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Fallimenti in calo del 2,8%

Nei primi sei mesi dell’anno, il numero dei fallimenti si è attestato a 7.400, con un calo del 2,8% che conferma l’andamento decrescente e che riporta il numero dei fallimenti ai livelli del 2013. Tuttavia, la riduzione delle procedure fallimentari ha riguardato solo le società di capitale (-4,1 sul primo semestre 2015) e non le società di persone e quelle organizzate in altre forme giuridiche che al contrario sono tornate ad aumentare (+1,8% e +0,6%, rispettivamente). È quanto emerge dai dati dell’Osservatorio Cerved su fallimenti, procedure concorsuali e chiusure volontarie d’impresa per il secondo trimestre 2016. Secondo la fotografia scattata, tra aprile e giugno di quest’anno si conferma il trend discendente dei fallimenti, sebbene a un ritmo più contenuto rispetto ai trimestri precedenti (3.800, -2% rispetto allo stesso periodo del 2015). Prosegue anche il calo delle procedure concorsuali non fallimentari, in forte diminuzione nel trimestre (425, -43,6%) grazie al crollo dei concordati preventivi, mentre tornano ad aumentare le chiusure volontarie di imprese in bonis (15 mila liquidazioni volontarie, +12% rispetto allo stesso periodo del 2015).

Considerando i dati delle procedure monitorate per area geografica, le maggiori riduzioni si registrano nel Nordovest (-3,8%) e nel Mezzogiorno (-3,7%) dove il livello dei fallimenti torna ai livelli del 2013; le procedure diminuiscono anche nel Centro (-2,6%) mentre si mantengono stabili nel Nord Est (-0,3%). «I dati relativi alle chiusure aziendali nella prima metà dell’anno dipingono un quadro di luci e ombre», commenta Marco Nespolo, ad di Cerved, «seppur in modo meno marcato, prosegue la riduzione del numero dei fallimenti registrati dai tribunali, confermando il trend avviato negli scorsi mesi e fornendo quindi un’indicazione positiva. Tuttavia, l’aumento nel trimestre delle chiusure volontarie, dopo due anni di calo, indica aspettative meno ottimistiche da parte degli imprenditori».

Le aspettative per i prossimi mesi non sono tuttavia negative, prosegue Nespolo: «Nonostante una ripresa più debole all’orizzonte, ci aspettiamo ulteriori cali dei fallimenti: temprato dalla crisi, il sistema di pmi italiane è oggi più ridotto, ma più solido».

Giovanni Galli

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