto di riflessione è una mossa d’anticipo sulla futura riforma del Codice di procedura civile prevedendo l’immediata entrata in vigore di una delle norme inserita nella delega in discussione al Senato: la provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo nella parte non contestata.

Giovanni Negri

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