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Fallimenti, aiuti Ue in salvo

In caso di procedura concorsuale il diritto Ue non prevede la restituzione degli aiuti di stato precedentemente concessi ma gli stati membri possono stabilirne nel diritto intero la riconsegna. Questo il principio identificato ieri da Manuel Campos Sánchez-Bordona, avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea nelle conclusioni sulla causa C-245/16.

Nel 2012 alla Società Nerea Spa veniva concesso un contributo di 144mila euro a titolo di incentivo, nell’ambito di un intervento delle Marche nato da un programma del Fondo europeo di sviluppo regionale, e dell’intera somma riceve il 50%. A fine 2013 fa richiesta del resto del contributo ma due settimane dopo propone una istanza di concordato preventivo presso il Tribunale di Macerata, che apre la conseguente procedura nell’ottobre 2014. Quindi, venuta a conoscenza del fatto, l’organo erogante notifica la revoca delle agevolazioni poiché la società ha perso i requisiti di ammissibilità necessari. Di conseguenza la regione Marche revoca il finanziamento e chiede la restituzione di quanto la Nerea ha ricevuto, con gli interessi. Investito della controversia, il Tar marchigiano domanda in via pregiudiziale alla Corte Ue se il regolamento 800/2008, che all’art.1 nega il regime degli aiuti alle imprese in difficoltà, disciplini anche i casi delle imprese per cui si siano aperte procedure concorsuali avviate su istanza dell’imprenditore interessato e se così fosse sia sufficiente la semplice sussistenza dei presupposti per l’apertura della procedura a faccia venir meno automaticamente il diritto alla concessione degli aiuti. Nelle conclusioni l’avvocato generale dichiara che il regolamento non stabilisce la revoca dell’aiuto a seguito della sopravvenuta situazione di difficoltà e non è di interesse il soggetto che ha presentato l’istanza per avviare la procedura concorsuale. Ma, sottolinea che qualora il bando prevedesse espressamente la restituzione del contributo pubblico in caso di sopravvenuta crisi dell’impresa, ciò non sarebbe contrario al regolamento. Secondo l’avvocato, le autorità nazionali possono procedere alla revoca dell’aiuto e al recupero delle somme già erogate se, in conformità del diritto interno, l’impresa beneficiaria non ha rispettato le disposizioni del bando che disciplinavano la concessione. Infine afferma che la correlazione tra avvio della procedura di insolvenza e situazione di difficoltà costituisce un meccanismo automatico puramente formale, necessario a semplificare la definizione di impresa in difficoltà del regolamento 800/2008: quindi sarà il giudice italiano a valutare se il concordato in continuità sia una tipologia di concordato preventivo.

Eden Uboldi

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