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Fallibili mai (e per legge) ma la bolla degli aiuti è matura

In Italia esistono circa 1,27 milioni di imprese non fallibili. Per imprese non fallibili si intendono le imprese agricole e le imprese commerciali che non sono soggette alle disposizioni su fallimento e concordato. La Fondazione nazionale dei commercialisti, sulla base di un sondaggio realizzato su un campione significativo di iscritti alla categoria professionale, stima che circa 371.500 tra le imprese non fallibili, pari al 29,3% del totale di questa tipologia di imprese, potrebbero trovarsi in grave difficoltà economica nel corso del 2022.

Insomma, come dopo un tsunami, quando la marea si ritrae, si contano i danni. E, come uno tsunami, adesso che la pandemia comincia ad arretrare, emergono gli effetti dell’impatto. Dal sondaggio tra i commercialisti emerge l’importanza dell’effetto «bolla» generato su queste realtà imprenditoriali dalle misure di sostegno pubblico: se finora non si è registrata un’esplosione di insolvenze aziendali, lo si deve alle misure adottate che però sono a tempo e quando cesseranno appare molto probabile che si concretizzi un aumento del rischio di solvibilità. Non a caso un elevato campione di imprese versava in situazioni di crisi già prima di essere travolto dall’ondata pandemica.Numeri e previsioni

Dalle risposte fornite dagli intervistati risulta che sono molte le imprese non fallibili che hanno rinegoziato il canone di locazione dell’immobile commerciale o che hanno fatto ricorso ad ammortizzatori sociali o che hanno subito un calo di fatturato significativo e anche quelle che hanno fatto ricorso a prestiti garantiti. Il 61% dei commercialisti del campione sostiene che il 25% e più delle loro imprese clienti ha subito una perdita di fatturato superiore al 30% nel 2020. Per il 46,8%, invece, più di un’impresa su quattro versa in uno stato di grave difficoltà economica, mentre per il 46,6% dei commercialisti interpellati, più di un’impresa su quattro tra quelle loro clienti nel 2022 si troverà ancora in uno stato di grave difficoltà economica.

«Il sondaggio — commenta Massimo Miani, presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti — mostra come, sebbene attualmente la situazione di difficoltà sia ancora sotto controllo, una prima, ancora abbastanza contenuta, ondata di insolvenze potrebbe generarsi nella seconda metà del 2021, per poi dilagare nel corso del 2022 e negli anni seguenti. Quando la “bolla” degli aiuti governativi esploderà, la situazione potrebbe degenerare con conseguenze economicamente disastrose». Ma esistono contromosse possibili. «Dal sondaggio emerge la necessità di insistere nell’attività di promozione e diffusione delle potenzialità, in termini di esdebitazione, che la legge n. 3/2012 può offrire ai soggetti in stato di sovra indebitamento tramite l’ausilio degli Organismi di composizione della crisi — afferma Valeria Giancola, consigliere nazionale della categoria delegata al sovra indebitamento —. Bisogna promuovere la conoscenza di questi istituti e degli aiuti antiracket e antiusura per sbarrare la strada alla criminalità organizzata e risolvere la crisi di cittadini, piccole aziende e professionisti. Però è necessario che gli istituti previsti dalla normativa sul sovra indebitamento vengano fortemente semplificati per favorirne il concreto utilizzo».

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