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Falciani: presto altri nomi e altre banche

«Non è finita qui. Abbiamo le prove di nuovi scandali. Altre banche saranno coinvolte». Hervé Falciani, l’uomo della lista della Hsbc, pensa già ai prossimi passi.
«Non è finita qui. Abbiamo le prove di nuovi scandali. Altre banche saranno coinvolte». Hervé Falciani, l’uomo della lista della Hsbc, non si accontenta del clamore mondiale sollevato dalla pubblicazione dei nomi degli evasori fiscali sui giornali di 45 paesi (per l’Italia il settimanale l’Espresso) coordinati dal Consorzio internazionale giornalisti investigativi (Icij). L’inchiesta lanciata su scala mondiale dai media di mezzo mondo sta provocando scossoni giudiziari e politici, ma Falciani – raggiunto al telefono mentre si trova in Francia – pensa già ai prossimi passi. La lotta all’opacità del sistema finanziario è diventata la sua mission.
Dunque dobbiamo aspettarci novità nei prossimi mesi?
Sì. Abbiamo dato vita a una piattaforma internazionale per aiutare i “lanciatori d’allerta”, le persone che come me e come tanti altri decidono di denunciare le situazioni illegali di cui sono testimoni. Negli Stati Uniti li chiamano whistleblowers e sono protetti per legge. Bene, la piattaforma, che si chiama Pila (Plateforme internationale de protection des lanceurs d’alerte), sta già dando i primi frutti. Siamo in contatto con persone che hanno fornito le prove di altri scandali che diventeranno di dominio pubblico e che riguarderanno anche la sfera bancaria. Stiamo lavorando con i sindacati francesi, con alcuni paesi africani e con le autorità del Belgio. Stiamo creando una rete internazionale che comprende anche la Spagna.
Il leader di Podemos, Pablo Iglesias, proprio in queste ore l’ha ringraziata pubblicamente con un twit per la decisione di collaborare con il suo partito.
Ho una riunione di lavoro con loro tra poco, attraverso Skype perché sono in Francia. In Spagna c’è un’esperienza politica che sta nascendo con Podemos, però c’è anche una comunità, quella di X-Net, che è d’accordo per un cambio nel paese e che lavora con Podemos su determinati progetti anche se non c’è intesa su tutto. Sto cercando di avviare una collaborazione anche con Syriza in Grecia. Con loro abbiamo una possibilità di cambiare le cose. Le iniziative vanno pensate su scala europea.
Lei ha vissuto per anni sotto protezione e ha collaborato con i magistrati e le autorità fiscali di diversi paesi. In tutto questo tempo non ha mai rivelato pubblicamente i nomi dei titolari dei conti della Hsbc. Quale effetto avrà secondo lei la diffusione delle liste sui giornali di mezzo mondo?
Il mio obiettivo non è mai stato quello di far conoscere i nomi ma di far capire che esiste un sistema industriale che all’interno delle grandi banche private opera per aggirare le regole. È un sistema che conosce molto bene le leggi e che proprio per questo riesce a evitarle. E lo fa a tutti i livelli. I nomi diffusi in questi giorni dimostrano che il sistema non coinvolge solo personaggi famosi, imprenditori e professionisti ma riguarda fasce sociali molto ampie. E dunque, se i governi riducono i mezzi per lottare contro l’evasione fiscale questo vorrà dire che si avranno più possibilità per aggirare le regole.
La pubblicazione dei nomi avrà un impatto sull’opinione pubblica?
Il solo fatto di ricordare che alcune decine di migliaia di persone sono coinvolte in questo sistema è molto importante. Sono fatti che rimangono. Poi ci saranno altri casi che esploderanno grazie al lavoro avviato con la piattaforma sui lanciatori d’allerta. E tutti questi casi faranno capire che i cambiamenti sono necessari e che senza di essi le cose sono destinate ad andare avanti come prima e che l’industria dell’evasione e della corruzione continuerà. Se non cambiamo il modo di agire, la situzione non cambierà.
Le nuove regole dell’Ocse e lo scambio automatico di informazioni hanno però l’obiettivo di contrastare le frodi fiscali…
L’Ocse sostiene che in futuro non sarà più possibile realizzare tutto ciò che il caso Hsbc ha portato alla luce. Ma è una falsità, perché i sistemi per aggirare le regole ci sono già. Gli interessi in gioco sono enormi e se non saranno i cittadini a occuparsene non se ne occuperà nessuno. Bisogna ristabilire un controllo democratico e questo non può avvenire con persone come il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Junker, per tanti anni alla guida di un paradiso fiscale come il Lussemburgo. Oggi la lotta all’evasione fiscale non esiste. Non saranno istituzioni come l’Ocse a cambiare le cose.
I magistrati belgi hanno minacciato di arrestare i dirigenti della Hsbc se le autorità svizzere non risponderanno alle loro richieste di rogatoria. Prevede un’escalation sul piano giudiziario dopo la pubblicazione dei nomi?
Gli svizzeri non collaborano. È stato sempre così e se i giudici belgi ora lo dicono pubblicamente è perché gli ostacoli sono forti. L’azione sulla Svizzera deve avvenire sul piano politico. Speriamo che gli svizzeri con tutta l’energia che hanno messo a investigare su di me ne abbiano lasciata almeno un po’ per indagare sulla banca. Ricordo che la giustizia spagnola ha negato le pretese dei magistrati elvetici negando la mia estradizione nella Confederazione.
In Italia le inchieste sui presunti evasori fiscali della Hsbc vengono archiviate per prescrizione o a causa dei condoni fiscali del passato. Ha ancora contatti con i magistrati italiani?
No, non ho contatti da tempo. L’Italia è un vero problema perché tutto è organizzato per criminalizzare le informazioni che arrivano. Le regole, poi, sono talmente complesse che rendono impossibile il contrasto all’evasione fiscale. I magistrati non hanno occhi per piangere e sono costretti ad archiviare le inchieste. Condoni e prescrizione sono state le due pietre tombali.

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