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Fallimenti, in dichiarazione fatture d’acquisto rinvenute

Le fatture di acquisto rinvenute dal curatore all’apertura della procedura fallimentare possono confluire nella dichiarazione Iva relativa al periodo di imposta precedente alla dichiarazione di fallimento. La risposta all’interpello 913-349/2021 del 30 aprile delle Entrate stabilisce che all’apertura del fallimento se la contabilità risulta inattendibile e sono scaduti i termini di cui all’art. 25, c.1, dpr 633/72, le fatture di acquisto rinvenute a disposizione nel cassetto fiscale nell’area riservata «Consultazione-Dati rilevanti ai fini Iva» del portale «Fatture e corrispettivi» non possono annotarsi sui registri Iva dell’impresa; il curatore fallimentare, tuttavia, sempreché non siano scaduti i termini di presentazione della dichiarazione Iva non ne perde completamente il diritto alla detrazione. All’apertura di un fallimento, anno 2021, venivano rinvenute dal curatore all’interno del cassetto fiscale diverse fatture di acquisto a disposizione datate 2019 e 2020. In base al «nuovo» art. 1, c. 1 dpr 100/98, ai fini dell’esigibilità e detraibilità dell’Iva per il cliente, ogni qual volta il SdI consegna la fattura, la stessa si considera ricevuta e la data a partire dalla quale può essere detratta l’Iva coincide con quella della consegna del documento; nel caso in cui il SdI non riuscisse a consegnarla per problemi del canale telematico a cui tenta di recapitarla, la data dalla quale può essere detratta l’Iva coincide con quella di «presa visione» da parte del cliente. Seguendo tale scia normativa il curatore chiedeva se dunque tali fatture, la cui presa visione era avvenuta nel periodo fallimentare, avessero potuto assumere natura endofallimentare con conseguente possibilità di usufruirne in detrazione all’interno della procedura. L’inerzia assunta dall’imprenditore in bonis nella gestione della contabilità fa saltare tale impianto normativo con conseguente impossibilità di utilizzo dell’eventuale credito Iva rinvenuto in compensazione alle operazioni attive della procedura concorsuale. Il curatore fallimentare potrà quindi annotare le fatture rinvenute, si ritiene a tal punto sul giornale del fallimento ed a confluirle nella dichiarazione Iva relativa al periodo di imposta precedente alla dichiarazione di fallimento ed in considerazione pur sempre del modello Iva 74 bis in cui dovranno confluire anche tutte le operazioni Iva svolte dall’impresa fallita dal 1° gennaio dell’anno in cui è stato dichiarato il fallimento alla data di fallimento stesso. Solo in sede di riparto finale dunque si potrà procedere alla compensazione dei crediti erariali sorti anteriormente alla dichiarazione di fallimento con i debiti erariali sorti posteriormente alla dichiarazione medesima, ciò, prescindendo da qualsiasi valutazione circa l’effettiva spettanza dei crediti nonché circa la loro quantificazione.

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