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Fallimenti a catena nelle banche russe: l’ultima della serie è Yugra

Fallimenti a catena nelle banche russe. L’ultima della serie è la Yugra. Il 10 giugno scorso la banca centrale ha ritirato la licenza all’istituto, divenuto il fardello più pesante mai portato dall’agenzia russa per l’assicurazione dei depositi bancari, l’organismo di stato che garantisce i beni dei clienti privati.

Lo stato dovrà rimborsare a questi ultimi 169,2 miliardi di rubli (2,5 miliardi di euro), un ammontare pari al bilancio della regione di Khanty-Mansiisk (dove si trova la sede di Yugra), una delle più ricche della federazione grazie ai numerosi campi petroliferi.

Trentesima banca del paese in termini di attivi e quindicesima per quanto riguarda i depositi, Yugra appartiene a Yuri Khotin e a suo figlio Alexey. Secondo il quotidiano Vodomosti, i due uomini d’affari hanno costruito la loro fortuna grazie ai legami con uomini influenti, come Boris Gryzlov, vicino al presidente Putin.

Dalla fine dello scorso decennio il regolatore russo cerca in tutti i modi di risanare un settore finanziario considerato dai più come il tallone di Achille dell’economia nazionale. Tra le 581 banche russe attualmente in attività, circa un terzo (166) ha chiuso il 2016 in perdita. Yugra è il terzo istituto salvato negli ultimi sei mesi. Emblematico il caso della banca Peresvet, definita la banca privata del patriarcato ortodosso, i cui conti sono stati ripuliti prima che fosse messa in vendita.

Una crisi sistemica ha inoltre colpito la repubblica del Tatarstan con il fallimento della sua principale banca, la Tatfondbank, sulla cui scia sono finiti altri istituti minori.

Ma i guai hanno riguardato anche colossi come Vnechprombank e Uralsib. La prima ha perduto la propria licenza a causa delle enormi perdite (3 miliardi di euro, non coperti dalla garanzia di stato). La seconda è stata costretta con urgenza a trovare nuovi investitori.

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