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Fallimenti, alla Corte Ue l’estinzione dei debiti Iva

Esdebitazione sotto esame alla Corte di giustizia europea. La Corte di cassazione, con ordinanza n. 13542 della Sesta sezione civile, depositata ieri, ha chiamato in causa gli eurogiudici ai quali è sottoposta la questione della compatibilità con il diritto comunitario della disposizione della nuova Legge fallimentare che comprende i crediti tributari, ma in particolare il dubbio è sull’Iva, tra quelli di cui il debitore può essere liberato al termine della procedura.
La Corte parte dalla convinzione che il legislatore che ha riscritto larga parte della Legge fallimentare ha ritenuto, sulla base di un bilanciamento dei diversi interessi coinvolti,«che al soggetto ritenuto dall’autorità giudiziaria meritevole del beneficio dell’esdebitazione, non deve farsi carico del pagamento dei debiti fiscali, in una prospettiva dell’estinzione dei propri debiti quale stimolo a condotte incentivanti e a un ripristino di una soggettività economica ritenuta socialmente utile».
Nel beneficio, visto che non ne sono espressamente esclusi (esclusione che invece scatta per gli obblighi di mantenimento e alimentari e per le obbligazioni che esulano dall’attività d’impresa, i debiti da risarcimento danni da illecito extracontrattuale e le sanzioni penali e amministrative di carattere pecuniario non accessorie a debiti estinti), rientrano anche i debiti Iva, punto sul quale la competenza della Corte di giustizia è evidente, visto che si tratta di un tributo di rilevanza comunitaria. Sotto la lente finisce un’esclusione dal credito riconosciuta al debitore non in maniera astratta, ma sulla base di una valutazione effettuata dal tribunale fallimentare sulla possibilità che l’imprenditore interessato possa tornare nel circuito produttivo.
Una disciplina però che potrebbe presentare profili di compatibilità con le regole della concorrenza «ponendosi detta disciplina, operante sulla base dei requisiti soggettivi già ricordati, come potenzialmente idonea a favorire il reinserimento dei soggetti ammessi al detto beneficio rispetto ai soggetti falliti che non possono godere di tale trattamento perchè esclusi ex lege dall’accesso a simile procedura».
In questione c’è poi anche il fatto che, trattandosi di Iva, fatta rientrare tra le risorse comunitarie, la stessa Corte di giustizia ha in passato affermato che i diversi Stati appartenenti all’Unione, pur nell’ambito di una certa libertà nel’esercizio degli strumenti a loro disposizione, devono assicurare l’effettività della riscossione del tributo. Già in passato la Corte Ue ha bocciato interventi dell’Italia in materia di Iva: nel 2008, per esempio, venne sancita l’incompatibilità della normativa nazionale sul condono del 2002.

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